Partito di Alternativa Comunista

Brasile: l'opposizione di classe al governo Lula


Brasile: l’opposizione di classe al governo Lula
Intervista a Zé Maria, presidente nazionale del Pstu (sezione brasiliana della Lit), tra i principali dirigenti del sindacato Conlutas.

Zé Maria è stato candidato alle presidenziali nel 2002 in alternativa al candidato della destra e a Lula, mentre alle ultime presidenziali il Pstu ha concorso alla presentazione di un terzo polo con la candidatura di Heloisa Helena.

a cura di Fabiana Stefanoni

Ci puoi illustrare la situazione politica e sociale del Brasile in questi anni di governo Lula?
La situazione sociale del Paese sta degenerando. La politica economica attuata dal governo Lula ha mantenuto, approfondendola, la stessa direzione dei governi precedenti. Per avere un’idea: il governo Lula ha sborsato nei quattro anni del suo primo mandato 490 mila milioni di reales (circa 180 mila milioni di euro, ndr) alle banche per il debito pubblico. È più di quello che il governo precedente ha pagato in otto anni. Si è mantenuta la tendenza a “saccheggiare” la maggioranza della popolazione per privilegiare una piccolissima parte della società: le banche e le grandi imprese. La conseguenza di questo, dall’altra parte della medaglia, è che sono stati sottratti soldi all’educazione, alla sanità, alla riforma agraria: sono aumentati notevolmente i guadagni dei grandi gruppi economici mentre la politica sociale ne ha risentito.
Tra l’altro, il governo Lula ha governato per quattro anni in una situazione in cui l’economia mondiale non è cresciuta. Quindi non c’è stata un forte pressione esterna al Paese come è avvenuto nel caso della crisi del 1975, nel 1995 e di nuovo nel 1997 e, per questo, si dice che il governo ha ereditato un “cielo stellato”, limpido. In questo quadro, il governo ha attaccato in forma più diretta un settore della classe lavoratrice, cioè gli impiegati statali: sono stati attaccati i loro salari e i loro diritti. È stata parte integrante della politica del governo la diminuzione della spesa dello Stato per il pagamento del debito. Per fare un esempio, il programma di pagamento che il governo ha elaborato ora per l’anno 2007, per un totale di circa 600 mila milioni di reales che lo Stato acquisisce in un anno, 240 mila milioni vanno in versamenti alle banche per l’ammortizzazione del debito pubblico. Quindi, la maggiore spesa dello Stato continua a essere il versamento di denaro alle banche e ai grandi gruppi finanziari. Per questo non si risolvono, ovviamente, i problemi sociali; ma il governo non ha avuto la necessità di attaccare direttamente la classe lavoratrice nel suo complesso e per questo non ci sono state esplosioni sociali: c’è malcontento, disincanto, ci sono stati momenti di lotta di settori della classe operaia ma non c’è una situazione esplosiva in questo momento.
Come ha organizzato il Pstu l’opposizione di classe al governo Lula?
Noi fin dall’inizio del governo ci siamo collocati all’opposizione, sulla base di una piattaforma fondata essenzialmente sulla difesa dei diritti e delle rivendicazioni dei lavoratori e dei loro movimenti; sull’opposizione alle politiche del governo sulla questione dell’Alca e del debito pubblico (interno ed esterno); sulla denuncia del governo, che con le sue politiche approfondisce la degradazione delle condizioni di vita della popolazione per privilegiare le banche e per assecondare gli interessi del capitale internazionale; sull’opposizione alle privatizzazioni (ora il governo sta privatizzando la riserva petrolifera di Petrobras). Sulla base di queste rivendicazioni, di queste parole d’ordine abbiamo organizzato mobilitazioni: abbiamo cercato di dare una spinta alla lotta contro la riforma della previdenza che è stata fatta nel 2003, abbiamo organizzato una mobilitazione nazionale dei lavoratori del settore pubblico che ha dato vita a uno sciopero generale del settore che è durato quasi quaranta giorni, abbiamo lanciato due manifestazione in Brasile, una con ventimila e una con settantamila persona. Non sono attività organizzate dal partito da solo, ma insieme ai sindacati di settore e altre organizzazione. D’altra parte, il Pstu ha stimolato le mobilitazioni dei vari settori dove la presenza del nostro partito, dei nostri quadri sindacali è più forte (settore metallurgico, bancario, petrolifero) organizzando assemblee di lavoratori, comitati ecc. Inoltre, nel 2004 e nel 2005 abbiamo lanciato una campagna contro la riforma del mercato del lavoro: fino ad ora siamo riusciti con la mobilitazione a impedirne l’approvazione nel Congresso nazionale. Inoltre, dopo gli scandali della corruzione del governo, abbiamo fatto una campagna contro la corruzione però legata alla critica alla politica economica del governo, rivendicando la necessità di una mobilitazione della classe lavoratrice contro il governo e anche contro la destra.
Adesso stiamo preparando la lotta contro la riforma del lavoro e contro la terza riforma della previdenza, ora che il governo si prepara per il prossimo mandato. Si sono approfondite le riforme neoliberiste in Brasile e c’è un maggiore peso delle banche e dei grandi gruppi finanziari nell’economia, perché la tendenza del governo è quella di cedere alle pressioni delle banche e si sta preparando una riforma del lavoro che va ad attaccare l’insieme della classe lavoratrice e non solo il settore pubblico. In questo momento ci troviamo in questa situazione.
Ci puoi spiegare, in relazione alle recenti elezioni in Brasile, la nascita del Psol e l’intervento del Pstu all’interno del fronte elettorale con quel partito?
L’arrivo di Lula alla guida del Paese ha chiuso un ciclo e ne ha aperto un altro. Per trent’anni la maggioranza delle classe lavoratrice è stata convinta dalla Cut (la principale centrale sindacale, ndr) e dal Pt (il partito di Lula, ndr), fortemente egemonici nella direzione della classe, che l’elezione di Lula poteva rappresentare una soluzione per i problemi che affliggono la popolazione, che la presidenza di Lula avrebbe cambiato il Paese. L’elezione di Lula ha aperto una crisi perché questo non si è dato, le cose non sono cambiate. È iniziato un processo, per quanto lento, di rottura con il Pt e con la Cut. Il processo di rottura è avvenuto in modo più rapido in quei settori della classe che sono stati attaccati più direttamente, ma tuttavia è stato lento in quei settori che in un primo momento sono stati attaccati meno pesantemente. Questa situazione, in ogni caso, ha dato il via a un processo di riorganizzazione e di ricomposizione, caratterizzata dalla rottura di settori della classe lavoratrice con il Pt, con il governo e con la stessa Cut. Questa crisi si è appena aperta e, a nostro avviso, è un processo in corso che si sta ampliando.
Il Psol è una delle espressioni di questa rottura: si tratta di una parte dei deputati e dei senatori del Pt che ha rotto con il governo e con il Pt e hanno cercato di costruire un nuovo partito con una fraseologia “radicale” per la sinistra socialista ma con un contenuto chiaramente riformista: non sono centristi, hanno rotto con il Pt e con Lula ma non hanno rotto con la concezione del Pt. La concezione del Pt nella fase precedente era quella di rieleggere i governatori, i deputati, i prefetti per cambiare il paese; nella sostanza, il Psol la pensa allo stesso modo. Per questo tutto ruota attorno alla figura della senatrice Heloisa Helena che è una figura molto “forte”, con riconoscimento nelle masse del paese, usa una fraseologia radicale ma priva di contenuti, è una “caudilla”. Questo è il contenuto reale di questo progetto, ma non è così che la gente lo vede. Una parte importante dei lavoratori che stanno rompendo con il Pt e che sono in rottura con la Cut vedono in questi dirigenti, in particolare in Heloisa Helena, la rappresentanza politica di questo processo di rottura. In questo contesto abbiamo discusso l’ipotesi del fronte elettorale, perché nella costruzione del partito rivoluzionario in Brasile e nella stessa costruzione di Conlutas non possiamo voltare le spalle a questi settori: ci sono migliaia di attivisti, di militanti che vedono in quei dirigenti un punto di riferimento. Per questo, la proposta di fronte elettorale che abbiamo fatto era funzionale a posizionare meglio il partito per la conquista di questi settori, con la coscienza del conflitto politico che si sarebbe generato all’interno di quel fronte e che infatti si è tradotto in due campagne elettorali, quella che ha fatto il Psol con Heloisa Helena, e quella che abbiamo fatto noi.
Abbiamo trovato un accordo politico su un manifesto buono politicamente, ma mentre noi abbiamo fatto campagna su quel manifesto il Psol ha fatto un’altra campagna. Questo ha fatto sì che in campagna elettorale la nostra principale polemica pubblica è stata contro Lula e contro la destra, ma in seconda istanza anche contro il Psol perché la loro politica non dava la possibilità di lottare coerentemente contro Lula e contro la destra. Per questo, facendo un fronte con loro siamo riusciti a dialogare con la loro base e, facendo una polemica pubblica, siamo riusciti a far avanzare politicamente questi settori di base: ma abbiamo potuto farlo solo perché abbiamo stabilito un dialogo con questi settori attraverso il fronte elettorale. La nostra valutazione del risultato di questa tattica è che è stato un buon risultato politico. Non vogliamo dire che il Psol non rappresenti un problema, anzi è un ostacolo importante alla costruzione del partito, perché ancora ha influenza su un settore importate degli attivisti d’avanguardia, e questo è un problema che ancora esiste.
Puoi fare un breve accenno alla divergenza sul voto al secondo turno alle presidenziali?
Il nostro partito aveva definito una posizione già prima del primo turno, affermando che al secondo turno bisognava dare voto nullo nel caso di un confronto tra Lula e il candidato della destra. Il Psol in quanto partito non ha definito una posizione. La posizione formale che il Psol ha assunto era di non avere una posizione sul voto al secondo turno. La maggioranza dei settori del Psol che hanno un’espressione pubblica e che ora hanno dei deputati hanno invitato a votare Lula, un’altra parte minoritaria si è espressa per il voto nullo, un’altra parte, come la stessa Heloisa Helena, ha affermato di non avere un’opinione in proposito o, meglio, di non volerla esprimere. Questo è stato anche un dibattito pubblico tra noi, alla presenza della stampa.
Spostandoci sul piano sindacale, parlaci dell’esperienza di Conlutas.
Conlutas è nata in questo stesso processo di ricomposizione. La conclusione cui sono arrivati quei settori di lavoratori che stavano lottando contro il governo a causa della riforma della previdenza nel 2003 era che era necessario costruire uno spazio nuovo di organizzazione della lotta, perché in quella battaglia la Cut si è collocata dalla parte del governo contro i lavoratori, infatti era a favore della riforma della previdenza e appoggiava il governo. Per questo, i lavoratori si trovavano confusi, senza più punti di riferimento e è iniziata una discussione sul che fare. La struttura sindacale in Brasile ha il suo centro nelle strutture “di base”, diversamente da qui. Solo le strutture “di base” negoziano per i lavoratori e firmano i contratti. Queste strutture sono organizzate per categorie e per regioni e si uniscono nazionalmente nella centrale sindacale: in quel caso la Cut, che dovrebbe essere lo strumento di unione nazionale di queste strutture, si è collocata contro i lavoratori. Dopo questo c’è stata una lotta dei bancari, con uno sciopero nazionale di trenta giorni, che è stata promossa dall’opposizione sindacale legata a noi, contro la direzione dei sindacati e contro il governo. La burocrazia sindacale della Cut aveva infatti già stretto un accordo con il governo a sostegno della politica economica del governo stesso. Quando nel 2004 il governo insieme con la Cut ha presentato la proposta di riforma del lavoro, questo processo ha avuto un’accelerazione: vari sindacati della Cut hanno convocato un incontro nazionale per organizzare un coordinamento di lotta contro la riforma. Il coordinamento di lotta successivamente si è tradotto in una rottura di questi sindacati dalla Cut e nel maggio 2006 questo processo è culminato nel congresso fondativo di una nuova centrale sindacale, Conlutas. È una centrale sindacale “popolare”, più ampia, che raggruppa i sindacati ma anche i movimenti di lotta per la casa, per la riforma agraria, gli studenti, i movimenti di lotta contro la discriminazione razziale, il movimento delle donne.
Puoi fare un accenno, necessariamente schematico, alla situazione in America latina?
Noi viviamo una situazione molto interessante in America latina, è una situazione rivoluzionaria in molte parti dell’America latina. È in corso un processo di radicalizzazione e polarizzazione della lotta politica e sociale, dal Venezuela alla Colombia, fino all’Uruguay. Solo per ricordare qualche evento, c’è stata nel 2000 un’insurrezione che ha rovesciato il governo dell’Ecuador, nel 2001 l’insurrezione in Argentina, nel 2003, 2004 tre insurrezioni in Bolivia, c’è una situazione di lotta in Perù, vari scioperi generali in Uruguay, c’è una situazione di insurrezione permanente in Paraguay, c’è la situazione del Venezuela, che è molto conosciuta, con i processi di polarizzazione politica, la mobilitazione in occasione del tentativo di golpe... C’è in America Latina una situazione molto forte, polarizzata, che, a nostro avviso, si è creata per l’applicazione del modello neoliberista, che ha approfondito molto la degradazione delle condizioni di vita delle popolazioni. Questa è la base delle esplosioni in questi Paesi. La contraddizione è che non c’è una direzione rivoluzionaria. In Ecuador, uno dei principali dirigenti dell’insurrezione del 2000 è stato eletto presidente nel 2002 e sei mesi dopo la popolazione si è ribellata contro di lui chiedendone la cacciata. Le masse, in Argentina come in Bolivia, hanno fatto grandi insurrezioni ma mancava una direzione, perché le mobilitazioni potessero tradursi in un governo dei lavoratori in grado di avviare la costruzione di una società socialista. Per questo, la situazione retrocede, la borghesia riprende il potere, ma c’è una grande instabilità generale. La Bolivia è la principale espressione di questo, così come l’Equador.
Un’ultima domanda: la tua impressione sul congresso, sulla nascita del Partito d’Alternativa Comunista, sezione italiana della Lit.
Quando ieri interveniva Caps (del Comitato esecutivo internazionale della Lit, ndr), dopo la decisione del congresso di aderire alla Lit, il compagno che stava traducendo si è messo a piangere per la commozione, e in quel momento anch’io stavo piangendo. Noi siamo molto emozionati. Noi diamo la nostra vita, io milito da più di trent’anni, per la costruzione della rivoluzione e non c’è nessuna possibilità di farla solamente nel nostro Paese. Serve un partito della rivoluzione mondiale, e avere qui un partito che si pone lo stesso obiettivo è molto importante, è per noi un privilegio molto grande, non solo per voi qui, ma per tutti noi. Siamo poca cosa, siamo un “gioiello” molto raro, ma siamo indispensabili, per costruire l’Internazionale e per la prospettiva del superamento del sistema capitalistico e dello sfruttamento del lavoro.




Newsletter

Compila questo modulo per ricevere la newsletter del Pdac

Questa domanda è un test per verificare che tu sia un visitatore umano e per impedire inserimenti di spam automatici.

Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale

NEWS Progetto Comunista n 90

NEWS Trotskismo Oggi n15

troskismo_15

Ultimi Video

tv del pdac

Menu principale