Partito di Alternativa Comunista

Dove va il movimento femminista?

Dove va il movimento femminista?

 

di Susanna Sedusi

 

A quasi un anno di distanza dalla grande manifestazione del 24 novembre 2007 il movimento delle donne in Italia ha mantenuto una certa vitalità: si sono succedute manifestazioni e seminari a carattere nazionale e locale; a partire dalla lotta alla violenza contro le donne i contenuti del movimento si sono sviluppati su vari assi raggiungendo, con la piattaforma per la mobilitazione No Vat 2008 un notevole livello di elaborazione politica. Forte è stata infatti la denuncia di ogni integralismo e di ogni fondamentalismo, contro l’inaccettabile ingerenza del Vaticano sulla legislazione dello Stato in tema di diritti civili, aborto e procreazione medicalmente assistita, per l’autodeterminazione delle donne, per la laicità del sistema d’istruzione pubblica e dello stato sociale. Ci sono stati però anche momenti di ripiegamento su un terreno di discussione più culturale che di lotta attorno alle tematiche del protagonismo delle donne nel produrre informazione, della decostruzione di relazioni basate sul potere maschile, della costruzione di relazioni tra donne, immigrate, lesbiche.Tra gli impegni presi dal movimento c’è anche quello di organizzare una manifestazione nazionale il 22 novembre 2008 allo scopo di rilanciare la lotta contro la violenza sulle donne e per la loro autodeterminazione. Dichiariamo da subito la nostra completa adesione alle lotte delle donne che contribuiscano, con le loro parole d’ordine, a far crescere nelle donne la coscienza della loro condizione e a farle avanzare nelle conquiste per la propria emancipazione.

 

Un programma per le lotte.

 

 Pensiamo che un programma di rivendicazioni immediate dovrebbe contenere: la difesa della L. 194, con la garanzia di medici non obiettori in numero sufficiente a garantirne una corretta applicazione in tutti gli ospedali; la cancellazione immediata della L. 40; l’esclusione del Movimento per la vita e delle altre associazioni antiaboriste dai consultori e dai reparti di ginecologia; il potenziamento dei servizi pubblici a supporto delle donne, come asili nido, lavanderie e mense sociali di quartiere, centri per anziani e disabili, consultori e ambulatori pubblici diffusi sul territorio e l’abolizione di ogni finanziamento ai servizi privati e del privato sociale; il controllo delle donne, delle giovani e delle immigrate sull’erogazione e la gestione di tali servizi; la sostituzione a scuola dell’ora di religione con un’ora di educazione alla sessualità, alla contraccezione e alla salute; parità di diritti nelle adozioni e nella fecondazione assistita per le donne single e lesbiche.

 

L’autonomia del movimento delle donne.

 

 E’ necessario rivendicare questo programma sia di fronte a governi di centrosinistra che di centrodestra accomunati dalle medesime politiche contro i diritti delle donne. Solo nella piena autonomia dai governi borghesi la mobilitazione delle lavoratrici e delle giovani accanto al movimento operaio nel suo complesso può battersi e vincere contro il mantenimento delle donne sotto il giogo dell’oppressione di classe e di genere.

“La doppia oppressione di classe e di genere colpisce le donne a tutte le latitudini e a tutt’oggi non è risolta la questione della disuguaglianza tra uomo e donna. Tutte le conquiste di emancipazione delle donne realizzate nei Paesi a capitalismo avanzato, alcune delle quali come sottoprodotto di lotte rivoluzionarie da parte dell’intera classe operaia, nella realtà dei fatti hanno portato ad una uguaglianza formale ma non hanno risolto il problema dell’oppressione. Tali conquiste ponendosi esclusivamente nell’ambito della ‘questione di genere’, quindi in ambito culturale all’interno del sistema di produzione dato, sono soggette a continue retrocessioni a seconda di come la cultura dominante si impone come apparato sovrastrutturale della borghesia”. La lunga citazione è dalle Tesi fondative del Partito di Alternativa Comunista. La questione della doppia oppressione a cui sono sottoposte le donne è centrale nella battaglia politica che sviluppiamo attraverso il lavoro della commissione femminile costituita all’interno del Partito. La propaganda e l’agitazione nel movimento femminista italiano è parte del nostro impegno quotidiano, dedichiamo a questo scopo la rubrica “la lotta delle donne” nel nostro giornale e la presenza alle iniziative e mobilitazioni locali e nazionali.

 

Un movimento internazionalista.

 

Premesso tutto ciò pensiamo che non si possa prescindere dal piano internazionale quando si tratta della lotta per l’emancipazione della condizione femminile all’interno della più generale condizione della classe operaia. A questo scopo le compagne del PRT-IR, sezione spagnola della Lega Internazionale dei Lavoratori (Lit-Ci) della quale facciamo parte, organizzano a Madrid dal 5 all’8 dicembre 2008 un seminario europeo (vedi riquadro) sull’oppressione della donna: non un seminario per elaborare tesi politiche, ma per avanzare la proposta di un programma rivoluzionario europeo attraverso lo studio e il dibattito internazionale. L’obiettivo è contrastare le politiche dei governi borghesi e le illusioni riformiste della maggior parte delle organizzazioni femministe ed elaborare un programma transitorio che a partire dagli obiettivi immediati definisca la prospettiva rivoluzionaria, la costruzione di una società socialista, l’unica in grado di garantire le conquiste del movimento e la realizzazione della vera liberazione della donna.

 

 

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