Partito di Alternativa Comunista

Odg sulla costituzione di comitati difesa pensioni

Lanciamo i comitati per la difesa delle pensioni, contro lo scippo del Tfr e contro la precarietà

Ordine del giorno presentato al congresso

 

 

La politica economica e sociale è stata indirizzata fin dalla costituzione del governo Prodi a rinsaldare le finanze pubbliche attraverso i tagli alla sanità, alla scuola, alla previdenza pubblica, alle amministrazioni locali, a favorire i processi di esternalizzazione e privatizzazione dei servizi pubblici essenziali.

Un risanamento necessario ad avviare una politica di sostegno finanziario, diretto e indiretto, alle grandi imprese e alle banche. Una politica economica ed estera finalizzata a sostenere nel contempo la costituzione di un polo finanziario nel paese, attraverso il processo di concentrazione bancaria, e le imprese nei mercati internazionali. A questa logica ha obbedito prima il Dpef, poi la manovrina d'estate, quindi la mazzata della Finanziaria 2007, così come il protagonismo del ministro degli esteri D'Alema.

La Finanziaria per il 2007 ha concluso nei tempi stabiliti il suo iter parlamentare, senza ombra di dubbio si è trattato di una enorme ripartizione di capitali a favore della classe dominante, un enorme flusso di denaro indirizzato alle imprese sotto le varie voci: cuneo fiscale, fondo per l'innovazione, per la produttività, per la competitività, credito di imposta, rifinanziamento dell'industria bellica, fondi pensione, ecc.

L'anno che è iniziato già vede operativo il governo nel sostegno al capitale finanziario (e alla burocrazia sindacale) per mezzo dei Fondi pensione, attraverso l'utilizzo del Tfr dei lavoratori (un affare di 19-21 miliardi di euro annui).

Nel contempo, dopo avere aumentato in Finanziaria i contributi previdenziali a carico dei lavoratori dipendenti (dello 0.30%), annuncia una revisione dei coefficienti di rendimento pensionistico (un taglio del 6-8%) e l'aumento dell'età pensionabile. Un'operazione concordata con Cgil, Cisl, Uil e Confindustria con la firma dei Memorandum d'Intesa del 4 ottobre, sulla revisione del sistema pensionistico, e del 23 ottobre, sul Trattamento di fine rapporto.

Ma l'agenda di Prodi prevede per quest'anno "un'accelerazione, un cambio di passo, una fase due", coerente con la strada percorsa. Un'accelerazione che per quanto attiene il sistema previdenziale pubblico lo porterà alla definitiva destrutturazione, concludendo un processo iniziato all'inizio degli anni '90 con le riforme Amato del 1992, Dini nel 1995 e successive, fino alla riforma Maroni nel 2004.

Tra riforme previdenziali e revisioni dei coefficienti di rendimento pensionistico, il tasso di sostituzione (rapporto tra ultima retribuzione e pensione) si ridurrà drasticamente, passando da circa l'80% del sistema retributivo, vigente prima della riforma Dini, a circa il 50% con il sistema contributivo introdotto dalla riforma Dini, mentre l'età pensionabile verrà ulteriormente allungata.

Una condizione che si aggrava notevolmente in presenza di rapporti di lavoro discontinui, come nel caso di lavoro precario.

Dopo aver smantellato il sistema pensionistico pubblico e determinato rendimenti pensionistici da fame il governo, padronato e burocrazia sindacale impongono con il meccanismo truffaldino del silenzio-assenso di utilizzare il Tfr dei lavoratori per le pensioni integrative. Un trasferimento di denaro a totale vantaggio delle aziende, dei gruppi finanziari e della stessa burocrazia sindacale, che hanno investito sui Fondi pensione, aziendali e di categoria.  Fondi pensione a rischio di fallimenti e per di più con un rendimento nel lungo periodo inferiore all'Inps.

Proprio per questo i Fondi pensione fino ad oggi ristagnavano, era necessaria una via obbligata: il silenzio-assenso e una pensione da fame. Non si spiegherebbe altrimenti la dura contestazione operaia dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil il 7 dicembre  alla Fiat Mirafiori. Segno evidente di uno scollamento tra burocrazie sindacali e lavoratori.

Una sfiducia, un distacco, che investe la sinistra di governo, non a caso lo stesso Bertinotti, benché fisicamente assente a Mirafiori, proprio in quanto maggior rappresentante della sinistra riformista di governo è stato accusato di tradimento dai lavoratori dello stabilimento torinese.

Il Partito di Alternativa Comunista deve collegarsi a questo malessere operaio e popolare, sviluppare un lavoro di raggruppamento dei lavoratori più combattivi nei sindacati, nei luoghi di lavoro e nei quartieri popolari, informare sulla natura truffaldina dell'intera operazione.

La fase che si apre deve vedere i militanti comunisti collegare la lotta per il sistema previdenziale pubblico e per la salvaguardia del Tfr alla più generale battaglia contro la precarietà del lavoro salariato. Coscienti che solo mediante la costruzione di una vertenza generale, sulla base di una piattaforma sindacale unificante di fase possiamo dare sbocco alla protesta operaia di  Torino e di tante aziende piccoli e grandi in tutto il paese.

 

Proprio per avanzare in questa prospettiva di lotta è necessario individuare alcune rivendicazioni immediate nel quadro di un più vasto programma di rivendicazioni transitorie:

 

  • Ripristinare la pensione pubblica, finanziata con il sistema a ripartizione e calcolata con il metodo retributivo;
  • legare le pensioni alle dinamiche salariali;
  • salvaguardare il Tfr, organizzando il diniego dei lavoratori al trasferimento del Tfr nei Fondi pensione;
  • separare la previdenza dall'assistenza, finanziando quest'ultima attraverso la fiscalità generale;
  • abrogare le leggi precarizzanti (dal pacchetto Treu alla legge Biagi, dalla Turco Napoletano alla Bossi Fini) che investono sia lavoratori italiani che immigrati;
  • prevedere forme di copertura previdenziale per i periodi di non lavoro dei lavoratori precari, finanziate attraverso una contribuzione aggiuntiva da porre a carico del padronato che fa ricorso a dette condizioni contrattuali;

 

A sostegno di queste rivendicazioni immediate è necessario organizzare una vasta campagna di informazione, proporre un fronte unico di lotta alle organizzazioni della sinistra e del sindacalismo non concertativo, coinvolgendo le lavoratrici e i lavoratori, a sostegno della mobilitazione fino allo sciopero generale contro il governo e il padronato.

Questa campagna di lotta deve essere associata alla costruzione nei luoghi di lavoro e nei quartieri popolari di "Comitati per la difesa delle pensioni pubbliche, del Tfr e contro la precarietà", proprio perché la precarietà è ormai e sempre più la condizione di esistenza dei lavoratori, delle masse popolari e giovanili.

 

Antonino Marceca

 

Approvato per acclamazione

 

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