Partito di Alternativa Comunista

La pi

1974-1975: l'ascesa rivoluzionaria in Portogallo

La più recente (e sconosciuta) tra le rivoluzioni europee

 

 

Francesco Ricci

 

 

"Non vedo neppure un poliziotto"

 

"Allora, che cosa bisogna fare, insomma?" scrive il generale Luz Cunba. Il generale Reis gli risponde: "Non lo so. Non vedo soluzioni. Forse conviene aspettare (...) può magari succedere qualcosa capace di risolvere il problema. Però non so, non vedo neppure un poliziotto." (1)
Questo scambio di fonogrammi tra due alti ufficiali portoghesi avviene nelle prime ore del 25 aprile 1974. Entrambi non vedono "soluzioni" - cioè non vedono uomini armati pronti a difendere il regime di Caetano - perché poche ore prima altri militari, guidati dal Movimento delle Forze Armate (Mfa), hanno preso possesso di Lisbona. Al segnale convenuto (la canzone Grandola vila morena trasmessa da Radio Renancenca) tutti i punti strategici della capitale vengono presidiati e il Quartier Generale è accerchiato. Il regime bonapartista post-fascista diretto da Caetano (erede di Salazar che ha schiacciato sotto il tallone di ferro il Portogallo dalla fine degli anni Venti, con il sostegno delle diverse frazioni borghesi e la benedizione della Chiesa) non trova difensori tra quelle che Engels definiva "bande armate a difesa del capitale". Al putsch guidato dai "capitani di aprile" si oppongono solo - con scarsa convinzione - alcuni reparti della Guardia Nazionale e la Pide (la polizia politica) che cerca per qualche ora di difendere, con le pistole, il governo.

 

C'erano i garofani: ma anche i fucili e la forza operaia

 

I libri che parlano di rivoluzioni sono sempre scarsi sugli scaffali delle librerie che invece sono appesantiti da gigantesche e inutili biografie di Eroi e da quintali di memorialistica di second'ordine. Sulla rivoluzione portoghese, poi, non si trova più nulla in lingua italiana, mentre chi capisce lo spagnolo può leggere il fondamentale testo di Moreno, Revolución y contrarrevolución en Portugal (2).
L'assenza di testi ha facilitato la diffusione di luoghi comuni (rilanciati anche in qualche mediocre ricostruzione cinematografica -3) che hanno inventato una "rivoluzione non violenta", una specie di festa dei fiori (i garofani messi nelle canne dei fucili, appunto).
In realtà poche stagioni rivoluzionarie sono state accompagnate da un così ampio uso della forza come il "biennio rosso" portoghese. Peraltro è utile ricordare che ciò che connota una rivoluzione (vale tanto per quelle borghesi come per quelle proletarie), a differenza di quanto credono i teorici della "nonviolenza" (magari gli stessi che esaltano la Folgore...), non è sempre e necessariamente lo spargimento di sangue ma piuttosto lo scontro tra la forza e l'autorità degli insorti e la resistenza delle classi dominanti. La stessa rivoluzione russa (che nessuno si sentirebbe di definire "nonviolenta") fu in realtà all'inizio relativamente incruenta perché lo Stato zarista si sgretolò, nel febbraio '17, lasciando in eredità ai liberali e alla socialdemocrazia riformista (uniti in un comune governo) un apparato sbriciolato che non resse, otto mesi dopo, il colpo di maglio della rivoluzione guidata dai bolscevichi.
La rivoluzione portoghese non è paragonabile a quella russa del '17 (né per le premesse, né per lo svolgimento, né per l'esito) ma è la conferma della legge storica che ha escluso (almeno negli ultimi duecentomila anni) sconvolgimenti socio-politici "nonviolenti", "pacifici", per evoluzione naturale e col consenso delle classi dominanti. Non sono i litri di sangue versato a confermare l'uso della violenza (il numero dei morti dipende dal grado di resistenza dello Stato) ma la contrapposizione tra dominati che insorgono e dominatori che cercano di tutelare l'organo di dominio precedente (lo Stato).
Anche se non fu necessario sparare più di qualche colpo (in quanto tutti i reparti passarono con gli insorti), fu con la minaccia dei fucili che il Movimento delle Forze Armate cacciò Caetano. E i mesi seguenti al 25 aprile non si caratterizzarono per una pacifica dialettica parlamentare: attorno ai sei governi provvisori che si succedettero fino alla fine del '75 ci furono vari "tintinnar di sciabole" - tre tentati golpe del generale Spinola; imponenti esibizioni di forza della classe operaia. L'immagine di una fraterna festa di "tutto il popolo" è quindi falsa: le origini stesse della "rivoluzione dei garofani" non stanno in un dibattito tra idee differenti ma nella resistenza armata dei popoli oppressi delle colonie africane.

 

La rivoluzione nasce nelle colonie

 

Rifacendo un passo indietro, torniamo al 25 aprile del 1974. Il regime di Caetano non è rovesciato da una insurrezione di massa ma da un putsch di reparti militari guidati dal Mfa che - involontariamente - apre la porta al protagonismo dei lavoratori, i quali si riversano nelle strade nelle ore seguenti e il primo di maggio invadono le piazze del Paese, dando vita a Lisbona a una manifestazione gigantesca.
L'Mfa è un movimento che tiene prime riunioni clandestine nel 1973. E' composto prevalentemente da ufficiali inferiori (di qui il nome di "movimento dei capitani") e sottufficiali, figli di famiglie piccolo-borghesi che, non avendo i soldi per l'Università, cercano di fare la carriera militare in un apparato elefantiaco (integrato nella Nato già dal '49, nonostante il regime di Salazar, formalmente neutrale, abbia simpatizzato per Hitler e Mussolini). La guerra per schiacciare la lotta d'indipendenza delle popolazioni asservite nelle colonie africane (Guinea, Angola e Mozambico) fa impiegare al Portogallo agli inizi degli anni Settanta quasi la metà del bilancio statale. La ferma obbligatoria è di quattro anni e 120 mila sono i soldati impiegati nelle colonie, 200 mila il totale (su una popolazione di circa 10 milioni di abitanti).
Il Portogallo arriva ai primi anni Settanta in una situazione di profonda crisi economica che amplifica le spaccature tra le classi e al loro interno. L'80% dell'economia è controllato da otto gruppi familiari che basano gran parte delle loro fortune, appunto, sullo sfruttamento delle colonie.
Le classi medie (e tra queste gli ufficiali intermedi dell'esercito) sono spinte verso il basso, cioè verso la proletarizzazione, dalla crisi che alimenta anche insoddisfazioni e rivendicazioni sindacali all'interno delle forze armate, piegate da continue sconfitte, stanche di sopportare i costi della guerra. Da qui nasce l'Mfa.
Lo stesso contesto produce anche nella grande borghesia la ricerca di una via d'uscita dalla crisi e si fanno strada ipotesi di un cambio di regime. A queste spinte dà traduzione un libro del generale Spinola (già distintosi come "macellaio" nella dominazione della Guinea Bissau, dove aveva fatto uso di un misto di paternalismo e di caccia bombardieri Fiat con bombe al napalm). Il libro Portugal e o Futuro (pubblicato nel febbraio del '74) propone la concessione di una formale autonomia delle colonie e la costituzione di una federazione. Spinola si presenta così come il rappresentante della grande borghesia "rinnovatrice" ma anche, almeno nella fase iniziale, come il punto di riferimento dei fermenti nell'esercito. Non a caso, difatti, l'Mfa, dopo aver preso il potere (la pianificazione avviene in una riunione di fine marzo, presieduta da Otelo de Carvalho), lo consegna nelle mani del generale, che diviene presidente della Repubblica.
La dinamica è dunque la seguente: la lotta delle masse coloniali provoca sconfitte dell'esercito portoghese che inizia a incrinarsi secondo linee di classe. Il movimento della piccola borghesia nell'esercito dà vita all'Mfa e i progetti di putsch di quest'ultimo sono assecondati da un settore di grande borghesia che pensa di utilizzare i capitani per dare una "ripulita" al regime e mantenere il dominio. Il generale Spinola dovrebbe fungere da trait d'union tra questi due progetti: ma l'ingresso in campo della classe operaia sconvolge tutto.

 

Sei governi di fronte popolare per imbrigliare le masse

 

La classe operaia portoghese, che già era stata protagonista di una stagione di lotte e di scioperi (illegali) nel '72-'73, irrompe in scena dopo il putsch dei militari e il primo maggio si mostra in tutta la sua forza.
Per contenere questa forza la borghesia ricorre a un sistema già collaudato decine di volte sia quando vuole prevenire risposte operaie a programmi anti-operai (è quanto ben conosciamo in Italia, col governo Prodi-Prc-Cgil) sia quando deve bloccare situazioni pre-rivoluzionarie (è il caso della primavera portoghese).
Dall'estero tornano i dirigenti del Partito Socialista (Psp) e del Partito Comunista (Pcp). Il primo, segretario Soares, diverrà elettoralmente subito molto forte. Il secondo, diretto da Cunhal, è maggiormente radicato nella classe, fondato nel '21, legato alla burocrazia di Mosca, dove i suoi dirigenti hanno trovato rifugio nei cinquant'anni di clandestinità, ha una linea tappista e di alleanza con la borghesia "progressista", interna alla logica della "coesistenza pacifica" voluta dallo stalinismo.
Pcp e Psp, insieme all'Mfa (e al partito che rappresenta direttamente la borghesia, il Ppd), hanno il compito di riprendere il controllo - a favore della borghesia, spaventata dall'ondata di manifestazioni che si sviluppa a partire dal primo maggio '74 e impaurita dal protagonismo operaio, dagli scioperi (che il Pcp tenta di far cessare in nome dell'"interesse nazionale").
In questo quadro, l'Mfa (che viene idealizzato dall'estrema sinistra anche italiana) gioca un ruolo ambiguo: come espressione politica delle classi medie dipende nel suo sviluppo dalla forza di attrazione delle due classi fondamentali (borghesia e classe operaia). Con la radicalizzazione dello scontro di classe, viene attratto nell'orbita di gravitazione del proletariato e al suo interno si rafforzano gruppi legati ai vari partiti operai e alle organizzazioni dell'estrema sinistra. Ma la frantumazione delle Forze Armate (fondamentale in ogni processo rivoluzionario), così come l'egemonia proletaria sulla piccola borghesia, rimangono processi allo stato iniziale in assenza, come vedremo, delle strutture di organizzazione e di potere alternativo della classe operaia.
A difendere lo Stato borghese pensano i vari governi che si succedono nell'arco di un anno e mezzo. Governi borghesi basati su un equilibrio politico interno parzialmente differente (rispondente alle diverse "fasi della marcia della rivoluzione e alle forme successive con cui la borghesia, la classe media e i riformisti che operano come rappresentanti del proletariato si adattano a questa marcia per frenarla." come sintetizza Nahuel Moreno -4). L'Mfa frena la radicalizzazione nell'esercito, il Pc controlla i lavoratori attraverso il suo peso nei sindacati e il Ps ha una forte influenza elettorale (alle elezioni del 25 aprile '75 il Psp è il primo partito, col 37%, il Pcp ha il 13% e un'altra fetta rilevante di voti si suddivide tra le diverse formazioni dell'estrema sinistra).
Il governo fa promesse in risposta alle rivendicazioni delle masse ma intanto vara leggi antisciopero, limitazioni alla libertà di stampa, aumenta i prezzi.
Mentre i settori centrali della grande borghesia affidano la loro salvezza al governo provvisorio, altri puntano sulla carta golpista. Nel giro di pochi mesi il generale Spinola capeggia tre tentativi di rovesciamento istituzionale: agli inizi di luglio del '74, nel settembre dello stesso anno e l'11 marzo '75.
Sono i lavoratori, ogni volta, con immense manifestazioni, a bloccare i golpe e le marce della "maggioranza silenziosa". Dopo l'ultimo tentativo di Spinola, nel marzo '75, i lavoratori impongono la nazionalizzazione senza indennizzo di banche e assicurazioni. Come segnala Moreno, queste nazionalizzazioni sono "(...) un riconoscimento indiretto del carattere operaio della rivoluzione (...). Ma, di per sé, non hanno un carattere socialista, dal momento che è uno Stato borghese e non uno Stato operaio che controlla le imprese nazionalizzate." (5)
Ed è appunto quello Stato borghese - preservato grazie al ruolo della sinistra di governo - che dopo l'ultima fiammata della rivoluzione riesce infine a riprendere lentamente il controllo. Una ascesa rivoluzionaria non può durare in eterno: o si conclude con la conquista del potere (e "spezza" la macchina statale, come Marx riassumeva l'esperienza della Comune di Parigi) oppure è destinata a rifluire. Nel novembre del 1975 una poderosa manifestazione di operai edili circonda il palazzo del governo e gli operai iniziano ad armarsi. Ma il governo fa alcune concessioni sulla piattaforma rivendicativa e - grazie al ruolo attivo del Pcp (che dà un sostegno meramente platonico ai manifestanti) - riesce a spegnere le fiamme prima che avvolgano il Palazzo, imponendo lo "stato di emergenza" alla fine del mese quando alcuni reparti di paracadutisti rispondono con un colpo di mano alla destituzione di Otelo de Carvalho da capo del Copcon (la struttura di comando militare nata dopo il 25 aprile). Inizia il riflusso. Dal 1978 al 1981 tutti gli enti nazionalizzati verranno privatizzati.

 

Mancò il partito

 

Cosa mancò in quei due magnifici anni portoghesi per consentire alla rivoluzione di vincere? C'è una incapacità delle classi dominanti di dominare (per questo devono far ricorso all'uso dei riformisti); c'è una mobilitazione delle classi medie, potenzialmente alleate del proletariato; c'è una ascesa delle lotte operaie. Ma non si svilupparono degli organismi di potere della classe operaia: le commissioni e le assemblee operaie non ebbero una crescita nazionale né diedero vita a una strutturazione centralizzata. Come scrive Moreno: "Non esistono in Portogallo i soviet, né nessun altro organismo centrale di potere operaio che, pur differente dai soviet russi, serva per centralizzare gli organismi di potere duale esistenti." E ancora: "Proprio quando si pone all'ordine del giorno la necessità della presa del potere da parte del proletariato, tanto più salta agli occhi l'inesistenza di una struttura del movimento operaio e delle masse che lo organizzi, che sia riconosciuta per questo e sia nelle condizioni di assumere il governo del Paese." (6)
E, alla base di ciò, c'è la mancanza di un partito rivoluzionario e anche di un embrione di esso in grado di crescere in quei mesi tumultuosi. Dopo il 25 aprile nacquero, a sinistra dei principali partiti riformisti, decine di gruppi centristi, in prevalenza maoisti, accomunati dall'essere privi di un programma transitorio per la conquista della maggioranza dei lavoratori politicamente attivi (i lavoratori così rimarranno sotto il controllo delle burocrazie governiste). Le organizzazioni trotskiste sono troppo piccole, prive di radicamento o su posizioni non conseguenti (7). Manca un partito rivoluzionario capace di favorire lo sviluppo degli organismi di lotta degli operai fino a una situazione di dualismo di potere; manca un partito che prospetti una risposta operaia, autonoma cioè dalla borghesia, alla crisi, e dunque che rivendichi il controllo operaio sulle nazionalizzazioni, l'armamento del proletariato e infine il rovesciamento del governo di fronte popolare. Fu per questa assenza dell'elemento soggettivo che le condizioni oggettive - che pure erano mature - non condussero verso l'unica soluzione logica e necessaria: la presa del potere da parte della classe operaia.
Eppure anche per questo, nonostante la sconfitta, la rivoluzione portoghese - la più recente tra le rivoluzioni in Europa - resta un avvenimento denso di insegnamenti sul ruolo nefasto della socialdemocrazia governista e sui compiti dei rivoluzionari.

 

 

Note

 

(1) Lo scambio di messaggi è riportato in Portogallo, 25 aprile di Rodrigues, Borga e Cardoso, Editori Riuniti, 1975. Il libro è interessante solo come fonte di documentazione; la lettura dei fatti che fornisce è invece quella del Pci: necessità di compromesso con la borghesia progressista, riforma dello Stato, ecc.

(2) Una precisa ricostruzione dei fatti si trova nel libro (difficilmente reperibile) di Roberto Massari, Problemi della rivoluzione portoghese, pubblicato nel '76 dalle edizioni Controcorrente. A parte alcuni giudizi non sempre condivisibili, è un buon testo di analisi della rivoluzione del 1974-1975.

In spagnolo è disponibile il libro di Nahuel Moreno, Revolución y contrarrevolución en Portugal (1975). Può essere scaricato all'indirizzo www.marxists.org/espanol/moreno/. Oltre ad essere una acuta interpretazione dei fatti portoghesi, contiene alcune preziose generalizzazioni sui governi di fronte popolare e sul ruolo dei riformisti, sui diversi regimi borghesi, ecc.

(3) Si tratta del film Capitani di aprile di Maria de Medeiros, uscito nel 2000. Seguito poco dopo dalla commediola di Sciarra, Alla rivoluzione sulla due cavalli, con Adriano Giannini.

(4) N. Moreno: Revolución y contrarrevolución en Portugal, op. cit. La traduzione in italiano di questo e dei brani seguenti è nostra, dalla versione originale in spagnolo.

(5) N. Moreno, op. cit.

(6) N. Moreno, op. cit.

(7) Le due principali sono la Lci e il Prt, legate rispettivamente alle due frazioni in cui si divideva all'epoca il Segretariato Unificato: la Tendenza Maggioritaria di Mandel e la minoranza internazionale, la Flt. Quest'ultima si ruppe proprio in seguito al dibattito sul Portogallo: l'ala guidata dall'Swp americano sostenne una posizione "tappista" della rivoluzione, attorno alle sole rivendicazioni "democratiche", mentre l'ala legata a Nahuel Moreno - che rivendicava lo sviluppo dei comitati operai e dei soldati nella prospettiva del rovesciamento del governo Mfa-Pcp-Psp - darà poi vita alla Frazione Bolscevica, antecedente della attuale Lega Internazionale dei Lavoratori (Lit) di cui il PdAC è sezione italiana.

 

 

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