Partito di Alternativa Comunista

Terza conferenza dei Giovani Comunisti: niente di nuovo sotto il sole!

Terza conferenza dei Giovani Comunisti: niente di nuovo sotto il sole!

La crisi di consenso di un’organizzazione burocratica e governista

 

di Francesco Fioravanti

 

La terza Conferenza Nazionale dei Giovani Comunisti – l’organizzazione giovanile del Prc - si è svolta quest’estate tra il disinteresse generale e nel più totale anonimato, sintomo del progressivo distacco di settori di movimento e di avanguardia giovanile da un’ organizzazione che, dopo l’ingresso della casa-madre nel governo borghese guidato da Romano Prodi, viene vista come complice silenziosa di quelle politiche che vanno a scontrarsi irreparabilmente con le ragioni che centinaia di migliaia di giovani hanno voluto sostenere attraverso le loro scelte e le loro azioni in un passato recente contrassegnato dal ritorno prepotente di una generazione di lotta nello scenario politico interno ed internazionale. Ciononostante crediamo sia utile soffermarci ad analizzare le varie posizioni presenti nell’attuale dibattito interno ai Gc e a trarre un breve bilancio di esso: non fosse altro per il fatto che la Conferenza Nazionale è sempre un evento, vista la naturale propensione della maggioranza che la dirige a rinviarla e ad escludere il corpo dell’organizzazione dalle decisioni che essa prende.

 

Uno scenario desolante

 

L’attuale gruppo dirigente dei Gc, legato alla maggioranza del partito capeggiata dal segretario Franco Giordano, si è speso ancora una volta con invidiabile tenacia per giustificare l’ingiustificabile di fronte alla base giovanile del partito: l’ingresso del Prc nel governo di centro-sinistra e il conseguente avallo alle politiche anti-popolari che questo attua. Dopo aver per lungo tempo sposato le teorie che vedevano nel “rifiuto della presa del potere” la panacea di tutti i mali, dopo aver indicato la necessità di attuare una svolta strategica verso il pacifismo e la non-violenza, oggi essi sembrano volersi rifiutare di fare i conti con una realtà semplice e lineare nella sua drammaticità: il Prc è entrato nel governo della settima potenza imperialista mondiale, la quale, per mantenere il suo status, deve necessariamente far ricorso alla violenza, cioè allo strumento attraverso il quale si decidono gli assetti del mondo e il peso che ogni Stato ha nello scacchiere internazionale. Paradossale è la situazione per cui nel nome della non-violenza si avallano i bombardamenti in Afghanistan e la spedizione militare nel Libano, in quello del rifiuto del potere si condivide la scelta dell’ingresso del Prc nel governo borghese di Prodi, diretta emanazione di quei poteri forti che nel mondo delle idee essi contrastano e combattono, ma che nel mondo fisico –quello dei deputati e dei senatori in Parlamento - appoggiano senza remore. Il tutto condito dal solito ipocrita leit-motiv: “se cade il governo Prodi, siamo costretti nuovamente a sorbirci cinque anni di governo Berlusconi”; come se la forza che il leader del centro-destra ha saputo dimostrare anche nelle ultime elezioni non fosse figlia della delusione dei ceti popolari nei confronti di quelle forze politiche che in apparenza – e solo in apparenza- sembrerebbero parlare in loro nome. Per questo possiamo affermare con pochi margini di errore che il crollo dell’immagine dell’organizzazione giovanile del Prc è dovuta alle sciagurate decisioni che questa ha preso e alla totale subalternità nei confronti delle altrettanto sciagurate scelte del partito nella quale si muove. Se una vittoria netta nella conferenza da parte dei fedelissimi di Giordano c’è stata (62% dei voti complessivi), questa non è assolutamente il frutto di una identificazione genuina di larga parte dei giovani compagni del Prc con le argomentazioni presentate dalla maggioranza, ma piuttosto il risultato di più elementi che vanno a combinarsi fra di loro: l’assenza di un ampio e profondo dibattito interno, un tesseramento “artificiale” (quello di amici e parenti tanto per capirci) messo in atto per accaparrarsi un bottino consistente di voti,e la debolezza delle proposte di minoranza.

 

L’unica alternativa è la rottura!

 

L’area dell’Ernesto ha presentato un proprio documento ottenendo 982 voti, pari al 16%. Da tempo all’interno di questa componente si è aperto un acceso dibattito sulla necessità di rimanere o meno un’area strutturata, separata e distinta da quella di maggioranza. L’ingresso del Prc nel governo dell’Unione sembra aver infiacchito le voci critiche delle minoranze, e la possibilità di uno scioglimento dell’area e di un suo nuovo ritorno in maggioranza, allo stato attuale delle cose, è tutt’altro che da escludere. Quest’eventualità si riflette nel documento presentato alla conferenza: pieno di buoni propositi e di belle intenzioni –che, naturalmente, sono destinati a rimanere tali- , ma nel quale non viene messa minimamente in discussione la permanenza del partito all’interno della maggioranza di governo.

Lo stesso discorso può essere fatto per “Erre – Sinistra Critica”, che è riuscita ad ottenere all’incirca il 12% dei consensi. Co-gestori delle sorti dell’organizzazione fino a pochissimo tempo fa, oggi i suoi dirigenti ripropongono meccanicamente un movimentismo sterile e annacquato, senza aver alcuna intenzione di trarre un bilancio dell’esperienza (negativa) che i Gc hanno vissuto in questi anni di esplosione del conflitto sociale. Anche in questo caso l’appoggio che i parlamentari di quest’area hanno dato alla nascita del governo-Prodi rappresenta la reale cartina di tornasole delle intenzioni di questo gruppo. Appoggio ai movimenti e alle lotte in astratto, sostegno ai padroni e agli affossatori di quelle lotte in concreto.

Infine menzioniamo brevemente il risultato dei due piccoli gruppi che hanno presentato rispettivamente i documenti numero 4 e 5: Falce e Martello (420 voti pari al 7%) e l’Area Programmatica – Progetto Comunista (3%), una microscissione della vecchia Amr. Queste due componenti sono accomunate dall’illusione di poter spostare a sinistra il baricentro della politica del Prc, illusione che non fa i conti né con la crescente burocratizzazione di questo partito né con il progressivo calo della militanza al suo interno.

Progetto Comunista – Rol è nato con la consapevolezza che le ragioni di quei giovani che hanno lottato in questi anni sotto la bandiera dell’ “altro mondo possibile” non possono essere svendute nuovamente sull’altare della collaborazione di classe. L’ingresso del Prc al governo ha semplificato notevolmente il quadro politico italiano: le forze riformiste e socialdemocratiche si schierano tutte dalla parte del governo e contro i lavoratori, i giovani, le donne e gli immigrati; quelle autenticamente comuniste e rivoluzionarie stanno dalla parte di questi soggetti contro quei governi. L’organizzazione dei Gc sembra aver scelto definitivamente da che parte stare; Pc-Rol ha fatto lo stesso da tempo, scegliendo però la parte degli sfruttati e dei lavoratori, non quella dei banchieri e degli industriali.

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