Partito di Alternativa Comunista

No al saccheggio dell'acqua

No al saccheggio dell’acqua

No al capitale che del saccheggio è il mandante e l’esecutore

 

Giacomo Di Leo e Vito Giunta

 

 

In ogni parte del mondo si manifesta e si aggrava (favorita dalle politiche di svendita e privatizzazione) la depredazione delle risorse e dei servizi idrici da parte del capitale nelle sue articolazioni nazionali e multinazionali. Al contempo, dall’America latina all’Africa, dall’Asia all’Europa si rafforzano la resistenza e le lotte contro la privatizzazione dei servizi.

 

La situazione in Sicilia

 

Anche nella Sicilia "cuffarizzata" si manifestano mobilitazioni contro la privatizzazione dell’acqua. Pertanto, il governo regionale del polo pigia l’acceleratore per assecondare il processo di privatizzazione di questo servizio idrico. Enna e Caltanissetta hanno già affidato ai privati il servizio. Recentemente anche Palermo è stata data in gestione alla cordata di privati di Genova Acque: con l'ex municicipalizzata ligure ci saranno la Smat di Torino (altra ex municipalizzata idrica), la Con-scoop di Forlì, la Galva di Pomezia (Roma), la Putignano e la consociata − il Puitignano di Noce (Bari) − gli studi di Ingegneria Sai di Palermo e Desa di Torino. L’Amap, la municipalizzata che gestiva il servizio, resterà fino al 2021. L'assessore Raffaele Loddo ha dichiarato: "una convivenza che determinerà inevitabilmente un aumento tariffario" (Giornale di Sicilia, 1/09/2006). Tutto questo dopo l’annuncio dell’aggiudicazione del maxi appalto di 853 milioni di euro.

Alla provincia di Palermo, il mega-commissario straordinario per l'emergenza idrica, Salvatore Cuffaro, aveva inviato un ulteriore commissario per occuparsi della gara; lo stesso commissario, fino a pochi giorni prima della presentazione, era all'interno del Cda di Genova Acque. "Stranamente" alcuni giorni prima della gara d’appalto si è dimesso dalla società (vincitrice) di cui faceva parte. Siracusa e Ragusa si avviano a grandi passi verso la privatizzazione dell’acqua, Trapani e Agrigento aspettano di aprire le buste (ma il destino sembra segnato); a Catania la gestione è state affidata ad una società mista (molto spesso dopo tre anni in questi contratti la componente privata diventa maggioritaria).

 

La situazione idrica a Messina

 

Una discussione a parte merita Messina, dove la gara per la concessione della gestione per il servizio idrico integrato è stata sospesa dal Tar di Catania il 25 Luglio 2006 su ricorso del Comune di Messina e di alcuni sindaci della Provincia. Si attende entro settembre l’udienza del Tar sulla vicenda. Ma le mobilitazioni e le lotte non attendono. Infatti, in questa provincia la battaglia contro la privatizzazione dell’acqua inizia nel novembre 2004 e si snoda attraverso una serie di campagne d’informazione e di sit-in di protesta davanti alla Provincia di Messina, in occasione delle riunioni dell’Ato-Acque. La protesta è stata accompagnata da una raccolta di firme di una petizione contro la privatizzazione e la riduzione della tariffa dell’acqua.

La scelta della gestione in house, fatta propria da 70 sindaci su 108 ma ostacolata dalla Presidenza di destra della Provincia, si è concretizzata con la costituzione della società Messina Acque Spa. Il 31 gennaio 2006 la presidenza della Provincia regionale ha convocato d’urgenza l’assemblea dei sindaci dell’Ato-Acque per proporre l’annullamento della precedente decisione dei sindaci sulla gestione in house e il varo di una società mista. Da allora l’assemblea dei sindaci non è riuscita a sbloccare la situazione, anche per l'ovvia mancanza di volontà di lotta e ambiguità degli amministratori comunali. Il 4 aprile 2006 il presidente della Regione siciliana Cuffaro, nella sua qualità di commissario straordinario per l’emergenza idrica, ha commissariato l’Ato idrico della Provincia di Messina e ha dato indicazioni al neocommissario Immordino di emanare il nuovo bando, che è stato emesso il 31 maggio con scadenza prevista il 28 luglio 2006.

 

Cosa si muove

 

Come dicevamo, il movimento contro la privatizzazione non è rimasto a guardare. Si è costituito un movimento di associazioni e partiti, nel quale hanno avuto un importante ruolo: Lilliput, Legambiente, Rdb-Cub. Insieme a questi hanno partecipato i Verdi e il Prc, non ultimo per mobilitazione e impegno Progetto Comunista-Rifondare L’Opposizione dei Lavoratori che, sin dall'avvio del processo costituente di un nuovo partito, ha partecipato con le proprie bandiere e con volantinaggi ai vari sit-in di protesta davanti alla Provincia, culminati con la provocatoria consegna dell’offerta del coordinamento delle forze contro la privatizzazione alla segreteria dell’Ato-Acque.

Nelle lotte sta crescendo la consapevolezza che l’abbattimento del capitale è l’unica reale soluzione che permette il passaggio da un'economia per il profitto di pochi a un'economia al servizio dei bisogni di tutti.

Nella nostra provincia, quindi, si è tentato − contro la manifesta volontà dei lavoratori e dei cittadini e i susseguenti formali pronunciamenti della stragrande maggioranza di sindaci e consigli comunali (la cui azione rimane peraltro ambigua, non conseguente, poco determinata) − di scippare le popolazioni del diritto fondamentale a decidere sulla gestione di un bene universale, procedendo alla privatizzazione dell’acqua. La privatizzazione porterebbe: a) un aumento dell’insicurezza e sfruttamento dei lavoratori; b) il netto peggioramento della qualità del servizio; c) un forte incremento dei costi per i cittadini che si vedrebbero aumentare le bollette del 400% ! Non bisogna illudersi sulla sospensione della gara per la concessione della gestione del servizio idrico integrato della Provincia di Messina da parte del Tar di Catania. Bisogna fermare con la mobilitazione e la lotta i saccheggiatori.

L’acqua è una risorsa naturale vitale, in quanto tale deve essere indisponibile per il mercato e le sue logiche. L’acqua è un bene comune patrimonio dell’umanità, la sua gestione non deve essere affidata al capitale che, rispettando solo la sua eterna, bronzea legge, rapina risorse e sfrutta lavoro per creare profitto. Solo una gestione pubblica depurata da ogni logica aziendalistica (in un quadro normativo nuovo e opposto a quello messo in piedi negli anni da centrodestra e centrosinistra), sotto il controllo di lavoratori e utenti, può garantire rispetto e valorizzazione dell’ambiente, garanzia e dignità per i lavoratori, qualità ed efficienza del servizio. Serve la gratuità dell’acqua, nella quantità indispensabile a una vita dignitosa per tutti e un costo sociale a tariffa ridotta per le masse popolari.

Blocchiamo chi cancella i diritti di tutti a favore degli interessi di pochi! Fermiamo i privatizzatori! Moltiplichiamo le lotte per gridare più forte e più chiaro: no al furto dell'acqua!

 

(Conseguentemente, in una recente riunione del coordinamento si è stabilito di continuare la mobilitazione fissando due appuntamenti: un'assemblea regionale delle varie realtà di lotte a metà settembre, in vista di una grande manifestazione regionale − che deve diventare nazionale − da svolgere a Messina entro la prima metà di ottobre).

 

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