Partito di Alternativa Comunista

Per l'indipendenza di classe

Una costituente per un partito rivoluzionario

 

 

Francesco Ricci

 

La crisi che ha devastato la sinistra italiana sta producendo un moltiplicarsi di "che fare?" e una gran copia di risposte.

Con un'unica eccezione, tutte le cure proposte per rianimare la sinistra morente sono a base di governismo.

 

Le costituenti governiste...

 

E' paradossale: il malato è in coma per gli effetti del governismo ma i medici che gli si affannano attorno non trovano di meglio che prescrivere altre dosi della medesima sostanza.

Lo fa la "costituente della sinistra" di Vendola e Bertinotti che per questo incontra la simpatia sia di una parte del Pd (D'Alema) intenzionata a riproporre un centrosinistra per riguadagnare il governo; sia della stampa borghese ("Salvate il soldato Fausto" scriveva Merlo su Repubblica) preoccupata della scomparsa di un argine a sinistra che ponga al riparo le politiche padronali da una ripresa delle lotte operaie.

Prescrive una cura di "governismo" la "ricostituente" di Ferrero e Grassi, che non trae alcun bilancio strategico della disfatta. Tanto che Grassi (v. sito di Essere Comunisti) ripete che la vera causa del disastro sarebbe stata "non avere due ministeri importanti" nel governo Prodi ("allora sì che le cose sarebbero andate diversamente").

Cambia il medico ma non cambia la cura spostandosi dalle parti della "costituente dei comunisti" di Diliberto e Rizzo. Non solo non si prospetta l'uscita dalle decine di giunte in cui questa sinistra governa con i partiti confindustriali del Pd; ma si mantiene il medesimo progetto anche per il piano nazionale.

E così continuando nella disamina delle cure si incontrerebbero medicinali con altri nomi ma unico rimarrebbe il principio attivo: governare con la borghesia "progressista".

Nulla di strano: è dalla metà degli anni Trenta che questo è il baricentro delle principali organizzazioni della sinistra. Il movimento rivoluzionario ai tempi di Marx aveva tratto dalla esperienza operaia della Comune la lezione della indipendenza di classe dei lavoratori dalla borghesia e dai suoi governi come presupposto di un governo altro, degli operai per gli operai, che poteva nascere solo da una rottura rivoluzionaria. Ma già dalla fine dell'Ottocento, in parallelo con la crescita di apparati burocratici, si era diffuso il morbo governista che aveva avuto il suo tragico esito con il sostegno nel 1914 alla borghesia e ai suoi governi di guerra. Ripartì dalla rottura con il riformismo il movimento comunista di Lenin e Trotsky che aveva fondato sul rifiuto della collaborazione di governo con la classe avversaria il presupposto dell'Ottobre '17. Ma lo stalinismo rimise in giro la malattia, con gli esiti a tutti noti. I dirigenti della disfatta non inventano nulla di nuovo, insomma. Stringono ancora al collo dei lavoratori quel macigno che li costringe in eterno a rotolare giù dalla china, vanificando ogni lotta, ogni parziale vittoria.

 

...e la costituente rivoluzionaria

 

C'è però una eccezione che si fa avanti nel dibattito sulle sorti della sinistra. Ad avanzare la proposta semplicissima ma unica e dirompente sono un gruppo di lavoratori (tra loro dirigenti dello sciopero prolungato degli autoferrotranvieri che nel 2003 fece scuola), sostenitori fino al 13 aprile di posizioni anche molto lontane (tra loro qualcuno riteneva si dovesse ritentare l'esperienza di governo già fallita per un secolo e mezzo).

Questi compagni hanno iniziato nelle scorse settimane a far circolare, senza clamori, un testo intitolato Mai più al governo con i padroni, appello per una costituente dei comunisti rivoluzionari (www.costituenterivoluzionaria.org). L'Appello è girato con il passaparola, ha raccolto adesioni nelle recenti assemblee nazionali del sindacalismo di sinistra (Rete 28 Aprile e assemblea nazionale del sindacalismo di base).

L'Appello dice: non è possibile ridurre il richiamo al comunismo a un simbolo per poi riproporre la solita minestra riformista, cioè il sostegno (interno o esterno, critico o supino) ai governi nazionali o locali della borghesia, sostegno che anche questa volta si è tradotto nella subordinazione degli interessi dei lavoratori a quelli dei padroni. Facciamo tesoro dell'ennesima sconfitta arrivata il 14 aprile. Il punto di partenza deve essere quello di rovesciare il luogo comune sullo "sporcarsi le mani" e sulla politica come "arte del cambiamento" nel quadro dato, e ritrovare l'indipendenza di classe dalla borghesia e dai suoi governi. Ci vuole una costituente dei comunisti, dice l'Appello, che del comunismo recuperi il progetto fondamentale di costruire nelle lotte di opposizione i rapporti di forza necessari per un rovesciamento di massa del dominio borghese per imporre un dominio operaio.

Vogliono raccogliere adesioni a questa idea semplicissima e potentissima, organizzare dibattiti da intrecciare con l'opposizione nelle piazze al governo Berlusconi che da Prodi ha raccolto il testimone per proseguire le politiche contro gli operai, contro gli immigrati.

Come Alternativa Comunista abbiamo discusso l'Appello e abbiamo deciso di sostenerlo come partito e di partecipare a questo progetto, mettendo a disposizione il piccolo ma importante patrimonio di militanti e di esperienza internazionalista che abbiamo accumulato in questo nostro primo anno e mezzo di vita (siamo sezione della Lega Internazionale dei Lavoratori che sta svolgendo in queste settimane il proprio IX congresso mondiale che vede l'adesione di nuovi partiti che in tante parti del mondo si costruiscono proprio sulla indipendenza di classe)

Auspichiamo che oltre a singoli compagni anche altre organizzazioni siano disponibili a rimettersi in discussione e a ragionare su come costruire qualcosa di nuovo a partire dalla più comunista delle lezioni: Mai più al governo con i padroni!

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Partito di Alternativa Comunista ha deciso di sostenere questo Appello che è stato promosso da un gruppo di lavoratori e attivisti che militano in varie organizzazioni politiche e sindacali. Ci impegneremo quindi nei prossimi mesi a diffonderlo, a raccogliere adesioni e a organizzare iniziative per realizzare questo progetto.

 

MAI PIU' AL GOVERNO CON I PADRONI!

E' fallita la sinistra riformista e governista

Costruiamo una sinistra comunista e rivoluzionaria

 

Appello per una costituente dei comunisti rivoluzionari

 

Chi promuove o aderisce a questo appello ha provenienze e collocazioni differenti: siamo militanti, attivisti e sostenitori di organizzazioni politiche comuniste e del sindacalismo di classe. Diversa è anche la valutazione che facevamo, prima delle elezioni del 14 aprile, sulla possibilità o meno di condizionare a sinistra il governo Prodi. Oggi ci ritroviamo tutti d'accordo su alcuni elementi essenziali di bilancio necessari per un rilancio dei comunisti.

 

1) BILANCIO DELLA PARTECIPAZIONE DEI COMUNISTI AL GOVERNO PRODI

Due anni di partecipazione dei partiti più grandi della sinistra al governo Prodi ha portato a un peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori, dei giovani, degli immigrati. Il potere d'acquisto dei salari è diminuito; le condizioni di lavoro nelle fabbriche sono peggiorate e per questo continua a crescere il numero dei morti sul lavoro; il lavoro precario è diventato la condizione abituale per milioni di giovani; l'età pensionabile è stata aumentata e ora si preparano a distruggere il contratto nazionale di lavoro. I Cpt non sono stati chiusi e anzi sono state promosse politiche dal chiaro segno razzista, inseguendo sul terreno della cosiddetta "sicurezza" la destra reazionaria, con caccia a Rom e rumeni. Le spese militari sono aumentate, con il via libera al Dal Molin e si è avuta un'accelerazione nelle privatizzazioni dei servizi, nello smantellamento della scuola pubblica, nella devastazione del territorio per favorire gli affari delle imprese. Gli unici a guadagnarci sono stati i padroni, che hanno moltiplicato i profitti, hanno ricevuto miliardi dalle casse pubbliche e attuato il loro programma nell'assenza di una reale mobilitazione di opposizione dei lavoratori, anche grazie alla presenza al governo dei partiti della Sinistra Arcobaleno, che hanno persino rinunciato ai simboli storici del movimento operaio, alla falcemartello.

Alla fine di due anni di partecipazione di Prc e Pdci al governo, infine, Berlusconi ha vinto per la terza volta e la sinistra non ha più nessuna rappresentanza parlamentare.

 

2) VA FATTO UN BILANCIO STORICO: E' FALLITA L'IPOTESI DI UN GOVERNO COMUNE DI PADRONI E LAVORATORI

Alcuni di noi (non tutti) ci avevano creduto. Avevano creduto, cioè, che fosse possibile esercitare una pressione su un governo che (ne eravamo consapevoli dall'inizio) non era nostro. Ma la pressione di Rifondazione e Pdci -se c'è stata- non ha portato ad alcun effetto e viceversa abbiamo pagato la presenza al governo con la rinuncia a costruire lotte contro il governo che sostenevamo. Ora siamo tutti d'accordo nel dire che è necessario fare un bilancio complessivo che vada oltre questa esperienza di due anni, che guardi a tutta l'esperienza storica del movimento operaio. Riconosciamo che in tutta la storia degli ultimi due secoli non si è dato un solo esempio in cui un governo comune di padroni e operai abbia portato benefici, seppure minimi, agli operai. Ogni volta, anzi, i lavoratori hanno subito i costi dei "risanamenti" del capitalismo, perso al governo le conquiste che avevano strappato con le lotte e si sono allontanati ulteriormente da una prospettiva di alternativa di potere e di società.

 

3) TUTTE LE COSTITUENTI PROPOSTE OGGI RILANCIANO L'IDEA DI UN GOVERNO CON LA BORGHESIA E IL PD

E' sulla scorta di questo bilancio che soppesiamo tutte le proposte che oggi vengono avanzate da più parti per risolvere la crisi drammatica della sinistra.

C'è chi, come Bertinotti e Vendola, propone una "costituente della sinistra" che superi il comunismo e dia vita, nei fatti, a una forza socialista. C'è chi, come Ferrero e Grassi, propone di rilanciare Rifondazione Comunista. C'è chi, come Diliberto e Giannini, propone una "costituente dei comunisti". Si tratta di proposte diverse ma accomunate da uno stesso riferimento di fondo: l'idea che si debba, prima o poi, tornare a governare con la borghesia "progressista", col Pd di Veltroni e D'Alema, nazionalmente come nelle giunte locali.

Gli stessi dirigenti che hanno promosso la "costituente dei comunisti", al di là di un richiamo a nomi e simboli che pure noi rivendichiamo, hanno infatti subito accolto con entusiasmo le recenti aperture di D'Alema al rilancio di un'alleanza di governo tra il Pd e i partiti della sinistra.

 

4) SERVE L'UNITA' DEI COMUNISTI: MA NON PER TORNARE AL GOVERNO COI PADRONI

Molti compagni davanti a questa ennesima sconfitta della sinistra sostengono la necessità di ritrovare l'unità e in primo luogo l'unità dei comunisti. Pensiamo che sia giusto. Ma crediamo che non sia possibile costruire questa unità rimuovendo il bilancio di questi due anni, ignorando il bilancio storico di tutte le esperienze di governo, continuando a governare oggi in tante città con il Pd e rilanciando questa stessa prospettiva di governo comune nazionalmente. Ai dirigenti che invocano "l'unità dei comunisti" va detto: noi siamo d'accordo, serve l'unità di classe, ma allora impegnatevi da subito a non sostenere mai più un governo con i banchieri.

Noi, firmatari di questo appello, partiamo da posizioni programmatiche differenti e oggi militiamo in organizzazioni diverse. Non pensiamo che questo ci impedisca di discutere e di fare questa discussione senza interrompere la battaglia di opposizione contro il nuovo governo Berlusconi. Ma siamo convinti che per fare tutto questo sia necessario partire almeno da una certezza comune: mai più al governo con i padroni!

 

5) COSA PROPONIAMO

A tutti i militanti e gli attivisti -ovunque collocati, politicamente e sindacalmente- ai tanti compagni senza tessera e a tutte le organizzazioni e comitati che condividono questo punto di partenza -mai più al governo con i padroni, nelle città come nazionalmente- proponiamo di sostenere questo appello, di diffonderlo e raccogliere attorno ad esso nuove adesioni. Sappiamo che l'idea dell'autonomia dalla borghesia e l'opposizione di classe ai suoi governi non è di per sé sufficiente per costruire quel nuovo partito comunista radicato e di massa di cui c'è bisogno. Ma si tratta -di questo siamo convinti- del punto di partenza obbligato per delimitare un campo comune di discussione che, pur senza avere la pretesa di annullare d'incanto le differenze, ci consenta di non partire da un terreno che già sappiamo fallimentare, quello governista, per evitare di ricadere subito nella stessa sconfitta.

Vogliamo organizzare in ogni città banchetti per promuovere questa prospettiva, raccogliere adesioni a questo appello, indire assemblee pubbliche in vista di una assemblea nazionale da organizzare in autunno, in un intreccio stretto tra una discussione in cui ogni singolo o organizzazione intervenga con il proprio punto di vista e la lotta unitaria contro Berlusconi.

Se saremo riusciti in questo lavoro, raccogliendo forze e approfondendo intanto tra noi la discussione, potremo poi fare un passo avanti reale nella costruzione di una nuova unità dei comunisti su basi chiare, in una costituente dei comunisti rivoluzionari che abbia come baricentro le lotte ma che non escluda la possibilità di presentare alle prossime scadenze elettorali (a partire dalle europee) una lista unitaria con la falcemartello e che miri a costruire quel partito comunista che oggi ancora non c'è, un partito che lotti per un'alternativa vera al capitalismo.

 

Promotori - primi firmatari

Mino Capettini - Direttivo Regionale lombardo Cub Trasporti (Promotore dello sciopero ad oltranza dei lavoratori dei trasporti di Milano del dicembre 2003) - Enzo Caccese - Operaio, Rsu Filtea Cgil, Gruppo Safilo (Venezia) - Domenico Petruzzelli - Presidente Movimento disoccupati di Bari - Claudio Signore - Delegato Rsu ATM Milano (Promotore dello sciopero ad oltranza dei lavoratori dei trasporti di Milano del dicembre 2003) - Cesare Castellani - Comitato operaio contro l'amianto (Latina) - Claudio Onorato - Comitato operaio contro l'amianto (Latina) - Patrizio Cacciotti - Dir. Naz. Rdb Cub - Giorgio Silvestrini - Megafono Rosso - per l'Unità degli studenti in lotta - Stefano Morini - Operaio Fincantieri, Fiom Cgil (Ancona) - Giovanna Bosco - Insegnante, Rsa Cgil Flc (Salerno) - Orlando Micucci - Dipendente pubblico (Ancona) - Cassandra Steca - Collettivi studenti medi (Fermo) - Stefano Bonomi - Collettivo Valseriana antifascista (Bergamo) - Oltjon Collaku - Comitato Via le truppe - campagna europea per il ritiro delle truppe - Nicola Filannino - Coordinamento prov. per la ripubblicizzazione dell'acqua (Barletta-Adria-Trani) - Maurizio Torelli - Operaio Biesse, ex membro del direttivo Fiom Cgil (Pesaro)

 

stanno già arrivando moltissime adesioni! sottoscrivi anche tu, manda una mail all'indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.costituenterivoluzionaria.org

 

 

Contro la fortezza Europa, lotta di classe

 

Pia Gigli

 

Il governo Berlusconi, appena insediatosi, ha elaborato un nuovo “pacchetto sicurezza” cioè una serie di provvedimenti urgenti, tra i quali l’inasprimento delle misure contro l’immigrazione clandestina, tesi a soddisfare il “bisogno di sicurezza” del proprio elettorato e, al contempo, a creare tra i lavoratori immigrati e rom il terrore attraverso deportazioni e controlli indiscriminati e a legittimare attacchi xenofobi e razzisti come hanno dimostrato le cronache più recenti.

Le norme, in sintesi, tendono ad ampliare i reati per i quali è prevista l’espulsione, danno più poteri ai sindaci in materia di sicurezza urbana, prevedono aggravanti qualora un reato sia commesso da un lavoratore “irregolare” e un inasprimento delle difficoltà per ottenere la cittadinanza con il matrimonio, per l’iscrizione anagrafica e per il trasferimento di denaro nei paesi d’origine. I Cpt diventano Centri di Identificazione e di Espulsione, vere e proprie galere che Maroni vuole realizzare in ogni regione, nei quali la permanenza può essere prolungata fino a 18 mesi. Inoltre sono previste restrizioni in materia di asilo politico e di ricongiungimenti familiari, e addirittura, si propone l’introduzione del reato di immigrazione illegale. Ma la clandestinità è una condizione creata dai governi della borghesia. Il capitale ha necessità di questa enorme forza lavoro, soprattutto se irregolare, costretta ad emigrare dai paesi dipendenti verso le metropoli del mondo “sviluppato”. Si tratta infatti di manodopera a buon mercato da utilizzare per fomentare divisioni all’interno della classe lavoratrice, precarizzare il lavoro, abbassare i salari e aumentare così il tasso di sfruttamento. Sono state proprio le leggi Turco Napolitano e Bossi Fini a produrre clandestinità stabilendo periodici flussi di entrata e vincolando il permesso di soggiorno al contratto di lavoro.

 

Le politiche europee sull’immigrazione

 

Gli attacchi del governo Berlusconi ai lavoratori immigrati raccolgono il testimone dal governo Prodi che si è mosso sulla stessa linea di “emergenza” ed entrambi gli schieramenti dell’alternanza borghese inquadrano le loro politiche in ambito europeo. Ne è una prova il recentissimo accordo sulla “Direttiva rimpatri”, ennesimo inasprimento dell’Ue sull’immigrazione “irregolare”, raggiunto in sede Ue dagli ambasciatori (Coreper) e dai Ministri degli Interni dei 27 paesi europei. La direttiva, in approvazione entro il mese di giugno presso il parlamento europeo, frutto del lavoro di Frattini da commissario Ue e di accordi tra i principali paesi imperialisti europei (Francia, Spagna, Italia) prevede: la detenzione degli immigrati irregolari per 6 mesi, prolungabili fino a 18 (gli stessi 18 mesi di detenzione proposti da Maroni) solo sulla base di un atto amministrativo; il divieto di reingresso nei Paesi dell’Unione per 5 anni; l’espulsione e la detenzione di minori; la possibilità di trattenere anche i richiedenti asilo per tutto il periodo di attesa per il riconoscimento dello status.

 L’Ue ha in atto un piano globale contro l’immigrazione clandestina e di difesa delle proprie frontiere, che viene chiamata eufemisticamente “costruzione dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia” e che nella realtà equivale a dire: distinzione tra immigrazione “legale” e immigrazione “illegale”. Il primo caso riguarda lavoratori specializzati richiesti dalle imprese ‑ che si pretende debbano già aver acquisito, sin dai loro paesi di origine, la conoscenza della lingua e delle leggi dei paesi di accoglienza ‑ con contratti e permessi di soggiorno limitati nel tempo. Nel secondo caso rientrano tutti quei lavoratori “clandestini” necessari, comunque, per alimentare l’economia sommersa, per i quali viene pianificata una politica di controllo poliziesco. Più del 60% dei finanziamenti Ue per le politiche migratorie è destinato al controllo dei flussi e alla difesa dei 91.000 chilometri di frontiere terrestri e marittime dell’Ue.

Con l’istituzione dell’agenzia europea Frontex è stata realizzata una vera e propria militarizzazione delle frontiere e con accordi bilaterali sono stati creati “campi di internamento” per immigrati illegali nei quali si stipano migliaia di migranti fino al momento del loro rimpatrio. Inoltre i governi della Ue hanno firmato accordi con i paesi di origine, nei quali gli “aiuti economici” (associati per altro all’impianto in loco di multinazionali europee) sono subordinati al rimpatrio degli immigrati, alla repressione dell’immigrazione e alla vigilanza delle frontiere.

 

Lavoratori immigrati ed europei uniti nella lotta: l’unico nemico è il capitalismo

 

I lavoratori immigrati costituiscono una parte sostanziale della classe operaia europea nei settori dell’edilizia, agricoltura, industria e nei servizi domestici, tra i quali quelli di cura alla persona, in supplenza ad uno stato sociale ormai destrutturato e privatizzato. Ma le politiche repressive e di sfruttamento europee hanno creato nelle città veri e propri ghetti, divisione tra le stesse comunità di immigrati e tra immigrati legali e clandestini, oltre che divisioni all’interno della stessa classe lavoratrice tra lavoratori immigrati e nativi, come dimostrano diffusi episodi di intolleranza razzista e xenofoba tra gli stessi proletari. A ciò si aggiungano i tradimenti della socialdemocrazia e delle burocrazie dei sindacati concertativi che, appoggiando i governi nazionali, assecondano anche le loro leggi contro gli stranieri e non difendono l’insieme della classe operaia.

È necessario recuperare l’unità di classe dei lavoratori immigrati e nativi in una battaglia contro i piani europei di supersfruttamento, di riforme del lavoro, di tagli alle spese sociali, di privatizzazione, di delocalizzazione e di ricolonizzazione. È necessaria una lotta internazionale contro le espulsioni e per la regolarizzazione di tutti gli immigrati, contro le politiche militari e repressive dei governi e dell’Ue; per il diritto incondizionato all’asilo; contro ogni aggressione razzista e xenofoba; per la sindacalizzazione dei lavoratori immigrati e per i pieni diritti politici e sociali.

 

 

 

La parola agli immigrati

Intervista a Aboubakar Soumahoro, lavoratore immigrato della Costa d’Avorio

 

a cura di Susanna Sedusi

 

Abbiamo incontrato Aboubakar all’assemblea sindacale nazionale organizzata a Milano il 17 maggio scorso da Cub, Confederazione Cobas e Sdl intercategoriale, un’importante iniziativa che ha visto la partecipazione di migliaia di delegati. Dalla stragrande maggioranza degli interventi sono emerse sia la presa d’atto della sostanziale omogeneità delle politiche dei governi di entrambi gli schieramenti sia la forte esigenza di unità del sindacalismo di base superando l’attuale frammentazione. L’assemblea si è chiusa con una mozione conclusiva votata all’unanimità il cui testo è reperibile sul nostro sito internet (www.alternativacomunista.org). Lì si può trovare inoltre il testo di un documento diffuso all’assemblea come contributo alla discussione dal titolo “Costruiamo su basi di classe la sinistra sindacale” firmato da alcuni attivisti del sindacalismo extraconfederale di diverse categorie.

L’intervento nell’assemblea di Milano di Aboubakar è stato incisivo e coerente e ha suscitato l’entusiasmo della platea per la sua chiarezza e determinazione, strappando un lungo applauso.

 

Da quanti anni sei in Italia e quali sono state le tue esperienze di lavoro?

Sono in Italia da quasi sette anni. In questo periodo ho cambiato mille lavori e ho conosciuto i più diversi ambienti di lavoro, dalla raccolta nei campi al lavoro operaio di fabbrica, dal lavoro nei cantieri edili al benzinaio ecc. ecc.

 

Cosa pensi della condizione dei lavoratori in Italia ?

Penso che non ci siano distinzioni tra lavoratori italiani e stranieri nel senso che tutti in questo momento in Italia sono sottoposti allo sfruttamento in nome della massimizzazione dei profitti. Penso che si sia aperta una nuova era di schiavismo. Mentre i lavoratori italiani subiscono gli effetti della Legge 30 (tutte le forme del lavoro precario) i lavoratori stranieri soffrono per la condizione di schiavismo che deriva dall’essere privi del permesso di soggiorno (in Italia sono 800.000 i lavoratori stranieri in questa condizione impiegati in diversi settori: edilizia, piccola e media industria, lavoro domestico). Negli ultimi anni in Italia il peggioramento delle condizioni di lavoro è generalizzato e all’ultimo anello della catena stanno i lavoratori stranieri. La situazione attuale in Italia è caratterizzata dall’attacco da parte del padronato in nome del rilancio dell’economia italiana, dell’accumulazione capitalistica. In passato le rivendicazioni erano per il miglioramento delle condizioni di lavoro, ora l’obiettivo sono i diritti minimi, diritto di parola, diritto di organizzazione sindacale.

 

Qual è il ruolo del sindacato oggi?

Il sindacato non è presente in molti luoghi di lavoro, nelle piccole aziende; deve farsi carico delle vicende metropolitane, deve andare nelle assemblee di quartiere, interpretare nuovi fenomeni, non può stare solo nei posti di lavoro. Inoltre non deve piegarsi al governo e nemmeno al governo ombra, deve fare la sua parte, deve mantenere la sua autonomia. Non deve fare il “portatore d’acqua” con la concertazione, deve essere meno dietro le scrivanie e più sul territorio, deve portare l’elemento della solidarietà.

 

Qual è la condizione dei lavoratori in Costa d’Avorio?

La situazione dei lavoratori nel mio paese è simile a qui, l’accumulazione di profitti non ha frontiere. Dobbiamo avere una visione rivolta all’altra parte del mondo. Ci sono anche in Costa d’Avorio situazioni in cui i diritti sono calpestati, condizioni di lavoro miserabili o di assoluta schiavitù. Anche lì sono presenti tante organizzazioni sindacali ma ciò che conta per il sindacato è mantenere l’autonomia. Si dice che la democrazia è figlia dell’occidente, anche lì c’è democrazia ma si interpreta in vari modi.

 

Qual è la tua esperienza nel sindacato in Italia?

La mia esperienza sindacale inizia nei luoghi di lavoro che ho frequentato, che sono stati i più diversi, tutti luoghi in cui la presenza sindacale è scarsa. Ora mi occupo del settore immigrazione per la Rdb-Cub, faccio parte del Comitato Immigrati in Italia in cui sono presenti diverse comunità e la cui attività è molto intensa. Le nostre principali parole d’ordine sono: permesso di soggiorno per tutti i lavoratori stranieri e lotta al razzismo, non solo quello degli italiani nei confronti degli stranieri bensì anche quello tra le diverse comunità di immigrati. A questo proposito vorrei ricordare la nostra prossima iniziativa pubblica a Napoli il 28 giugno organizzata dal Comitato Immigrati di Napoli a cui hanno aderito numerose associazioni e sindacati.

L'estrema destra europea e italiana

Antifascismo all'ordine del giorno 

 

Le prime pagine dei quotidiani vicini al centrosinistra, come Repubblica e il Manifesto, ora che al governo c'è lo schieramento avverso, si ricordano di citare le violenze perpetrate dai gruppi neofascisti nei confronti di immigrati e attivisti dei movimenti. Si tratta di violenze che negli anni scorsi, in pieno governo Prodi, spesso e volentieri venivano occultate per non disturbare la "pace sociale" del governo Prodi. Sono fenomeni che non esplodo ora, ma che si sono diffusi negli ultimi decenni, avallati dai governi di entrambi gli schieramenti. Ne abbiamo parlato con Mirko Seniga, del Comitato permanente antifascista di Crema e Cremona.

 

Si stanno diffondendo e radicando, a livello europeo, gruppi neonazisti e neofascisti. Come spieghi questo fenomeno?

I gruppi neonazisti e neofascisti delle varie realtà europee affondano le loro radici e origini alla fine della seconda guerra mondiale, quando furono sdoganati e arruolati dai servizi segreti con scopi anticomunisti durante la guerra fredda. Il periodo che scosse l’Europa per il fenomeno naziskin fu il decennio 1989-1999, anni durante i quali in Germania, Austria, Francia, Inghilterrra, Italia, Spagna, Grecia, Romania, Ungheria, Russia si sono verificati veri e propri casi di guerriglia ai danni di ostelli, moschee, pestaggi di stranieri in genere; anni di omicidi e bombe con veri e propri casi di terrorismo nero (Austria, Italia).

Alle spalle di questi neonazisti ci sono spesso partiti e movimenti organizzati con precisi obiettivi politici. Le giovani teste rasate vengono arruolate nelle curve degli stadi, nei quartieri più disagiati dove possono sfogare la loro rabbia e il loro odio verso il diverso, "colpevole" di rubare il lavoro a chi è nativo di quel paese, di "portare criminalità". Con la caduta del muro di Berlino, in Germania, Austria, Italia le aggressioni neonaziste si sono moltiplicate, in particolare nella ex DDR: proprio in queste regioni i partiti di estrema destra tedeschi trovano oggi maggior consenso e militanti.

 

Quali sono le regioni europee maggiormente colpite da questo fenomeno e perché? Esiste un progetto comune dell'estrema destra europea?

I cambiamenti economici e sociali in Europa hanno fatto sì che il populismo, il nazionalismo, il razzismo, propagandati anche dai partiti di estrema destra, si radicassero con più facilità nella società. La conseguente diffusione di organizzazioni di estrema destra è avvenuta grazie all’indifferenza e alla copertura da parte di forze governiste, sia di destra che di sinistra. La destra estrema, che raccoglie successi elettorali all’inizio del nuovo millennio, non rappresenta solo i rigurgiti fascisti e nazisti del secolo scorso: è una destra moderna, dai mille volti, che non può essere ridotta agli schemi consueti e tradizionali. Non bisogna tralasciare il fatto che esistono differenze da Paese a Paese. Gli occhi dell’opinione europea, e dei media internazionali, sono sempre puntati quasi esclusivamente su due nazioni: Germania e Austria. Ma si sta ricostituendo una "Terza internazionale nera"? I fatti testimoniano collegamenti e incontri periodici tra i vari soggetti della destra estrema europea: tra la Falange spagnola, Forza nuova (Italia) e l’Npd tedesca di Udo Voigt. La situazione più eclatante in cui si manifestò la volontà di riunire le realtà nazifasciste europee fu in Grecia nel 2005. In quella situazione le varie formazioni di estrema destra - da Forza nuova alla Falange, da Le Pen alla Npd tedesca, più varie formazioni austriache, greche ecc - furono accolte da una guerriglia urbana guidata dagli antifascisti locali che durò tre giorni sino ad impedire l’evento.

 

3) Per quanto riguarda l'Italia, come descriveresti il panorama attuale dei gruppi di estrema destra?

Forza Nuova rappresenta indubbiamente l’organizzazione emergente nel campo della destra radicale. Fondata nel 1997 da Roberto Fiore e Massimo Morsello (condannati per associazione sovversiva e banda armata, a lungo latitanti a Londra), si pone in continuità “ideale” con Terza Posizione, raggruppamento eversivo della seconda metà degli anni ’70. Forza Nuova si ispira come modello al “mitico” (ovviamente per loro ) ultracattolico e antisemita movimento della Guardia di Ferro, nato in Romania negli anni ’30, da cui anche simbolicamente la scelta della data di costituzione : il 27 settembre, giorno di San Michele Arcangelo, patrono proprio della stessa Guardia di Ferro. In bilico fra richiami al fascismo storico (“Le leggi sociali fasciste furono la luce del mondo”) e al tradizionalismo cattolico, punta a costruire un vero e proprio partito, darsi uno sbocco parlamentare ed egemonizzare l’intera destra neofascista.

Per ora ha aggregato schegge sparse dell’area radicale (dalla Fiamma Tricolore al “Fronte” a settori di Alleanza Nazionale), ma, soprattutto, quasi tutto ciò che era rimasto delle vecchie e disperse bande di nazi-skin, sua vera attuale base militante. Numerose sono le sedi aperte in giro per il Paese: dispone, come è noto, di notevoli mezzi finanziari derivanti dalle mai chiarite attività commerciali e imprenditoriali impiantate in Inghilterra. Dopo l’omicidio di Nicola a Verona, non a caso due imputati dell’omicidio sono fuggiti attraverso l’Austria raggiungendo proprio l’Inghilterra (dove Fiore al servizio dell’MI6 ha evitato di finire in carcere). Nel solco del tradizionalismo cattolico, Forza Nuova pone in cima al proprio programma l’abrogazione delle leggi abortiste e la difesa della “famiglia”, oltre al ripristino del Concordato fra Stato e Chiesa del 1929. E’ certamente l’organizzazione con le più ampie superfici di contatto con la destra ufficiale, in particolare con settori di Alleanza Nazionale. Strettissimi sono anche i rapporti con i movimenti “tradizionalisti”, tra gli altri Militia Christi.

Tra i suoi dirigenti, non a caso, vi sono anziani protagonisti dell’oscurantismo cattolico come Piero Vassallo, autore nel 1959 di un saggio in difesa dei criminali nazisti processati a Norimberga. Ultimamente recluta anche vecchi arnesi provenienti direttamente dalla “strategia della tensione” come Mario Di Giovanni (una vecchia militanza in Avanguardia Nazionale) e Nico Azzi (accusato della famosa fallita strage sul treno Genova-Roma del 7 aprile 1973).

Gran parte delle bande di nazi-skin si muovono ormai nell’orbita di Forza Nuova che, sotto questo profilo, tenta di rilanciare il vecchio progetto di Base Autonoma, sostanzialmente un coordinamento stabile delle diverse realtà nazi-skin su scala nazionale. L’iniziativa di Base Autonoma, intrapresa agli inizi degli anni ’90, passò attraverso la costruzione di alcune associazioni (il Veneto Front Skinheads e Azione Skinhead a Milano ), un centro di coordinamento (Skinheads d’Italia) ed il rapporto con alcune formazioni della destra radicale (in particolare il Movimento Politico di Maurizio Boccacci). Ancora attivo è il Veneto Front Skinheads che riconosce esplicitamente come propri riferimenti Julius Evola e Alfred Rosenberg (il teorico della razza nel Terzo Reich), l’Oas, la rumena Guardia di Ferro e il Ku-Klux-Klan.

 

Quali sono le riviste e le case editrici che fanno riferimento all'estrema destra in Italia?

Tra le riviste, oltre a Orion, occupa un posto di riguardo Uomo Libero diretta da Piero Sella, attiva da circa vent'anni. Nell’ultimo decennio Uomo Libero è stata in Italia la cassa di risonanza del movimento negazionista dell’Olocausto e dei campi di sterminio. Le principali case editrici, per vastità di catalogo, continuità e presenza editoriale, sono invece sicuramente: le Edizioni Settimo Sigillo (300 titoli in catalogo, venti collane, edita anche la rivista revisionista Storia e verità); le Edizioni AR, fondata nel 1964 da Franco Freda; la Società Editrice Barbarossa; le Edizioni del Veltro di Claudio Mutti. Di rilievo anche le Edizioni Mediterranee, dirette da Gianfranco De Turris, impegnate in questi ultimi anni a ristampare le opere principali di Julius Evola (De Turris è al tempo stesso il presidente della stessa “Fondazione Evola”).

In ambito discografico, sono due le realtà degne di menzione: Rupe Tarpea (agenzia di produzione e commercializzazione romana) e Tuono Records (casa discografica fondata alla fine degli anni ’80 nell’ambito del Veneto Front Skinheads). Attraverso il sito di Perimetro, legato a Rupe Tarpea, è possibile ascoltare, tra le tante, le canzoni di Massimo Morsello (una in particolare è dedicata all’ex-generale delle Waffen-SS e criminale nazista Léon Dégrelle), come di diversi gruppi dai nomi inequivocabili: Intolleranza, Corona Ferrea e Hyperborea. Una segnalazione: la Tuono Records produce il gruppo musicale dei 270 Bis; il cantante si chiama Marcello De Angelis, già esponente di Terza Posizione, a suo tempo condannato per associazione sovversiva. De Angelis è anche attualmente direttore della rivista Area, mensile della destra sociale di Alleanza Nazionale. Il pezzo forte dei 270 Bis, manco a dirlo, è una canzone dal titolo “Claretta e Ben”, dedicata alla Petacci e a Mussolini. Una strofa: "...io ho il cuore nero e me ne frego e sputo in faccia al mondo intero".

 

4) Pensi che i governi di centrodestra e centrosinistra abbiano avuto delle responsabilità nel favorire la diffusione di questi fenomeni? Puoi fare qualche esempio?

 

Molti partiti della destra estrema sono cresciuti sotto l’ala dei patiti istituzionali. Anche il minuscolo raggruppamento fondato da Gaetano Saya, il Nuovo Msi-Destra Nazionale, che aveva fatto parlare di sé alle elezioni del 2006 per alcuni arresti, ha avuto l’onore di un incontro ufficiale con Silvio Berlusconi, con tanto di foto scattate a Palazzo Grazioli a celebrare l’evento, pubblicate sul sito del gruppo (non molto tempo fa parzialmente oscurato per i suoi contenuti razzisti): il Presidente del Consiglio si è fatto ritrarre accanto alla moglie di Gaetano Saya, impossibilitato ad intervenire causa arresti domiciliari. Dal canto suo, il Movimento Idea Sociale, l’ultima creatura di Pino Rauti, lo storico fondatore di Ordine Nuovo, si è da tempo posizionato nello schieramento di centrodestra.

Per quanto riguarda il centrosinistra, compresa “l’ala radicale” dell'Arcobaleno, in questi venti anni ha sempre avuto un’ atteggiamento lassista, indifferente, spesso accondiscendente.

Dopo la morte di Dax ci fu Renato Biagetti ora Nicola e tutto tace; bruciano i campi Rom si fanno leggi razziste il clima di odio e palpabile in qualsiasi realtà e i sindaci di centrosinistra fanno di tutto per scavalcare a destra i colleghi dello schieramento opposto. I comuni governati dal centrosinistra da anni in nome della "democrazia" concedono spazi pubblici, sale, piazze a Forza Nuova e quindi sono complici di aver favorito il loro radicamento sul territorio nazionale.

 

Pensi che l'antifascismo debba essere all'ordine del giorno di un partito rivoluzionario?

Oggi come ieri gli antifascisti, gli operai, i comunisti sono i principali obiettivi per queste forze nazifasciste, ma non dimentichiamo che è il sistema, il capitale, che tira le fila dei suoi burattini, quindi il movimento antifascista deve essere prima anticapitalista per evitare gli errori commessi dalla seconda guerra mondiale fino ad ora. Per non incorrere negli stessi tragici sbagli serve una guida un vero partito rivoluzionario, per un'alternativa di sistema.

 

 

 

 

Scuola e università

Cosa bolle in pentola

 

Luca Bonomo

 

Mariastella Gelmini, trentacinque anni di Brescia, è uno dei volti nuovi appena subentrati nel governo Berlusconi. Sconosciuta fino a poco tempo fa nel panorama politico nazionale, ha raggiunto l’apice del suo eccellente curriculum con una sfiducia nell’anno 2000 da presidente del consiglio comunale di Desenzano, per inoperosità! “Rimandata a settembre” (giusto per restare in tema), ha svolto dei corsi di “recupero” con test finali superati a pieni voti: lei stessa, intervistata, ha sottolineato l’excursus formativo diretto dal nuovo presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Insediatasi poco più di un mese fa nel palazzo di viale Trastevere, il nuovo ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca Scientifica sta cominciando ad elaborare nuovi piani volti allo smantellamento dell’istruzione pubblica.

 

Ennesimi tagli in arrivo

 

Le ultime notizie confermano quel che facilmente era da aspettarsi. I tagli alla scuola imposti dall’ultima finanziaria del governo Prodi diventano esecutivi. Il ministero del MIUR ha infatti inviato ai direttori degli uffici regionali una circolare con la quale predispone un numero inferiore di cattedre rispetto a quelle decise nei mesi scorsi: in sostanza verranno tagliati 10.000 posti da insegnante. Come sempre per risanare le casse dello Stato (che comunque nel sistema capitalista odierno non verranno mai più riempite), si ricorre a spremere il sangue della classe operaia e meno abbiente.

In continuità con quanto fatto dal papista Fioroni, si conferma il vecchio intreccio, distruttivo per gli studenti, che riguarda il recupero dei debiti scolastici. Il ministro Gelmini ha deciso di non ledere l’operato dell’ex ministro della Scuola Pubblica; con una circolare emessa di recente ha sancito di voler dare maggiore autonomia ai singoli istituti scolastici per quanto riguarda l’organizzazione dei corsi, con lo stanziamento di fondi per rendere possibile tale iniziativa: si parla di 57 milioni di euro per sostenere i corsi di recupero estivi, che si sommeranno ai 197 milioni già stanziati. In sostanza un ulteriore inutile finanziamento che di fatto rende poi effettivo il taglio di 10.000 cattedre.

Ultimamente si sono susseguite alcune mobilitazioni di piccola taglia che chiedevano l’abrogazione del decreto Fioroni, contro il rinvio dell’esame di riparazione a settembre e dell’afoso corso di recupero estivo. La Gelmini ha affermato nei giorni scorsi di conservare questa tipologia di risoluzione, l’unica in grado di far accedere poi all’Università solo i più meritevoli. La meritocrazia! ecco un altro punto importante che il nuovo ministro vuole realizzare, in ossequio ai suggerimenti della neopresidente di Confindustria Emma Marcegaglia.

 

Università: assalto finanziario del governo e aggressioni premeditate dai fascisti

 

Ci hanno ridotti a studiare nelle aziende del finto sapere! Ormai non c’è alcuna distinzione tra Università pubblica e privata, sono entrambe alla pari. I tagli del governo però sono sempre all’ordine del giorno con conseguenti aumento delle tasse universitarie e riduzioni degli stipendi dei lavoratori negli atenei. Su questo tema la Gelmini non ha ancora riferito nulla, ha pensato che sia meglio riflettere sotto le palme delle Maldive per ora, per poi scagliare un ferreo decreto ad hoc.

Nel frattempo però non si è tirata fuori dall’affaire Sapienza, riguardo l’aggressione subita da alcuni studenti dei collettivi di sinistra. La vicenda è nata previa concessione da parte del preside della facoltà di Lettere Pescosolido, di un’aula per una conferenza sulle Foibe, organizzata dalla fazione universitaria di Forza Nuova: “Lotta Universitaria”. Gli studenti dei collettivi di sinistra sono stati vittime di un agguato di stampo fascista, dopo che con l’occupazione della presidenza avevano costretto il preside Pescosolido ad annullare la conferenza di questa forza neofascista. Varie sono state le iniziative e le mobilitazioni svoltesi dopo l’accaduto e, numerose soprattutto le contestazioni al preside della facoltà di Lettere. Subito è arrivata la solidarietà nei confronti del preside da parte della Gelmini che ha gettato fango sulle mobilitazioni dei collettivi di sinistra facendogli capire che dal prossimo ottobre sarà duro scontro!

Di questo noi non dobbiamo aver paura. Se il ministro è così desiderosa di vedere di che pasta siamo fatti, non vediamo l’ora di mostrargli la nostra forza combattiva. Il Partito di Alternativa Comunista invoca una mobilitazione di massa contro il governo attuale e il suo operato. Gli studenti dovranno organizzarsi e colpire uniti, subito al ritorno nei luoghi di studio dopo la pausa estiva. Il frazionismo non serve, né serve rivendicare l’occupazione di piccoli spazi democratici; solo la lotta paga, una lotta che dovrà unificare le varie vertenze in materia di lavoro, studio e immigrazione, unica radicale riposta all’ennesimo governo dei padroni.

Il contratto collettivo nazionale di lavoro

Una ricostruzione storica, per capire l'attuale messa in discussione

 

Antonino Marceca

 

Karl Marx nel testo Lavoro salariato e capitale così descrive la condizione operaia nel sistema capitalistico: “La forza-lavoro è dunque una merce, che il suo possessore, il salariato, vende al capitale. Perché la vende? per vivere”. E' una merce particolare proprio perchè produce plusvalore: profitto per il capitalista. Il prezzo della forza-lavoro in assenza di contrattazione collettiva è vincolato alla contrattazione individuale, ma questa rende l’operaio solo di fronte al capitalista e quindi ricattabile.

Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (Ccnl) è quindi un accordo stipulato tra organizzazioni padronali e sindacati dei lavoratori per regolare questo rapporto antagonistico per un periodo determinato. Il Ccnl prescrive delle condizioni valide per tutti i lavoratori di una determinata categoria, questo fatto è di estrema importanza perchè tutela anche i lavoratori non sindacalizzati. I Ccnl attuali hanno una durata di quattro anni per la parte normativa e due anni per la parte economica. Se durante una vertenza non si perviene a un accordo, il ministro del lavoro può decidere un “lodo governativo” e imporre le condizioni del contratto. Il Ccnl fino ad ora è stato sovraordinatore rispetto alla contrattazione aziendale, pertanto questa può derogare rispetto a quella nazionale solo in senso più favorevole ai lavoratori. Ne deriva che la contrattazione collettiva e il suo prodotto, il Ccnl, è uno strumento di unità e solidarietà tra i lavoratori, l’unico strumento che nel sistema capitalistico può realmente migliorare le condizioni salariali e normative. Ma è bene sottolineare che si tratta di uno strumento riformistico soggetto ai rapporti di forza tra le classi, tant'è vero che oggi, che i rapporti di forza si sono spostati a vantaggio del padronato, il contratto collettivo è messo in discussione.

 

Alle origini del contratto

 

In Italia le principali federazioni sindacali dell’industria e della agricoltura si costituirono nel 1901 e con esse le prime piattaforme sindacali di categoria. All’inizio del secolo scorso il combinarsi tra offensiva padronale ed eccidi di Stato portò il 16 settembre 1904, per iniziativa della Camera del Lavoro di Milano, al primo sciopero generale nazionale. La necessità dell’unità di classe tra tutte le categorie condusse a inizio ottobre del 1906, per iniziativa della Fiom, al Congresso costitutivo della Cgdl, la cui maggioranza riformista indirizzò il sindacato verso i seguenti obiettivi: l’intervento per riforme legislative e sociali e l’introduzione di un sistema contrattuale nelle relazioni industriali basato sul principio della contrattazione collettiva.

Qualche settimana dopo la nascita della Cgdl fu siglato il primo Contratto Collettivo di Lavoro tra la Fiom e la Società automobilistica Itala di Torino che prevedeva minimi salariali e il riconoscimento della Commissione Interna. Nel luglio 1906 nacque a Torino la Lega Industriali, prima organizzazione padronale intercategoriale. La controffensiva padronale portò dopo il 1908 allo smantellamento dell’accordo del 1906. Nel corso del biennio rosso 1919-1920 la mobilitazione operaia riprese con questi obiettivi: forti aumenti salariali contro il caro-vita, otto ore di lavoro, 12 giorni di ferie, riconoscimento delle commissioni interne, sostituzione dei contratti regionali firmati durante la guerra con uno nazionale. Il movimento assunse carattere preinsurrezionale, si costituirono i comitati di fabbrica e si occuparono le officine, ma per responsabilità del Partito socialista e della burocrazia sindacale la lotta terminò con la sconfitta operaia e lodo ministeriale. Nel 1926 il fascismo, dopo aver distrutto le organizzazioni operaie, riconobbe il sindacato fascista quale organo di diritto pubblico con la facoltà di stipulare contratti validi erga omnes, ponendo fine alla libertà sindacale. Il conflitto operaio riprese con gli scioperi nella primavera del 1943 e 1944, le commissioni interne vennero ricostruite. Dopo la firma del Patto di Roma il 3 giugno 1944, il primo congresso della Cgil si tenne a Napoli tra gennaio e febbraio 1945, dopo una scissione nacqero nel 1950 la Cisl e poi la Uil.

 

I modelli sindacali di Cgil e Cisl

 

Nel secondo dopoguerra si delinearono due modelli coontrattuali: La Cgil presentò un modello centralizzato con prevalenza del livello interconfederale rispetto al livello di categoria, del livello territoriale rispetto al livello aziendale. Questo modello si fece portatore da un lato della ricostruzione capitalistica attraverso “pace sociale”, “tregua salariale”, “sblocco dei licenziamenti”, dall’altro di una perequazione approssimativa tra i lavoratori di tutte le categorie e di tutte le regioni, anche attraverso l’introduzione dell’indennità di contingenza (scala mobile) in un quadro di gabbie salariali territoriali e per gruppi merceologici industriali. Il modello Cisl riconosceva una comunità di interesse fra lavoratori e imprese, proponeva la partecipazione del sindacato ai consigli di amministrazione delle aziende e intendeva sostituire il contratto nazionale con una contrattazione aziendale subordinata ai risultati della produttività. In quest'ottica, il contratto di categoria sarebbe stato destinato a mera registrazione dei minimi salariali e normativi, di raccordo tra i due livelli, mentre l’accordo-quadro avrebbe acquisito la funzione di controllo centralizzato del sistema contrattuale e di raccordo con la politica economica concordata tra governo e parti sociali. Una concezione del sindacato che la recente Conferenza di organizzazione della Cgil dopo oltre mezzo secolo ha fatto propria.

 

Il nuovo modello contrattuale

 

IL 7 maggio 20'08 Cgil, Cisl e Uil hanno elaborato un testo unitario sulla riforma del modello contrattuale, il testo verrà portato al tavolo dove siederanno le associazioni padronali e i rappresentanti del governo Berlusconi per ulteriori mediazioni al ribasso.

Si tratta di una modifica del modello contrattuale concertativo, nato dai famigerati accordi del luglio 1992-1993, esattamente opposta a quella che servirebbe ai lavoratori e alle lavoratrici per aumentare salari, diritti e tutele: un modello contrattuale e sindacale conflittuale. Il nuovo modello contrattuale assume i contenuti programmatici di Confindustria e, nei fatti, porta a compimento il protocollo Damiano sul mercato del lavoro del 23 luglio 2007. I contratti nazionali, pubblici e privati, saranno triennali attraverso il "superamento del biennio economico (…) unificando così la parte economica e normativa", un meccanismo che riduce ulteriormente i salari. Il Ccnl, oltre ad assumere i caratteri di un "centro regolatore dei sistemi contrattuali", affida il "sostegno" del salario al concetto di "inflazione realisticamente prevedibile", in continuità quindi con il concetto di "inflazione programmata" finora utilizzato e che ha portato i salari italiani ai livelli più bassi di tutta l’Unione Europea. In questo modo viene espunta la funzione del Contratto nazionale: la difesa dei diritti e delle tutele, la lotta per l'aumento salariale e la funzione solidaristica tra tutti i lavoratori; infatti solo nel 10% delle aziende (meno del 30% dei lavoratori) si effettua la contrattazione di secondo livello, mentre in tante aziende manca qualsiasi tutela sindacale.

La contrattazione di secondo livello (aziendale e territoriale), rafforzata da misure di “detassazione” e “decontribuzione”, viene definita “accrescitiva”. Un concetto che viene subito esplicitato subordinando eventuali quote di salario agli obiettivi aziendali: produttività, qualità, redditività, efficienza, efficacia.

Dopo aver costruito un impianto di totale subordinazione del lavoro salariato al capitale, la burocrazia sindacale pone i paletti a difesa del monopolio della rappresentanza (cioè quali organizzazioni sindacali hanno diritto a sedere al tavolo delle trattative): per il pubblico impiego viene utilizzata l’attuale normativa, per il settore privato viene indicato il Cnel per la certificazione utilizzando i dati associativi rilevati dall’Inps e i consensi elettorali risultanti ai verbali elettorali delle Rsu.

Per quanto riguarda l’approvazione degli “accordi bidone”, verrà lasciata ampia autonomia alle categorie; per quanto riguarda gli accordi confederali verrà seguito il meccanismo truffaldino praticato per l’approvazione dell’accordo del 23 luglio 2007 facendo votare pensionati e lavoratori, ma senza garanzie per chi dissente. E questa la chiamano democrazia sindacale! Intanto la nuova presidente degli industriali, Emma Marcegaglia, ha dichiarato che di accordi territoriali non se ne parla, mentre preferisce quelli aziendali e individuali, ha elogiato il governo Berlusconi per la detassazione degli straordinari e per le voci del salario variabile (premi e incentivi). Il salario di merito ci riporta indietro agli anni ‘50 con le gabbie salariali, l'individualismo, il crumiraggio, il cottimo.

 

Costruiamo un fronte unico di lotta

Di fronte a questo scenario è necessario indicare una strada di resistenza e di lotta che respinga le politiche padronali, della burocrazia sindacale e del governo.

La sinistra Cgil - Rete 28 aprile, Lavoro e Società, maggioranza Fiom - seppur con evidenti contraddizioni ha respinto il nuovo modello contrattuale, ma questo dissenso per essere credibile deve essere portato nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro. L'assemblea del 17 maggio a Milano promossa da Rdb Cub, Conf. Cobas, SdL ha segnato la volontà di stringere le file e lottare con più forza contro il governo e il padronato. Riteniamo si tratti di fatti importanti, un primo passo per costruire un fronte unico di lotta - operaio e popolare, sindacale e politico - che coinvolga tutte le forze del movimento operaio, le forze politiche della sinistra di classe e tutto il sindacalismo rivendicativo e conflittuale. Un fronte unico da costruire nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nei quartieri popolari, sulla base di una piattaforma unificante che sia in grado di unire lavoratori, precari, immigrati, disoccupati, studenti: l'obiettivo è quello della cacciata del governo Berlusconi, dal versante dei lavoratori e della mobilitazione di massa.

 

La lotta delle donne

 

L’altra metà del cielo sfruttata, precaria e discriminata.

 

Susanna Sedusi

 

Ormai non si contano più gli studi realizzati da prestigiosi centri ricerche nazionali e internazionali sull’occupazione femminile. La condizione del lavoro delle donne nel mondo e in Italia sta velocemente peggiorando, tanto quanto o più di quella maschile. Uno studio pubblicato dall’Ilo (International Labour Organization) per la giornata mondiale della donna mette in evidenza che “le donne nel mondo che lavorano non sono mai state così numerose, tuttavia il persistere di differenze rispetto ai lavoratori uomini a livello di status, sicurezza del posto di lavoro, salario e accesso all’istruzione sta contribuendo alla ‘femminilizzazione’ dei lavoratori poveri”. In Europa, gli organismi comunitari hanno indicato nella Strategia di Lisbona del 2000, rilanciata nel 2005 per rendere l’Unione Europea l’area più competitiva al mondo l’obiettivo del raggiungimento del 60% delle donne occupate. La realtà dei fatti mostra una condizione molto lontana da queste previsioni, direi proprio utopistica se vista nell’ambito del sistema di produzione capitalistico: in Italia solo il 46% delle donne sono occupate. Questa percentuale raggiunge il 57% nel Nord mentre è tragicamente ferma al 33% circa al Sud. Sono circa 7 milioni le donne in Italia in età lavorativa fuori dal mercato del lavoro. La retribuzione femminile è mediamente inferiore a quella degli uomini e precisamente del 26% circa. Una ricerca dell’Isfol, presentata al Convegno sulle pari opportunità organizzato dal Ministero del Lavoro lo scorso autunno, mostrava i risultati di un’indagine realizzata su un campione di circa 1000 donne lavoratrici italiane e straniere a Torino, Roma e Bari. Il 64% delle donne occupate lavora al nero, senza un contratto, cioè due terzi delle donne occupate sono escluse da qualsiasi diritto e tutela; mentre il 28% dei contratti vengono stipulati ma non rispettati. Il 44% delle lavoratrici dichiarano di accettare un lavoro irregolare per l’impossibilità di trovarne uno regolare. Il 56% delle lavoratrici occupate ha un contratto atipico. Anche all’interno del lavoro atipico le retribuzioni femminili sono molto inferiori a quelle dei lavoratori (56% circa). I tempi di stabilizzazione delle lavoratrici è mediamente doppio di quello dei lavoratori. Da questi pochi dati emerge una situazione di discriminazione e sfruttamento che caratterizzano il lavoro femminile in Italia. Le cause dell’inoccupazione femminile sono principalmente i motivi familiari e la scarsità della domanda. Il lavoro di cura e assistenza a figli, anziani e familiari disabili ricade soprattutto sulle donne, in mancanza di una rete di servizi e di assistenza sociale. Le aziende preferiscono impiegare maschi che, molto meno delle donne, accedono ai congedi parentali. Le misure contenute nel Protocollo sul Welfare approvato l’estate scorsa e cioè l’estensione della tutela per maternità al lavoro parasubordinato e gli incentivi sulla flessibilità degli orari oltre ad essere totalmente insufficienti a incentivare l’occupazione femminile ripropongono inaccettabili condizioni di sfruttamento e una perpetuazione all’infinito di condizioni di precarietà. E’ ora di dire basta a questa condizione di inferiorità in cui è mantenuta la donna, sia quella che si affaccia al mondo del lavoro, a cui viene proposto un cammino di precarietà e insicurezza sia quella che un’occupazione l’ha trovata ma non ha la stessa dignità di quella dei colleghi maschi e non le consente una reale autonomia economica ma solo di integrare il bilancio familiare.Le politiche deboli e concertative dei sindacati confederali non sono più strumento di emancipazione: questa passa solamente attraverso una lotta senza quartiere contro lo sfruttamento e per i diritti e le tutele nel posto di lavoro, attraverso una lotta contro la oppressione di genere e di classe che le donne subiscono nel sistema di produzione capitalistico e da cui si libereranno solo con la costruzione della società socialista.

Detassazione degli straordinari

Un altro regalo per il capitale 

Francesco Doro

 

Cosa prevede la normativa

 

Il 21 maggio 2008 si è riunito a Napoli il primo consiglio dei ministri del nuovo governo Berlusconi. La riunione dell’esecutivo oltre ad approvare i provvedimenti in materia di sicurezza pubblica, diminuzione del carico fiscale, superamento dell’emergenza rifiuti a Napoli e nell’intera regione Campania, ha reso operativa la proposta sbandierata in campagna elettorale e tanto voluta dalla Confindustria: la detassazione degli straordinari.

In pratica dal 1° luglio 2008 sarà applicata in via sperimentale, per la durata di 6 mesi, con scadenza al 1° di gennaio 2009, la tassazione complessiva del 10% sulle ore di lavoro straordinarie effettuate e sui premi aziendali legati alla produttività, l’aliquota agevolata sarà usufruibile fino ad un limite massimo di 3.000 euro. Il provvedimento che costerà 1 miliardo di euro riguarderà circa 9 milioni lavoratori del settore privato con un reddito dichiarato fino a 30 mila euro. A novembre il governo ha fissato una verifica sugli effetti della sperimentazione. In un secondo momento saranno interessati con normativa a regime anche i dipendenti pubblici per ora esclusi.

 

Ma questo provvedimento avvantaggerà i lavoratori?

 

Pagare di più chi lavora di più! Questo è lo slogan che in questo periodo governo e padronato stanno ripetendo a tamburo battente senza alcuna sosta!

Il provvedimento, finalizzato ad incrementare la produttività del lavoro, si inserisce in un quadro in cui l’Italia è collocata agli ultimi posti per quanto riguarda l’importo medio delle retribuzioni nette dei lavoratori. Si calcola che la perdita di salario corrisponde a circa 7 mila euro annui: i fattori che hanno determinato l'attuale condizione derivano dall’abolizione della scala mobile dei salari e delle pensioni nel 1992; dall’accordo sulla concertazione del 23 luglio 1993 tra Governo, Confindustria e Cgil, Cisl e Uil, che ha vincolato le piattaforme contrattuali alla politica economica stabilita dal governo e i salari all’inflazione programmata, mentre la contrattazione a livello aziendale subordinava i lavoratori agli obiettivi dell’impresa; dai ritardi dei rinnovi contrattuali; dal mancato recupero del fiscal drag. A questo si aggiunge la perdita salariale per giovani ed immigrati dovuta all’introduzione dei nuovi contratti precari con il pacchetto Treu del 1997, legge Biagi del 2003 e infine con Protocollo del 23 luglio 2007. La perdita del potere d’acquisto dei salari è dovuta anche all’inflazione cresciuta negli anni del 35%.

La detassazione degli straordinari "incoraggia" la riforma del modello contrattuale che da qui a breve sarà al centro del confronto tra sindacati e imprese, si determinerà quindi una riduzione della copertura contrattuale dei lavoratori e delle lavoratrici, soprattutto della piccola e media impresa, attraverso il ridimensionamento del contratto nazionale, dando la preferenza, ai contratti di zona, aziendali e, come auspicato da Confindustria, alla contrattazione individuale.

E’ evidente che in quadro così devastante per gli stipendi, la detassazione degli straordinari si potrà tradurre per alcuni lavoratori nell’effettivo aumento immediato della busta paga: si stima che ci sarebbe un aumento effettivo di 589 euro, portando l'importo complessivo dello straordinario da 1.594 a 2.183 annui per un lavoratore metalmeccanico con stipendio di 1.300 euro lordi al mese che effettuasse le 250 ore previste annualmente dal contratto. Da questo “beneficio” saranno inevitabilmente esclusi i lavoratori più deboli: quelli che fanno poche ore straordinarie o non sono proprio in condizioni di farle (madri di famiglia, lavoratori anziani, invalidi ecc.), questo provvedimento di natura estremamente flessibile sarebbe conveniente alle imprese che già utilizzano lo straordinario come strumento per evitare nuove assunzioni e quindi danneggiando l’occupazione soprattutto dei giovani, favorendo così il crumiraggio e l’individualismo. L’aumento di ore di lavoro comporterà un peggioramento delle condizioni dei lavoratori, l’aumento dei rischi, degli incidenti  e degli infortuni.

 

Rispondiamo con il rilancio di una piattaforma rivendicativa.

 

Negli ultimi anni le burocrazie sindacali hanno tenuto a freno le lotte operaie di fronte agli attacchi dei governi e dei padroni, che hanno scaricato e intendono ancora scaricare la crisi economica sui lavoratori. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: salari da fame, aumento della precarietà, aumento dell’orario di lavoro, aumento di incidenti e morti sul lavoro, rinnovi contrattuali di categoria a perdere, ridimensionamento della contrattazione collettiva nazionale! Il padronato ringrazia, incassa e rilancia chiedendo i contratti individuali e le gabbie salariali!

Di fronte a questo scenario è necessario rilanciare un fronte unico di lotta da costruire nei luoghi di lavoro, sulla base di una piattaforma unificante e rivendicativa che metta al centro l’emergenza salari, la riduzione di orario a parità di salario, la lotta alla precarietà, contro gli infortuni sul lavoro e per la salvaguardia della contrattazione nazionale,

Solo così si darà inizio alla resistenza e alla lotta contro le politiche regressive del governo e del padronato.

 

 

Venezia: da Porto Marghera alla Nuova Sirma

La crisi la paghino i padroni! 

 

Enrico Pellegrini

 

Nell’immaginario collettivo degli ultimi anni tutto il Nordest viene visto come un territorio ricco, prospero, pieno di opportunità economiche e preso come punto di riferimento per uno sviluppo sociale lineare e pieno di solide prospettive. La cosiddetta “fabricheta” del Triveneto, gestita familiarmente con pochi dipendenti e tanto sacrificio umano, ha retto fino a che ha potuto alla concorrenza internazionale. Una situazione in cui singole realtà produttive (a volte di nicchia) rappresentavano l’unica risposta alla chiusura di grandi centri produttivi aiutate dalla svalutazione della lira di un tempo, ulteriore arma economica di una concorrenza capitalistica spietata fondata su un’estrazione immensa di plusvalore-lavoro. Una miriade di piccole imprese, dunque, consolidava un tessuto economico-produttivo incentrato maggiormente sul tessile, manifatturiero, metalmeccanico e artigianale e sopravviveva accanto a ciò che restava dei grandi colossi di Stato dislocati nell’area di porto Marghera (Eni) e a altre grandi imprese sparse ovunque in tutto il territorio veneto (Benetton, Marzotto, Aprilia, De Longhi ecc).

 

Delocalizzazione e sfruttamento

 

Nel tempo la crisi di sovrapproduzione mondiale imponeva la delocalizzazione produttiva e una modifica radicale del territorio che necessitava di assetti infrastrutturali diversi adatti a raccogliere merci prodotte altrove, nel sudest asiatico o nella vicina Romania.

Il bel miracolo era svanito; improvvisamente le leggi di un mercato capitalistico affamato di lavoro dequalificato e sottopagato mettevano in crisi profonda centinaia e centinaia di aziende; cresceva la disoccupazione assorbita solo in parte dall’immensa giostra del mercato del lavoro commerciale, turistico e dei servizi che non poteva ovviamente reggere alcun paragone in termini di tenuta salariale e continuità occupazionale.

Il Pil del Veneto del 2007 è cresciuto dello 0.6% riferito all’anno precedente: ciò ha significato centinaia di migliaia di precari, bassi salari e innumerevoli morti sul lavoro. Questo lo sviluppo degli ultimi anni di una terra lasciata in balia di se stessa, governata con rapacità capitalistica e ora sottoposta ad una trasformazione radicale in cui i padroni del momento intravedono nel business delle infrastrutture logistiche altre remunerative forme di guadagno e di profitto.

In pratica, si produrrà altrove e si porteranno le merci in loco andando a devastare un territorio in cui domani transiteranno sempre più tir e grandi navi con buona pace di tutti gli ambientalisti locali sempre pronti a sparare contro il pericolo chimico per pura convenienza elettorale.

E’ un contesto che vede crescere tutti i progetti di ampliamento di collegamenti stradali e ferroviari (Romea commerciale, corridoio 5, pedemontana, valdastico sud, passante di Mestre ecc). Tutto ciò che ostacola questa nuova trasformazione atta a convertire in una sorta d’immensa piattaforma logistica l’intera costa nordorientale italiana deve essere cancellato e rimosso malgrado tutto ciò che ne consegue in termini di licenziamenti, chiusura di fabbriche, colate di cemento su moli e porticcioli e privatizzazioni di spazi e territori.

 

Petrolchimico e Nuova Sirma

 

Eclatante al riguardo risulta essere il caso della Nuova Sirma di Marghera e tutto ciò che si profila gettando uno sguardo sull’immenso polo chimico del veneziano. La prima saltata agli onori delle cronache per il fatto di essere una società produttrice di materiali refrattari del “patron” Gavioli con bilanci e produzioni più che invidiabili improvvisamente abbandonata al suo destino e destinata a diventare oggetto di speculazioni feroci sorgendo essa su un’area appetibilissima di circa 26 ettari8 ettari) una società d’interscambio logistico del gruppo Zanardo. Risultato: 280 lavoratori in strada dalla sera alla mattina con la “sinistra radicale” presente in provincia con l’assessorato al lavoro che mercanteggia un mese più o in meno di cassa integrazione! con relativa banchina in cui già oggi opera (

L’intero complesso del petrolchimico, d’altra parte, prefigura scenari ancora  più cupi; il parere favorevole sulla valutazione d’impatto ambientale (VIA) del passato governo relativa al bilanciamento della produzione nel ciclo del cloro non ha ancora lasciato soddisfatti i vertici di Ineos (società chimica acquirente da Syndial, gruppo Eni, l’intera fase produttiva), i quali, se non rilanceranno innovazioni e investimenti stimabili in circa 120 milioni di euro, stimoleranno un futuro effetto domino di chiusure a catena.

Nel petrolchimico lavorano circa 8000 persone senza contare l’enorme indotto e se si considerano altre realtà che già fanno presagire crisi analoghe ( Fincantieri, Aeronavali, Alcoa ecc) è chiaro che stiamo parlando di una tragedia sociale senza precedenti ed assolutamente ingovernabile.

Compito primario è dare piena rappresentanza politica a tutta questa forza-lavoro. S ieri il profitto ieri inquinava le acque della laguna producendo chimica, oggi riduce gli stessi territori in un immenso agglomerato alberghiero e a grandi distese di container e darsene da diporto per i nuovi padroni del mondo.

 

 

 

 

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