Partito di Alternativa Comunista

Odg sulla questione femminile

Contro l'oppressione delle donne, per l'abbattimento del sistema capitalistico

Ordine del giorno presentato al congresso

 

Ovunque si voglia collocare nella storia l'origine dell'oppressione della donna (che Engels riconduce all'origine della proprietà privata, e dello stato e dell'unione monogamica) non si può non riconoscere come il capitalismo abbia da sempre tratto alimento dalla disuguaglianza di genere utilizzando la subordinazione delle donne per esercitare il suo dominio su tutta la classe degli sfruttati. Dunque l'oppressione di classe e l'oppressione di genere sono strettamente intrecciate e potranno essere spezzate soltanto integrando le lotte specifiche delle donne nella più ampia battaglia della classe operaia e di tutte le classi sfruttate per rovesciare il sistema capitalistico.

 

Il sistema capitalistico non è in grado di offrire all'umanità nessuna prospettiva di progresso. Esso per sopravvivere, si dibatte in sempre più acute contraddizioni che producono guerre, sfruttamento, crisi ambientale, e che  alimentano disuguaglianze. La borghesia ha sempre messo in atto tutti gli strumenti materiali ed ideologici per alimentare l'oppressione delle donne che, unita ai sistemi di sfruttamento del lavoro salariato, delineano anche tra le donne un discrimine di classe e individuano nelle donne delle classi subalterne il principale soggetto di emancipazione a fianco degli uomini della propria classe di riferimento.  Il capitalismo storicamente ha spinto le donne verso l'ambito della produzione, ma lo ha fatto a patto che i salari  fossero inferiori rispetto a quelli degli uomini per lo stesso genere di mansioni, in modo da abbassare i salari di tutta la classe, e senza sollevarle dal lavoro domestico non remunerato. Attraverso il progresso scientifico e tecnico ha permesso il superamento di alcuni pregiudizi alimentati dalla religione, ma allo stesso tempo si è servito e si serve dell'ideologia reazionaria della Chiesa per mantenere il dominio materiale e psicologico sulle donne e sulla famiglia. Mentre attraverso l'impiego delle tecnologie moderne il capitale potrebbe socializzare il lavoro domestico, ne mantiene la privatizzazione nella famiglia per ridurre i costi della riproduzione della forza lavoro. 

La cosiddetta parità che si ritiene realizzata nei paesi a capitalismo avanzato ha le caratteristiche di  un'uguaglianza formale e non ha risolto il problema dell'oppressione delle donne. Si tratta del  riconoscimento di diritti che la borghesia è stata pronta a concedere sulla spinta delle lotte, e che in realtà valgono soltanto per le donne borghesi, benestanti, "progressiste", intellettuali, che sono integrabili nel sistema.

Oggi più che mai è evidente il fallimento del femminismo borghese e delle cosiddette politiche di genere che trovano il loro fondamento in un'impostazione essenzialmente culturale che riduce l'oppressione delle donne ad un problema di differente "codice simbolico",  affermando così una base di differenza biologica, dunque interclassista, che di fatto rimuove la connessione tra oppressione e sfruttamento e  allontana qualsiasi prospettiva di lotta.

Tali impostazioni, anche nei più sinceri e radicali aneliti di liberazione, hanno sempre rimosso la necessità di una più generale battaglia contro il sistema capitalistico a fianco del movimento dei lavoratori, come presupposto per una reale liberazione delle donne.

 

Doppio è lo sfruttamento delle donne in ambito lavorativo dove devono conciliare il ruolo di produzione e di riproduzione della forza lavoro. Nei paesi a capitalismo avanzato e in un contesto di economia globalizzata dove la competizione spinge ad un aumento generalizzato dello sfruttamento della forza lavoro, sulle donne, oltre che su altri soggetti deboli quali gli immigrati, ricade particolarmente la disoccupazione, la dequalificazione del lavoro, la precarietà. La femminilizzazione del lavoro è lo strumento usato in questa fase dal Capitale per riprodursi  e, per questo, sfrutta e approfondisce le differenze di genere divenute strutturali nella società capitalista. Contemporaneamente ricade sulle donne, particolarmente sulle proletarie, il lavoro domestico e di cura che, a causa della privatizzazione generalizzata dei servizi, relega le donne nell'ambito del privato impedendone  sempre di più la partecipazione  alla vita politica e sindacale. Tutto ciò avviene con la rivalutazione di istituzioni come il matrimonio e la "famiglia naturale", attraverso una martellante propaganda mediatica e della Chiesa, la migliore alleata del Capitale nel mantenere intatto il dominio sulle donne ed in particolare sulle giovani. Un dominio che si realizza anche con gli attacchi alle conquiste del movimento delle donne in tema di procreazione, contraccezione e aborto, complici i governi liberali di centro-destra e di centro-sinistra.

Il capitale, nel suo sistema di mercificazione globale, acuisce lo sfruttamento delle donne attraverso la prostituzione, la violenza fisica e psicologica dirette in particolare alle più deboli, immigrate, bambine, proletarie.

Nei paesi dipendenti e semidipendenti la penetrazione del capitale crea condizioni di lavoro insostenibili particolarmente dure per le donne; la miseria e la fame spingono masse sempre maggiori di uomini e donne ad emigrare nei paesi del cosiddetto occidente e li destina alla clandestinità  spesso relegando le donne immigrate ai lavori di cura a buon mercato, aumentando così le gerarchie sociali, o sfruttando e vendendo i corpi delle donne e delle bambine agli angoli delle nostre strade.

Il Partito di Alternativa Comunista riconosce la centralità del lavoro politico tra gli immigrati ed in particolare tra le donne immigrate, nella consapevolezza delle peculiarità culturali di cui sono portatori/trici e con l'obiettivo dell'unificazione della classe lavoratrice contro ogni forma di razzismo, per uguali diritti e per conquistare uomini e donne immigrati/e alla lotta per il socialismo, anche nella prospettiva di costruzione  di partiti marxisti rivoluzionari nei loro paesi di origine.  

 

Una reale liberazione delle donne dalla loro doppia oppressione potrà avvenire soltanto con l'abbattimento del sistema capitalista per mano di uomini e donne proletari/e e con la costruzione di un altro sistema economico e sociale: il socialismo. Questa sarà la condizione necessaria, ma non sufficiente perché avvenga un reale cambiamento delle relazioni sociali: già Lenin nel 1920 diceva "Dove esistono grandi proprietari fondiari, capitalisti e commercianti, non può esistere l'uguaglianza tra uomo e donna, nemmeno di fronte alla legge. Dove non esistono grandi proprietari fondiari, capitalisti e commercianti, dove il potere dei lavoratori edifica una nuova vita senza questi sfruttatori, esiste l'eguaglianza di fronte alla legge tra uomo e donna. Ma non basta. L'eguaglianza di fronte alla legge non è ancora l'eguaglianza nella vita. Ci occorre che l'operaia conquisti l'eguaglianza con l'operaio non soltanto di fronte alla legge, ma anche nella vita. Per questo le operaie debbono partecipare in misura sempre maggiore alla gestione delle imprese pubbliche e all'amministrazione dello Stato. Il proletariato non raggiungerà una completa emancipazione se non sarà prima conquistata una completa libertà per le donne".

Tutti i diritti formali che si possono conquistare in questo sistema attraverso le lotte delle donne  sono destinati a diventare carta straccia se non si abbatte il sistema stesso. Allo stesso tempo è necessario che il Partito di Alternativa Comunista si faccia promotore e partecipi a tutte le lotte che mirano a migliorare le condizioni di vita delle donne sfruttate e oppresse in questo sistema, costruendo attraverso un costante lavoro di agitazione e propaganda nel movimento delle donne, una connessione viva tra obiettivi immediati e la prospettiva anticapitalistica e riconducendo ogni lotta delle donne al processo più generale di emancipazione della classe lavoratrice, per una alternativa di società e di potere.  Con queste finalità il partito si dota degli opportuni strumenti organizzativi (commissione o gruppo di lavoro) per lo studio,  l'elaborazione delle specifiche tematiche che coinvolgono le donne proletarie e per l'intervento nelle lotte. In vista dell'ingresso nella Lit-Ci, è utile la creazione di un coordinamento internazionale delle donne che assuma il compito di coordinare il lavoro tra le donne a livello internazionale.

 

In un'ottica transitoria dunque occorre calibrare volta per volta rivendicazioni che spingano in avanti le lotte e che partano da i bisogni più immediati.

- Rimangono centrali le rivendicazioni di un pieno impiego contro ogni flessibilità e precarizzazione, di salari uguali per uguali mansioni, del controllo delle lavoratrici sui tempi e sugli orari di lavoro, nonché sul "rischio zero" negli ambienti di lavoro, di un'istruzione di massa e pubblica senza discriminazioni di classe e secondo le vere inclinazioni di ognuna: l'autonomia economica e l'istruzione rimangono tuttora fattori di emancipazione per le donne, in particolare per le donne giovani e per le immigrate.

- Allo stesso tempo deve continuare la battaglia per il mantenimento e il potenziamento dei servizi pubblici a supporto delle donne, come  asili nido, lavanderie e mense sociali di quartiere, centri per anziani e disabili, consultori e ambulatori pubblici diffusi nel territorio, per sottrarle al doppio lavoro forzato di cura e liberare il tempo per le attività politiche, sindacali, culturali. Per questo è necessario contrastare le politiche di privatizzazione ed esternalizzazione dei servizi e rivendicarne il controllo da parte delle donne e degli operatori.

- Va contrastato il modello di famiglia borghese consacrata dalla Chiesa, imposto anche alla classe dei lavoratori, nucleo isolato e privatistico, nel quale il capitale scarica le sue inefficienze, che riproduce al suo interno disagi, violenze,  ingiustizie e nella quale spesso si concretizza il dominio di un sesso sull'altro o di una generazione sull'altra, in maniera del tutto funzionale alla conservazione del dominio capitalistico. Vanno dunque contrastate le politiche familistiche che, portate avanti dai governi borghesi di vario segno, con incentivi finanziari di pochi euro, mirano a  sottomettere le donne, convincerle che il loro ruolo è in primo luogo quello di casalinga e madre, espellerle dal mercato del lavoro, relegandole alla funzione di riproduzione della forza lavoro.

- E' necessario lottare ancora per la difesa incondizionata della legge 194 sull'aborto che sebbene frutto di compromesso con le forze cattoliche, è stata una conquista a favore delle donne contro il massacro dell'aborto clandestino, mettere in campo una campagna per l'abolizione della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita progressiva, contro gli attacchi congiunti della borghesia reazionaria e clericale e delle gerarchie cattoliche. Il diritto ad una procreazione e ad una sessualità libere e responsabili deve essere difeso per tutte le donne in particolare per le giovani e le immigrate, attraverso la lotta per il potenziamento dei consultori pubblici; per un'educazione sessuale diffusa nelle scuole; l'offerta gratuita di anticoncezionali compresa la pillola del giorno dopo; l'utilizzo diffuso della pillola RU486 per un aborto meno invasivo; un sistema sanitario pubblico e non a carattere aziendalistico, sotto il controllo di comitati di utenti, lavoratori e lavoratrici.

 

Pia Gigli

Fabiana Stefanoni

Enrica Franco

Sabrina Pattarello

Patrizia Cammarata

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