Partito di Alternativa Comunista

Per un contratto di lavoro dignitoso!

Il rinnovo del contratto dei metalmeccanici

Per un contratto di lavoro dignitoso!

 

Francesco Doro

 

Il rischio di un altro accordo al ribasso

 

Nel mese di giugno 2007 scade il contratto nazionale dei metalmeccanici, le segreterie di Fiom, Fim e Uilm già da gennaio hanno aperto il confronto al loro interno per pervenire a una piattaforma, senza sentire i diretti interessati: i lavoratori.

Il contratto, che è da rinnovare sia nella parte salariale che nella parte normativa, interessa 1.600.000 meccanici del settore dell'industria privata. L'ultima tornata contrattuale si è conclusa solo un anno fa, con la firma delle tre sigle confederali il 19 febbraio 2006, accordo che è stato siglato dopo un anno di dure lotte, 60 ore di scioperi, blocchi di stazioni ferroviarie e autostrade, forme di lotta considerate dal padronato e dal governo come selvagge e inaccettabili.

Nonostante la radicalità espressa dai lavoratori meccanici, le burocrazie sindacali concludevano la partita con una firma al ribasso (si veda l'articolo su Progetto comunista del febbraio 2006): solo 100 euro al 5° livello (invece dei 130 euro richiesti dalla piattaforma votata dai lavoratori), allungamento del contratto di sei mesi, inserimento dell'orario plurisettimanale (art. 5 del Ccnl) e una normativa per l'estensione in peggio dell'apprendistato; tutto questo nonostante il mandato dei lavoratori riguardasse esclusivamente il biennio salariale e non prevedesse nessuno scambio tra salario e orario. Un accordo non a caso respinto dal 16% dei lavoratori, 78.500 voti, il doppio di quanti avevano respinto la piattaforma prima dell'inizio della trattativa.

Non c'e dubbio che l'odierno rinnovo contrattuale, alla luce della grande concertazione apertasi il 22 marzo, acquista un evidente significato politico e, non a caso, il direttore generale di Federmeccanica, Roberto Santarelli, memore della determinazione espressa dai meccanici durante l'ultima tornata contrattuale, tenta di intimidire i delegati e i lavoratori. per prevenire future mobilitazioni, costante è il richiamo alle ultime vicende giudiziarie, che hanno visto coinvolto un numero infimo di delegati ed iscritti Fiom nell'inchiesta sul terrorismo, mettendo sullo stesso piano in maniera strumentale l'avventurismo di pochi, privo di qualsiasi raziocinio, con le giuste lotte di massa. La stessa vicenda è stata peraltro utilizzata da ampia parte della stessa burocrazia sindacale della Cgil contro la Fiom, la sinistra sindacale, i delegati e i lavoratori più combattivi.

Il vice presidente di confindustria, Bombassei, rispetto all'accordo del pubblico impiego siglato il 6 aprile 2007 alla cifra di 101 euro (ancora da definire le modalità di come saranno percepiti dai lavoratori, ma si teme il peggio) su il Giornale del 7 aprile 2007 dichiarava: "è un contratto rischioso e i privati non potranno imitarlo (...) Federmeccanica è fortemente preoccupata". Questo dimostra le reali volontà del padronato nell'intenzione di colpire duramente il valore del contratto nazionale come strumento in grado di garantire un salario dignitoso!

 

Le richieste salariali

 

Le proposte fino ad oggi avanzate sul piano salariale dai tre sindacati, come indicato nell'appello sottoscritto da diversi delegati, pubblicato sul Manifesto del 27 marzo scorso, sono assolutamente insufficienti. La Uilm propone un aumento di 122 euro più 30 euro di mancato premio di risultato (cioè dato a quei lavoratori che non hanno un contratto integrativo), mentre nella Fim, che richiede soli 100 euro al 5° livello, si paventa una disponibilità da parte del segretario generale Caprioli di ribassare la richiesta addirittura a 70 euro più 30. Da parte di Fim e Uilm, già noti come sindacati moderati e filo padronali, fautori degli accordi separati del 2001 e del 2003 (che la Fiom giustamente non sottoscriveva, avviando una grande lotta per riconquistare il contratto), non c'è nulla di cui stupirsi. Ma, dall'altra parte, la richiesta di 130 euro più 20 proposti dalla Fiom, anche se più alta come richiesta, rimane sicuramente insufficiente per riconquistare il potere d'acquisto dei salari perso a causa degli accordi concertativi che si sono susseguiti negli anni e dall'abbattimento della scala mobile.

Tra l'altro, da quanto denunciato dall'Eurispes, lo stato dei salari nel comparto manifatturiero e dei servizi, l'aumento della produzione aziendale (4,6% in un anno) e la riduzione del costo del lavoro per unità di prodotto (dal 2,9% al 1,3 % in un anno) dimostrano che il padronato macina profitti: in questa situazione, la stessa proposta della Fiom, da mediare con Fim e Uilm per poi andare alla trattativa con Federmeccanica, è perdente. È assolutamente necessaria una proposta più avanzata in termini di salario e più rigida in termini di condizioni di lavoro.

La parte normativa

In occasione dell'incontro del 2 aprile 2007 tra Fim Fiom e Uilm, in una dichiarazione il segretario generale della Fiom Rinaldini spiegava che sono stati fatti importanti passi in avanti nella parte normativa, mentre permangono rilevanti differenze su altre questioni, a partire da quella degli aumenti retributivi. Ad oggi tale dichiarazione non è supportata da prove concrete, a parte una vaga e inconsistente "volontà comune di rendere il contratto a tempo indeterminato, il rapporto di lavoro centrale nel settore". Su questo punto la Fiom chiede una limitazione del lavoro precario, fissando una quota massima del 15% delle maestranze in forze e una definizione dei contratti precari consentiti (a termine, di inserimento e somministrazione temporanea, di apprendistato ma senza essere preceduto da altre forme di lavoro precario), stabilendo un tempo massimo di 15 mesi, anche per sommatoria nell'arco di 24 mesi. Fim e Uilm su questo argomento glissano, come sorvolano, qui assieme alla Fiom, in tema di annualizzazione dell'orario di lavoro (Ddl 66/2003) e di applicazione dell'orario plurisettmanale. Anche in questo caso, sono da respingere ulteriori flessibilità, battendosi per l'abrogazione di tutte le norme flessibilizzanti e precarizzanti. Una battaglia in tal senso andrebbe in contrasto con quella delle burocrazie di Fim e Uilm ma anche con quella della stessa Fiom, poiché tutte, rispetto agli ultimi tre accordi, hanno appunto recepito leggi precarizzanti.

La necessità di una piattaforma unitaria ma fortemente rivendicativa

Sicuramente una piattaforma unitaria sarebbe la condizione migliore per poter affrontare l'arroganza padronale, ma per essere tale non deve essere imposta dalle segreterie sindacali con il diktat "o è così o difficilmente ci sarà il contratto nazionale". Questa modalità porterebbe soltanto un intesa al ribasso tra vertici sindacali, per poi presentarsi alla controparte con una posizione notevolmente ridimensionata e molto debole. Al contrario, soltanto con un percorso democratico che coinvolga tutti i lavoratori e i loro rappresentati è la condizione migliore per poter sviluppare una piattaforma veramente rivendicativa nei contenuti. Una piattaforma che metta in discussione le normative precarizzanti recepite dagli accordi precedenti, l'orario plurisettimanale, l'annualizzazione dell'orario di lavoro (L. 66), i riferimenti alla legge 30 e che, al contempo, rilanci quella che ora è diventata una vera emergenza: il potere di acquisto dei salari! Quindi, occorre rivendicare forti aumenti salariali uguali per tutti. Tutto questo deve essere supportato da forme di lotta adeguate, che i lavoratori metalmeccanici hanno dimostrato coscientemente di saper attuare. Queste sono le condizioni per poter intraprendere una battaglia per riconquistarsi un contratto di lavoro dignitoso!

 

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