Partito di Alternativa Comunista

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Non è che l’inizio!
Resoconto del congresso fondativo del Partito di Alternativa Comunista, sezione italiana della Lit

Fabiana Stefanoni

Sono passati circa otto mesi da quel giorno di aprile in cui, all’indomani della vittoria elettorale dell’Unione, alcune centinaia di militanti e dirigenti di Rifondazione comunista hanno rotto con Rifondazione comunista – in procinto di entrare nel governo Prodi – e hanno dato il via al processo costituente di un nuovo partito comunista. Non si può dire che siano stati mesi di riposo: se fin da subito molti attivisti provenienti da Rifondazione, ma anche dal sindacalismo di base e da esperienze di lotta e movimento, hanno abbracciato il nostro progetto, solo il passare del tempo e un generoso dispendio di energie da parte dei nostri militanti hanno dato dei frutti significativi.
Fin da subito, in quasi tutte le città d’Italia, abbiamo cercato di dar voce, nonostante un silenzio assoluto da parte della stampa nazionale, a un’esigenza a nostro avviso irrinunciabile: la costruzione di un soggetto politico in grado di rappresentare, dopo il passaggio di Rifondazione comunista dall’altra parte della barricata, gli interessi dei lavoratori, dei disoccupati, dei giovani precari, degli immigrati; la costruzione di un’opposizione di classe a un governo che si apprestava a rappresentare gli interessi di Confindustria e a infliggere un duro colpo alle classi popolari. Prevedevamo che il governo Prodi sarebbe stato, per i lavoratori, ancora più nefasto del governo precedente: la Finanziaria – con i tagli alla spesa sociale e l’avvio dei fondi pensione – ha confermato drasticamente le nostre previsioni. Dicevamo che con il sostegno di Rifondazione comunista e della Cgil, si sarebbe tentato di mettere un bavaglio alle lotte e alle mobilitazioni. In entrambi i casi, non ci siamo sbagliati, come non ci siamo sbagliati quando abbiamo visto, in questo dramma per la classe operaia italiana, il contemporaneo liberarsi di uno spazio politico per costruire un partito comunista degno di questo nome, in grado di fare dell’opposizione a tutti i governi del padronato la discriminante del proprio agire. Come hanno dimostrato la manifestazione del 4 novembre contro la precarietà, lo sciopero del 17 novembre, le proteste degli operai di Mirafiori, le mobilitazioni degli insegnanti, degli immigrati, degli studenti, le lotte non si arrestano: il Partito di Alternativa Comunista si pone l’obiettivo, ambizioso, di dar voce a queste rivendicazioni per costruire, come dice il nome stesso, una vera alternativa.

Dopo tanto lavoro...

Dopo la rottura con Rifondazione comunista, Progetto comunista ha saputo conciliare due esigenze: da un lato, la realizzazione di momenti di proiezione pubblica del nostro appello alla costruzione di un nuovo partito (presentazioni pubbliche in tutte le città, assemblee, conferenze stampa...): dall’altro lato e parallelamente, la costruzione fin da subito dell’opposizione di classe al governo Prodi con la partecipazione attiva a tutti i momenti di mobilitazione e lotta che, cadute le illusioni dei più in un governo migliore del precedente, si sono venute in questi mesi a creare. Per questo, le adesioni più significative al nostro progetto sono venute da parte di operai impegnati nella battaglia contro padronato e burocrazie sindacali, da attivisti sindacali, da rappresentanti di quei movimenti di lotta che rappresentano i settori più sfruttati della classe lavoratrice, immigrati in primo luogo.
Gli organismi dirigenti provvisori che ci siamo dati in aprile, attraverso un lavoro collettivo e con ampia discussione, hanno prodotto un manifesto a tesi e uno statuto che sono stati dibattuti, a partire dagli inizi di ottobre, in quasi tutte le città, con l’apporto di contributi significativi. Questo ci ha permesso di avvicinare tanti nuovi compagni al nostro progetto, con nuovi iscritti (militanti e simpatizzanti) alla costituente del partito.
Lo sforzo generoso dei nostri quadri – che ci ha dimostrato nella prassi che non è con la partecipazione ai salotti televisivi né con il bluff mediatico che si costruisce un partito ma, piuttosto, con i militanti in carne ed ossa – ci ha permesso di convocare congressi locali in tante città italiane. L’esito è stato, per tutti noi, entusiasmante: nonostante le tante difficoltà che abbiamo incontrato, il 5-6-7 gennaio, a Rimini, è nato il Partito di Alternativa Comunista (PdAC). In una sala gremita per la partecipazione, oltre che dei delegati, anche di tanti invitati, la discussione – “vera”, come l’ha definita efficacemente il compagno Bachu, portavoce del Comitato Immigrati d’Italia presente al congresso – non ha avuto tregua: quasi tutti i delegati (molti giovanissimi) sono intervenuti nelle tre sessioni del congresso stesso (politica, internazionale, statuto), portando un contributo significativo alla discussione dei documenti e all’elaborazione dell’intervento del partito nella prossima fase. A differenza di tanti congressi o pseudocongressi, non c’è stato nulla di artificioso, e di questo si sono stupiti soprattutto gli invitati: non un leader che detta la linea, ma l’elaborazione collettiva di un percorso politico.

...si raccolgono i frutti

I lavori hanno avuto inizio con la relazione politica di Antonino Marceca, che ha analizzato l’attuale fase, soffermandosi in particolare sull’attacco ai lavoratori sferrato dal governo con il varo della Finanziaria. La relazione ha ribadito gli assi fondamentali nel nostro intervento politico, fermo restando l’obiettivo della costruzione dell’opposizione di classe al governo Prodi: l’intervento sindacale e nelle mobilitazioni sulla base di una piattaforma transitoria; la realizzazione di momenti di lotta parallelamente alla costruzione del partito; la lotta contro la riforma delle pensioni, contro lo scippo del Tfr, contro la precarietà – con la creazione di comitati nei luoghi di lavoro e nei quartieri – e la battaglia in difesa dei diritti degli immigrati. Il dibattito, oltre agli interventi dei compagni già iscritti a Pc Rol, ha visto partecipare, con un saluto delle rispettive organizzazioni, anche il compagno Bachu, presidente del Comitato Immigrati d’Italia, il compagno Rizzo dello Slai-Cobas e i tanti ospiti internazionali. Sono infatti intervenuti il compagno Bernard Filippi, dirigente della frazione di Lutte Ouvrière e, per la Lega internazionale dei lavoratori – Quarta Internazionale (Lit-Ci), l’organizzazione internazionale cui il congresso ha deciso di aderire: il compagno Zé Maria, presidente del Pstu brasiliano (tra i principali dirigenti del sindacato Conlutas, candidato alle presidenziali nel 2002 in alternativa al candidato della destra e a Lula; dirigente del Pstu, partito che alle ultime presidenziali ha concorso alla presentazione di un terzo polo con la candidatura di Heloisa Helena), il compagno Angel Luis Caps (intervenuto a nome del Comitato esecutivo internazionale della Lit) e il compagno José Moreno Pau, entrambi membri della direzione del Prt spagnolo, il compagno Gil Garcia del Portogallo dirigente di Ruptura-Fer, i compagni Jan Talpe e Gary Rubin della Lct del Belgio.
Parallelamente alla discussione politica, si è svolta la discussione sullo statuto, su cui ha relazionato il compagno Francesco Ricci, ribadendo i principi cui ci siamo ispirati: la necessità della costruzione di un partito di militanti; la definizione dei criteri per l’adesione al partito (condivisione del programma, militanza attiva, sostegno finanziario al partito); il rifiuto di un partito “leggero” che favorirebbe il “peso” di pochi leader. Proprio nel corso della discussione dello statuto, è stata votata la proposta del nome del partito, che ha ottenuto la maggioranza dei consensi rispetto ad altre proposte avanzate.
La sezione successiva è stata dedicata all’analisi della situazione politica internazionale e alla definizione del nostro posizionamento rispetto alle principali tendenze internazionali che si richiamano al trotskismo. La dettagliata relazione di Valerio Torre ha spaziato dall’analisi della contingenza storica – con particolare attenzione agli scenari di guerra in Medio Oriente e alla situazione esplosiva dell’America Latina – alla definizione del nostro orizzonte strategico, a partire dalla necessità della costruzione del partito internazionale della rivoluzione, la Quarta Internazionale. Attraverso un bilancio delle esperienze e degli errori del passato, la relazione del compagno Torre si è tradotta in una proposta concreta, già sostenuta all’unanimità dal gruppo dirigente uscente: la richiesta di adesione alla Lit-Ci (Lega internazionale dei lavoratori – Quarta Internazionale). Grazie al materiale diffuso dal gruppo di lavoro internazionale del costituendo partito e di vari incontri con dirigenti e militanti della Lit in Italia, a Madrid e a Bruxelles, la discussione internazionale è stata ricca e si è tradotta in un’entusiasta approvazione, da parte del congresso, della proposta stessa. Il momento che ne è seguito è stato, se possiamo concederci questa espressione, emozionante: il compagno Caps, intervenendo a nome del Comitato esecutivo internazionale della Lit, ha definito questo un momento storico, sottolineando la straordinaria sintonia, nonostante i percorsi diversi fin qui intrapresi, tra l’impostazione politico-programmatica del nostro partito e quella della Lit e delle sue sezioni. Oggi, la Lit ha una nuova sezione in Italia: un piccolo passo in avanti verso la rifondazione dell’Internazionale trotskista.

E ora ancora al lavoro!

La nascita del Partito di Alternativa Comunista è solo l’inizio di un percorso politico: ora si tratta di rafforzare il partito per renderlo un punto di riferimento credibile per i movimenti di lotta che nasceranno nei prossimi mesi. Le intenzioni del governo Prodi nei confronti dei lavoratori sono ormai chiarissime: tanto più l’attacco sarà pesante nei confronti dei lavoratori, tanto più sarà necessario costruire l’opposizione di classe a quel governo, che gode dell’appoggio fedele di Rifondazione comunista e che può giocarsi la carta della concertazione. Non staremo a guardare: costruiremo il partito nelle lotte, per costruire col partito le lotte stesse. Il compito che ci attende è arduo e ambizioso, ma abbiamo la forza di una convinzione a sostenerci: che solo la rivoluzione socialista mondiale potrà liberare l’umanità dallo sfruttamento del lavoro e dalle altre oppressioni, dalle guerre, dal disastro ambientale.



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