Partito di Alternativa Comunista

Sinistra Critica: l'imbarazzo della scelta

Sinistra Critica: l'imbarazzo della scelta

Quali prospettive per Turigliatto & co.?

 

di Leonardo Spinedi

 

Il "non aderire, non sabotare" sembra essere diventata la parola d'ordine centrale di tutto un settore politico collocato a sinistra del Prc (principalmente composto da "Sinistra Critica", l'area di Turigliatto, e da alcuni settori sindacali e di movimento), non perché la troviamo scritta sui loro volantini o sulla loro stampa, ovviamente, ma bensì perché la loro politica va chiaramente in quella direzione. Ci interessa polemizzare con le posizioni di questi settori per una ragione molto seria: perché crediamo fortemente nella necessità di costruire un fronte unico di lotta contro questo governo che sia il più ampio possibile, e dunque siamo convinti che solo una discussione seria su basi politiche possa in futuro dare a questa prospettiva uno sbocco concreto altrettanto serio.
Del resto, il nocciolo della questione è tutto lì, nella domanda che rivolgiamo ogni giorno a tanti onesti militanti di questi settori: vogliamo costruire l'opposizione sociale e politica a questo governo, sì o no? - precisando subito dopo che la risposta non può essere un "nì", poiché è provato e riprovato che chi sceglie di non sabotare finisce di fatto, piaccia o no, per aderire.
Ed è esattamente ciò che accade con i dirigenti di Sinistra Critica; ma partiamo dai fatti.

 

Appoggio esterno al governo dei padroni?

 

Turigliatto non ha votato a favore della guerra in Afghanistan. Ne prendiamo positivamente atto. Ma il problema sta nel fatto che oggi, mentre denuncia nelle assemblee in giro per il paese le malefatte di Prodi, non solo non si colloca all'opposizione di un governo che lui stesso definisce "di guerra" - concedendogli, per usare le sue parole, l'appoggio esterno - ma vota in parlamento a favore delle liberalizzazioni!
E ancora: i dirigenti di Sinistra Critica all'indomani dell'espulsione di Turigliatto hanno proclamato la necessità di costruire dei "forum dell'opposizione sociale". Benissimo, rispondiamo noi; ma come si può pensare di costruire nelle piazze un'opposizione seria ad un governo che si sostiene (sia pur criticamente) in parlamento? Che razza di programma può avere un'opposizione sociale ma non politica (perché di questo si tratta)? E soprattutto, che conquiste potrà mai strappare un'opposizione sociale che oltre alle grandi difficoltà politiche oggettive abbia anche le mani legate già in partenza?
A tutte queste domande non ci aspettiamo una risposta da Turigliatto e Cannavò, ma da tanti onesti militanti di quest'area (alle cui pressioni, peraltro, si deve il voto contrario di Turigliatto sull'Afghanistan).

 

La non-violenza contestata

 

Ci sono episodi che pur avendo un'incidenza assolutamente relativa sulla lotta di classe, sono caricati dalla realtà di significato politico, e per questo rappresentano una buona cartina di tornasole della realtà politica stessa. La contestazione a Bertinotti avvenuta all'Università "la Sapienza" di Roma è un esempio in questo senso: ancora una volta, parlano i fatti.
Alla contestazione hanno partecipato, oltre ad alcuni militanti del nostro Partito, tanti giovani dei collettivi studenteschi, alcuni dei quali vicini all'area di Sinistra Critica. Quella contestazione aveva come bersaglio non tanto la "persona fisica" di Fausto Bertinotti (che certamente è sgradita in ogni ambiente di lotta), quanto quello che Bertinotti ha rappresentato e rappresenta: il tradimento più bieco della sinistra riformista, il "vendersi per una poltrona", l'ipocrisia della non-violenza, l'appoggio alle guerre. Tutto questo contestavano quegli studenti.
Le reazioni dei dirigenti a sinistra del Prc è stata a dir poco imbarazzata: dal goffo silenzio di Cremaschi, alla timida dissociazione di Turigliatto ("Fausto sbaglia ma non è un guerrafondaio") fino all'aperta ostilità di un noto intellettuale vicino a Sinistra Critica, Marco Revelli, che ha additato i contestatori come "pacifisti non disarmati"- abituato com'è all'idea che la non-violenza sia l'unico modo di opporsi alla guerra, anche se poi chi l'ha predicata per anni oggi la guerra la fa.
In definitiva, come si vede, le posizioni di questi dirigenti sono tutt'altro che limpide. Dal canto nostro, continueremo a lavorare per costruire l'opposizione di sinistra a Prodi e Confindustria, anche insieme ad altri compagni con cui abbiamo tante divergenze, senza steccati settari, ma nella chiarezza programmatica e politica più assoluta, convinti che o si sta da una parte della barricata o dall'altra; e non ci stancheremo di ripetere a chi si accontenta di non aderire: sabotare, sabotare, sabotare!

 

 

 

 

 

Newsletter

Compila questo modulo per ricevere la newsletter del Pdac

Questa domanda è un test per verificare che tu sia un visitatore umano e per impedire inserimenti di spam automatici.

Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale

NEWS Progetto Comunista n 90

NEWS Trotskismo Oggi n15

troskismo_15

Ultimi Video

tv del pdac

Menu principale