Partito di Alternativa Comunista

Contro la fortezza Europa, lotta di classe

Contro la fortezza Europa, lotta di classe

 

Pia Gigli

 

Il governo Berlusconi, appena insediatosi, ha elaborato un nuovo “pacchetto sicurezza” cioè una serie di provvedimenti urgenti, tra i quali l’inasprimento delle misure contro l’immigrazione clandestina, tesi a soddisfare il “bisogno di sicurezza” del proprio elettorato e, al contempo, a creare tra i lavoratori immigrati e rom il terrore attraverso deportazioni e controlli indiscriminati e a legittimare attacchi xenofobi e razzisti come hanno dimostrato le cronache più recenti.

Le norme, in sintesi, tendono ad ampliare i reati per i quali è prevista l’espulsione, danno più poteri ai sindaci in materia di sicurezza urbana, prevedono aggravanti qualora un reato sia commesso da un lavoratore “irregolare” e un inasprimento delle difficoltà per ottenere la cittadinanza con il matrimonio, per l’iscrizione anagrafica e per il trasferimento di denaro nei paesi d’origine. I Cpt diventano Centri di Identificazione e di Espulsione, vere e proprie galere che Maroni vuole realizzare in ogni regione, nei quali la permanenza può essere prolungata fino a 18 mesi. Inoltre sono previste restrizioni in materia di asilo politico e di ricongiungimenti familiari, e addirittura, si propone l’introduzione del reato di immigrazione illegale. Ma la clandestinità è una condizione creata dai governi della borghesia. Il capitale ha necessità di questa enorme forza lavoro, soprattutto se irregolare, costretta ad emigrare dai paesi dipendenti verso le metropoli del mondo “sviluppato”. Si tratta infatti di manodopera a buon mercato da utilizzare per fomentare divisioni all’interno della classe lavoratrice, precarizzare il lavoro, abbassare i salari e aumentare così il tasso di sfruttamento. Sono state proprio le leggi Turco Napolitano e Bossi Fini a produrre clandestinità stabilendo periodici flussi di entrata e vincolando il permesso di soggiorno al contratto di lavoro.

 

Le politiche europee sull’immigrazione

 

Gli attacchi del governo Berlusconi ai lavoratori immigrati raccolgono il testimone dal governo Prodi che si è mosso sulla stessa linea di “emergenza” ed entrambi gli schieramenti dell’alternanza borghese inquadrano le loro politiche in ambito europeo. Ne è una prova il recentissimo accordo sulla “Direttiva rimpatri”, ennesimo inasprimento dell’Ue sull’immigrazione “irregolare”, raggiunto in sede Ue dagli ambasciatori (Coreper) e dai Ministri degli Interni dei 27 paesi europei. La direttiva, in approvazione entro il mese di giugno presso il parlamento europeo, frutto del lavoro di Frattini da commissario Ue e di accordi tra i principali paesi imperialisti europei (Francia, Spagna, Italia) prevede: la detenzione degli immigrati irregolari per 6 mesi, prolungabili fino a 18 (gli stessi 18 mesi di detenzione proposti da Maroni) solo sulla base di un atto amministrativo; il divieto di reingresso nei Paesi dell’Unione per 5 anni; l’espulsione e la detenzione di minori; la possibilità di trattenere anche i richiedenti asilo per tutto il periodo di attesa per il riconoscimento dello status.

 L’Ue ha in atto un piano globale contro l’immigrazione clandestina e di difesa delle proprie frontiere, che viene chiamata eufemisticamente “costruzione dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia” e che nella realtà equivale a dire: distinzione tra immigrazione “legale” e immigrazione “illegale”. Il primo caso riguarda lavoratori specializzati richiesti dalle imprese ‑ che si pretende debbano già aver acquisito, sin dai loro paesi di origine, la conoscenza della lingua e delle leggi dei paesi di accoglienza ‑ con contratti e permessi di soggiorno limitati nel tempo. Nel secondo caso rientrano tutti quei lavoratori “clandestini” necessari, comunque, per alimentare l’economia sommersa, per i quali viene pianificata una politica di controllo poliziesco. Più del 60% dei finanziamenti Ue per le politiche migratorie è destinato al controllo dei flussi e alla difesa dei 91.000 chilometri di frontiere terrestri e marittime dell’Ue.

Con l’istituzione dell’agenzia europea Frontex è stata realizzata una vera e propria militarizzazione delle frontiere e con accordi bilaterali sono stati creati “campi di internamento” per immigrati illegali nei quali si stipano migliaia di migranti fino al momento del loro rimpatrio. Inoltre i governi della Ue hanno firmato accordi con i paesi di origine, nei quali gli “aiuti economici” (associati per altro all’impianto in loco di multinazionali europee) sono subordinati al rimpatrio degli immigrati, alla repressione dell’immigrazione e alla vigilanza delle frontiere.

 

Lavoratori immigrati ed europei uniti nella lotta: l’unico nemico è il capitalismo

 

I lavoratori immigrati costituiscono una parte sostanziale della classe operaia europea nei settori dell’edilizia, agricoltura, industria e nei servizi domestici, tra i quali quelli di cura alla persona, in supplenza ad uno stato sociale ormai destrutturato e privatizzato. Ma le politiche repressive e di sfruttamento europee hanno creato nelle città veri e propri ghetti, divisione tra le stesse comunità di immigrati e tra immigrati legali e clandestini, oltre che divisioni all’interno della stessa classe lavoratrice tra lavoratori immigrati e nativi, come dimostrano diffusi episodi di intolleranza razzista e xenofoba tra gli stessi proletari. A ciò si aggiungano i tradimenti della socialdemocrazia e delle burocrazie dei sindacati concertativi che, appoggiando i governi nazionali, assecondano anche le loro leggi contro gli stranieri e non difendono l’insieme della classe operaia.

È necessario recuperare l’unità di classe dei lavoratori immigrati e nativi in una battaglia contro i piani europei di supersfruttamento, di riforme del lavoro, di tagli alle spese sociali, di privatizzazione, di delocalizzazione e di ricolonizzazione. È necessaria una lotta internazionale contro le espulsioni e per la regolarizzazione di tutti gli immigrati, contro le politiche militari e repressive dei governi e dell’Ue; per il diritto incondizionato all’asilo; contro ogni aggressione razzista e xenofoba; per la sindacalizzazione dei lavoratori immigrati e per i pieni diritti politici e sociali.

 

 

 

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