Partito di Alternativa Comunista

Cosa bolle in pentola

Scuola e università

Cosa bolle in pentola

 

Luca Bonomo

 

Mariastella Gelmini, trentacinque anni di Brescia, è uno dei volti nuovi appena subentrati nel governo Berlusconi. Sconosciuta fino a poco tempo fa nel panorama politico nazionale, ha raggiunto l’apice del suo eccellente curriculum con una sfiducia nell’anno 2000 da presidente del consiglio comunale di Desenzano, per inoperosità! “Rimandata a settembre” (giusto per restare in tema), ha svolto dei corsi di “recupero” con test finali superati a pieni voti: lei stessa, intervistata, ha sottolineato l’excursus formativo diretto dal nuovo presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Insediatasi poco più di un mese fa nel palazzo di viale Trastevere, il nuovo ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca Scientifica sta cominciando ad elaborare nuovi piani volti allo smantellamento dell’istruzione pubblica.

 

Ennesimi tagli in arrivo

 

Le ultime notizie confermano quel che facilmente era da aspettarsi. I tagli alla scuola imposti dall’ultima finanziaria del governo Prodi diventano esecutivi. Il ministero del MIUR ha infatti inviato ai direttori degli uffici regionali una circolare con la quale predispone un numero inferiore di cattedre rispetto a quelle decise nei mesi scorsi: in sostanza verranno tagliati 10.000 posti da insegnante. Come sempre per risanare le casse dello Stato (che comunque nel sistema capitalista odierno non verranno mai più riempite), si ricorre a spremere il sangue della classe operaia e meno abbiente.

In continuità con quanto fatto dal papista Fioroni, si conferma il vecchio intreccio, distruttivo per gli studenti, che riguarda il recupero dei debiti scolastici. Il ministro Gelmini ha deciso di non ledere l’operato dell’ex ministro della Scuola Pubblica; con una circolare emessa di recente ha sancito di voler dare maggiore autonomia ai singoli istituti scolastici per quanto riguarda l’organizzazione dei corsi, con lo stanziamento di fondi per rendere possibile tale iniziativa: si parla di 57 milioni di euro per sostenere i corsi di recupero estivi, che si sommeranno ai 197 milioni già stanziati. In sostanza un ulteriore inutile finanziamento che di fatto rende poi effettivo il taglio di 10.000 cattedre.

Ultimamente si sono susseguite alcune mobilitazioni di piccola taglia che chiedevano l’abrogazione del decreto Fioroni, contro il rinvio dell’esame di riparazione a settembre e dell’afoso corso di recupero estivo. La Gelmini ha affermato nei giorni scorsi di conservare questa tipologia di risoluzione, l’unica in grado di far accedere poi all’Università solo i più meritevoli. La meritocrazia! ecco un altro punto importante che il nuovo ministro vuole realizzare, in ossequio ai suggerimenti della neopresidente di Confindustria Emma Marcegaglia.

 

Università: assalto finanziario del governo e aggressioni premeditate dai fascisti

 

Ci hanno ridotti a studiare nelle aziende del finto sapere! Ormai non c’è alcuna distinzione tra Università pubblica e privata, sono entrambe alla pari. I tagli del governo però sono sempre all’ordine del giorno con conseguenti aumento delle tasse universitarie e riduzioni degli stipendi dei lavoratori negli atenei. Su questo tema la Gelmini non ha ancora riferito nulla, ha pensato che sia meglio riflettere sotto le palme delle Maldive per ora, per poi scagliare un ferreo decreto ad hoc.

Nel frattempo però non si è tirata fuori dall’affaire Sapienza, riguardo l’aggressione subita da alcuni studenti dei collettivi di sinistra. La vicenda è nata previa concessione da parte del preside della facoltà di Lettere Pescosolido, di un’aula per una conferenza sulle Foibe, organizzata dalla fazione universitaria di Forza Nuova: “Lotta Universitaria”. Gli studenti dei collettivi di sinistra sono stati vittime di un agguato di stampo fascista, dopo che con l’occupazione della presidenza avevano costretto il preside Pescosolido ad annullare la conferenza di questa forza neofascista. Varie sono state le iniziative e le mobilitazioni svoltesi dopo l’accaduto e, numerose soprattutto le contestazioni al preside della facoltà di Lettere. Subito è arrivata la solidarietà nei confronti del preside da parte della Gelmini che ha gettato fango sulle mobilitazioni dei collettivi di sinistra facendogli capire che dal prossimo ottobre sarà duro scontro!

Di questo noi non dobbiamo aver paura. Se il ministro è così desiderosa di vedere di che pasta siamo fatti, non vediamo l’ora di mostrargli la nostra forza combattiva. Il Partito di Alternativa Comunista invoca una mobilitazione di massa contro il governo attuale e il suo operato. Gli studenti dovranno organizzarsi e colpire uniti, subito al ritorno nei luoghi di studio dopo la pausa estiva. Il frazionismo non serve, né serve rivendicare l’occupazione di piccoli spazi democratici; solo la lotta paga, una lotta che dovrà unificare le varie vertenze in materia di lavoro, studio e immigrazione, unica radicale riposta all’ennesimo governo dei padroni.

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