Partito di Alternativa Comunista

Come il governo Prodi usa gli immigrati: bestie da soma a basso costo

Le gesta di un ministro solidale... con i più forti

 

Michele Scarlino

 

Tutti ricordiamo le promesse fatte circa un anno fa da Prodi e dai suoi sostenitori (i vari Bertinotti, Giordano e Diliberto) durante la campagna elettorale. A distanza di un anno il bilancio ci pare poco consolante ed anzi conferma tutte le più infauste previsioni: stiamo assistendo ad un sistematico e durissimo attacco ai lavoratori con lo scippo di pensioni e Tfr; la legge 30 che doveva essere prima abrogata, poi "superata", è ad oggi ad un suo pieno ed indiscusso mantenimento; si parlava di pace, ma l'Afghanistan è sotto gli occhi di tutti; si parlava della chiusura dei Cpt (centri di permanenza temporanea) per gli immigrati e nemmeno su questa vicenda si riesce a scorgere una "rottura" con il precedente governo di centrodestra.

 

Le proposte di Ferrero

 

L'attacco con leggi razziste e discriminanti nei confronti dei migranti è partito con la legge Turco-Napolitano varata dal centrosinistra, legge che ha istituito in Italia i Cpt, veri e propri lager per immigrati. Sulla scia ed in continuità con quella legge il governo Berlusconi ha varato la tristemente famosa legge Bossi-Fini che ha aggravato ancora di più le già penose condizioni di vita, di soggiorno e di lavoro degli immigrati, costretti a vivere in clandestinità, lontani dalle proprie famiglie e vivendo nei fatti una doppia oppressione: quella subita in qualità di lavoratore e quella subita in qualità di immigrato. Una doppia oppressione insostenibile per loro ed intollerabile per tutti (tranne per chi ci guadagna).

Il ministro alla solidarietà sociale Ferrero insieme ad Amato, ministro dell'Interno, ha firmato un Ddl (decreto legge) riguardante la questione dei migranti. Era questo uno dei "cavalli di battaglia", un evergreen del centrosinistra "pregovernativo" (e specialmente della sua sinistra): "La Bossi-Fini è una legge scandalosa!", "i Cpt vanno chiusi senza se e senza ma". Di questi slogan al ministro Ferrero (che un tempo amava urlare anche lui) deve essere rimasto ben poco nel cuore. Leggendo il decreto che porta la sua firma non si legge da nessuna parte della chiusura dei Cpt, tutto al più si cerca di "umanizzarli" dando il permesso di far visita al Cpt al sindaco (con o senza la banda del paese?), ai presidenti di regione e provincia e ad alcune associazioni autorizzate. Una cosa che addirittura va a peggiorare la Bossi-Fini (che, vi ricordo, era da abrogare) è la "cauzione": in pratica, grazie al ministro Ferrero, un immigrato dovrà dimostrare di avere una sorta di cauzione (c'è scritto: "...che sia in possesso di risorse finanziarie adeguate al periodo di permanenza sul territorio nazionale") su eventuali danni o reati che commetterà in Italia.

Qualcuno leggendo il decreto magari cercherà qualche segno, un minimo cenno (ormai ci si accontenta di poco...) al quale potersi appigliare così da poter dire la famosa frase "siamo in discontinuità col governo Prodi". Purtroppo se vi accosterete con questa speranza resterete molto delusi. Il decreto è, persino nel suo lessico, lesivo della dignità dei migranti: l'immigrato è merce e lavoratore (come da buona tradizione liberal/borghese). Non è un uomo, non è padre, non è madre e nemmeno figlio, non è malato non ha bisogni o desideri e nemmeno sogni. E' declassato da uomo a merce.

 

Le rivolte e le proteste dei migranti hanno bisogno di sostegno incondizionato

 

In Italia solo ora le varie comunità dei migranti stanno prendendo coraggio, spinti dalla miseria e dall'oppressione, ed iniziano a reclamare i loro sacrosanti diritti. Siano prova di questo i recenti fatti di Milano, dove la comunità cinese è letteralmente esplosa, con forme addirittura di guerriglia urbana, a causa della ghettizzazione e dello sfruttamento cui è sottoposta, oppure le riuscite manifestazioni che gli immigrati hanno organizzato a Roma ed in altre grosse città italiane. Tutto questo è segno della presa di coscienza della loro miserrima condizione da parte delle masse lavoratrici immigrate. Questi "primi fuochi" non vanno spenti ma, al contrario, vanno sostenuti ed incoraggiati sino alla presa di coscienza da parte dei lavoratori immigrati ed italiani che il nemico e lo sfruttatore è uno, che abbiamo lo stesso padrone. Il lavoratore italiano non deve credere alla spiccia propaganda borghese che dipinge lo straniero come quello che "ruba il pane ed il lavoro". E' vero tutto il contrario: il lavoratore straniero è costretto a venire qua proprio da chi ha interesse a far aumentare l'offerta di forza lavoro al fine di pagarla meno. In pratica la borghesia costringe l'immigrato a venire qua e poi scatena con i suoi mass-media una "guerra tra poveri" ossia una guerra tra lavoratori che avvantaggia il profitto di pochi. Noi lavoreremo per una vera e leale unificazione delle lotte dei lavoratori tutti, indipendentemente dalla loro nazionalità affinché si riconosca e si combatta il nemico, unico ed uguale per tutti i lavoratori.

Primo maggio di festa, di lotta e di rivoluzione

 

Ruggero Mantovani

 

"Compagni operai! Si avvicina il giorno del Primo Maggio, nel quale gli operai di tutti i paesi celebrano (...) la loro unione nella lotta contro ogni sorta di violenza e di oppressione dell'uomo sull'uomo, nella lotta per la liberazione di milioni di lavoratori dalla fame, dalla miseria e dall'umiliazione. Due mondi sono l'uno contro l'altro in questa grande lotta: il mondo del capitale e il mondo del lavoro, il mondo dello sfruttamento e della schiavitù e il mondo della fratellanza e della libertà. Da una parte, un pugno di ricchi parassiti (...). Dall'altra milioni e milioni di diseredati (...). Ma questi diseredati e lavoratori hanno dichiarato guerra ai ricchi e agli sfruttatori (...). Compagni operai. Sia il primo maggio una festa che attiri verso di noi migliaia di nuovi combattenti e raddoppi le nostre forze, nella grande lotta per la libertà di tutto il popolo, per l'emancipazione di tutti i lavoratori dal gioco del capitale!".[1
Con queste mirabili parole nei primi anni del secolo scorso (l'anno precedente la rivoluzione Russa del 1905), Lenin esaltava il Primo Maggio come giornata di mobilitazione internazionale della classe operaia contro le politiche di miseria e umiliazione imposte dal capitalismo.
Il valore simbolico della festa dei lavoratori, lungi dal rappresentare una sterile ritualità per anni propinata dallo stalinismo e dalla socialdemocrazia, rappresenta, tanto più oggi, uno strumento di mobilitazione internazionale dei lavoratori contro le politiche del brigantaggio imperialista: una straordinaria giornata di festa e di lotta in cui, oggi come ieri, la classe operaia e la sua avanguardia possano estende le loro rivendicazioni e la permanente agitazione contro gli sfruttatori di ogni paese.

 

La genesi del Primo Maggio.

 

La festa del Primo Maggio, trova la sua genesi convenzionale in una manifestazione organizzata il 5 settembre 1882 negli Stati Uniti dai Cavalieri del Lavoro di New York. Due anni dopo, nel 1884, in una analoga manifestazione si approvò una risoluzione con cui si decise che l'evento avesse una cadenza annuale. Furono, tuttavia, le organizzazioni sindacali e politiche affiliate alla I Internazionale ad indicare il Primo Maggio come giornata di lotta per la riduzione dell'orario di lavoro.
La scelta della data non avvenne a caso: il 1 maggio del 1886 a Chicago (Usa) si tenne una grande manifestazione in concomitanza ad altre che si svolsero nello stesso giorno. Questa mobilitazione operaia aveva coinvolto numerosi lavoratori di altre fabbriche tessili, il cui esodo sarebbe stato l'inevitabile coinvolgimento dell'intero movimento operaio americano. Questa mobilitazione, malgrado fosse stata duramente repressa dalla polizia, si protrasse nei giorni seguenti e il 3 maggio nella fabbrica di Mc-Cormich, a seguito di licenziamenti, la polizia uccise sei operai tra i manifestanti.
Il giorno successivo, durante un comizio di protesta per le violenze e le uccisioni avvenute nella giornata del 3 maggio, esplose una bomba in Haimarket Square uccidendo otto poliziotti: un numero imprecisato di partecipanti venne ucciso dalla polizia. Il 5 maggio e i giorni successivi vennero arrestati circa 200 manifestanti, anarchici, socialisti e sindacalisti e, tra questi, 8 furono rinviati a giudizio: dopo due mesi circa, malgrado la pressione dell'opinione pubblica non solo in America ma anche in Europa, uno soltanto dei manifestanti fu condannato a 15 anni di carcere; gli altri furono condannati a morte mediante impiccagione.[2]
Da allora la data del Primo Maggio fu adottata in Canada nel 1894, malgrado fosse già stata preceduta nel 1872 a Toronto e Ottawa da imponenti marce di lavoratori.
In Europa la festa dei lavoratori venne, invece, ufficializzata dai delegati socialisti della Seconda Internazionale a Parigi nel 1889 e ratificata in Italia soltanto due anni dopo. In Italia questa festività venne soppressa durante il ventennio fascista - sostituita con l'autarchica festa del lavoro italiano il 21 aprile - per poi essere ripristinata dopo la fine della seconda guerra mondiale nel 1945. Una festa dei lavoratori che ha rappresentato spesso l'epicentro dello scontro di classe: il primo maggio del 1947, che passerà alla storia come la strage di Portella della Ginestra, la banda Giuliano assoldata dai latifondisti per reprimere l'occupazione delle terre, uccise 11 contadini ferendone una cinquantina.
Il Primo Maggio ha rappresentato per oltre centoventi anni di storia la vicenda della classe operaia, intrisa di sconfitte e vittorie politiche e sociali. Una storia che deve essere conosciuta, studiata, affinché possa ancora oggi essere uno straordinario strumento di aggregazione internazionale della classe operaia.

 

" Se otto ore vi sembran poche..."

 

Le radici del primo maggio sono dunque da ricercarsi nella secolare lotta per la riduzione della giornata lavorativa: " la fissazione della giornata lavorativa normale - scriveva Marx- è il risultato della lotta multisecolare tra capitalista e operaio".[3]Una grande esperienza storica che ha confermato un duplice risultato pratico: i lavoratori per la prima volta hanno dimostrato a se stessi e agli altri di essere una classe "la classe operaia nel suo insieme (scriveva F. Engels nel 1850) dopo aver partecipato a questa lotta, è cento volte più forte, più consapevole e meglio organizzata di prima".
Di più, la lotta per la riduzione della giornata lavorativa, lungi dal rappresentare una rivendicazione parziale e classicamente economicistica, ha mostrato un carattere complessivo; è stata in definitiva "una rivendicazione di tutto il proletariato, rivolta non ai singoli imprenditori, ma al potere statale quale rappresentante di tutto il regime sociale e politico vigente".[4]
La lotta multisecolare per la riduzione della giornata lavorativa, in definitiva, è emersa col sorgere stesso del capitalismo. In particolare in Gran Bretagna il modo di produzione capitalistico si affermò nel XVII secolo: tra la fine del 1700 e l'inizio del 1800 si sviluppò la grande industria che portò modifiche profonde della composizione sociale: si avviò una disgregazione del mondo contadino e si produsse il fenomeno dell'urbanesimo condensando nelle principali metropoli un esercito di diseredati.
La classe operaia andò progressivamente a peggiorare le sue condizioni: si aggravò lo stato di igiene e di lavoro nelle officine, si registrò un allungamento degli orari di lavoro e un progressivo impoverimento dei salari. Il precipitare delle condizioni di vita della classe operaia inglese era da collocarsi a cavallo tra la guerra d'indipendenza americana e quelle napoleoniche, che per loro eccessivi costi produssero una profonda crisi economica.
Ma oramai lo sviluppo capitalista aveva generato il proprio seppellitore: il proletariato industriale. Nei primi anni 20, difatti, un forte movimento di scioperi scosse il capitalismo inglese: il proletariato britannico che da oltre venti anni aveva dichiarato guerra alla borghesia più potente del mondo, dopo la parentesi istintiva del fenomeno luddista, malgrado gli eccidi e le violenze perpetrate dalla borghesia, diede origine, con il Cartismo, al primo movimento operaio organizzato che fece della lotta per la riduzione della giornata lavorativa un impegno attivo e costante.
La lunga storia della classe operaia, per la riduzione della giornata lavorativa, si conclude in Inghilterra nel 1847 quando il movimento Cartista (avendo precedentemente nel 1883 ottenuto la riduzione dell'orario di lavoro da 16 a 12 ore), ottenne una ulteriore diminuzione a 10 ore.
Non è un caso come questa secolare conquista avvenne in prossimità della rivoluzione europea del 1848, così come, nel successivo movimento rivoluzionario del 1919, una nuova classe operaia strappò definitivamente la riduzione dell'orario di lavoro a 8 ore.
Una grande eredità storica e politica che indica, tanto più oggi, che solo l'azione della classe lavoratrice, al di la di ogni divisione nazionale etnica o religiosa, può piegare la quotidiana violenza delle politiche capitalistiche. Solo la ricostruzione di un partito internazionale della classe operaia può risolvere le crisi storica della direzione del proletariato internazionale. Solo la ricostruzione della IV Internazionale può rafforzare il Primo Maggio alzando le bandiere della rivoluzione socialista.

 



[1] V. Lenin, Il primo maggio, aprile 1904, Opere complete, vol.VII.

[2] Claudia Baldoli, Il nostro primo maggio, Edizione Spartaco.

[3] K. Marx, Il Capitale, primo libro.

[4] V. Lenin, prefazione all'opuscolo Le giornate di maggio a Kharkov.

Cambiamenti climatici e sistema di produzione capitalista

 

Alberto Cacciatore

 

Il Comitato intergovernativo sul mutamento climatico (Ipcc) - organismo dell'Onu che comprende scienziati e rappresentanti di governi - nel quarto rapporto presentato a Parigi e a Bruxelles, stima un aumento della temperatura della terra, entro la fine del secolo, da 1,8 a 4 gradi. Ciò provocherà siccità, alluvioni, uragani, estinzioni di specie animali e vegetali, malattie, inondazioni delle coste e delle isole abitate da centinaia di milioni di persone. Gli esperti dell'Ipcc ritengono che il riscaldamento climatico sia dovuto alle emissioni umane di gas serra - tra questi l'anidride carbonica e il metano - e chiamano in causa le responsabilità politiche che hanno portato a questa situazione, cioè le scelte di sviluppo energetico e produttivo centrate sui combustibili fossili e sulla deforestazione. Un tale appello non ha alcuna credibilità, dal momento che viene lanciato da quegli stessi scienziati che, per ottenere l'approvazione della 2° parte del rapporto da parte dei principali Paesi del mondo, hanno attenuato i contenuti del documento piegandosi alle forti pressioni dei governi di Stati Uniti, Cina ed Arabia Saudita. Ad ulteriore prova del forte condizionamento delle lobbies politiche ed economiche sulle agenzie dell'Onu. D'altra parte nel caso dell'Ipcc, si tratta di scienza intergovernativa (come recita il nome stesso del comitato) vale a dire, di scienza negoziata. Il meccanismo del consenso dà potere di veto a ogni paese visto che le decisioni devono essere prese all´unanimità. E, cosa stupefacente, questo rapporto dovrà servirà come guida per i governi di tutto il mondo, per definire la politica ambientale dei prossimi decenni e per provvedere alla riduzione dei gas serra dopo il 2012, quando scadranno i termini previsti all'interno del protocollo di Kyoto.

 

Il protocollo di Kyoto e la politica energetica del governo Prodi

 

Questo protocollo impegna i paesi industrializzati e quelli cosiddetti ad economia in transizione (i paesi dell'Est europeo) a ridurre le loro emissioni totali di gas serra del 5% entro il periodo compreso fra il 2008 e il 2012 in riferimento alle emissioni del 1990. L'aumento dei gas serra nell'atmosfera e l'aumento della temperatura del pianeta sono la dimostrazione più eloquente che quando il sistema di produzione capitalista tenta di dare soluzione alla crisi ecologica, che peraltro esso stesso determina, con soluzioni interne alla logica di mercato, fallisce. Infatti, il protocollo di Kyoto ai fini della riduzione delle emissioni di gas serra fissa dei tetti all'emissione e, all'interno di quei limiti, demanda ai governi nazionali di distribuire alle imprese interessate quote di emissioni. L'obiettivo è di creare un mercato nel quale chi riduce le proprie quote di emissioni di gas serra può venderle a chi non ha ridotto la quota di emissione che gli è stata assegnata. Attraverso questo meccanismo di mercato si vorrebbe incentivare a inquinare meno e produrre un costo per chi inquina. Ma il risultato vero è che, se si paga si può inquinare, e se si inquina meno di quello che sarebbe consentito si può vendere il proprio diritto di inquinare ad altri. Cosa fa il governo Prodi? Mentre Bersani sponsorizza i rigassificatori e D'Alema parla di carbone "pulito", Pecoraio Scanio -sensibile alle pressioni delle associazioni ambientaliste borghesi che nel frattempo hanno piazzato alcuni dei loro più "prestigiosi" esponenti in ministeri e commissioni parlamentari- garantisce che il governo è impegnato nell'applicazione del Protocollo di Kyoto, considerato evidentemente, nonostante le sue pessime prove, un'utile strumento.E a proposito di riduzioni delle emissioni, il piano di assegnazione delle emissioni del governo Prodi consegnato alla Commissione Europea, assegna ai grandi complessi industriali una quota sorprendentemente alta di permessi ad emettere anidride carbonica per il quinquennio 2008-2012. Vengono premiate le centrali a carbone, le acciaierie, le industrie del cemento e il settore termoelettrico che potranno accrescere i loro profitti e, allo stesso tempo, potranno comprare i permessi di inquinamento alla "Borsa delle emissioni", istituita dal governo Prodi per la costituzione di un mercato nazionale per l'acquisto e la vendita dei diritti di emissione. L'impegno ecologista del governo Prodi si è inoltre manifestato con l'elaborazione di un piano sull'energia che prevede una pioggia di finanziamenti alle imprese - la cosiddetta "ecoindustria" - che vogliano investire nel settore delle energie rinnovabili e nell'innovazione dei processi produttivi volti a ridurre l'intensità energetica delle lavorazioni. L'incentivazione statale alle imprese prosegue anche con il decreto sul Conto energia che paga per venti anni l'energia prodotta da un impianto fotovoltaico assai più di quanto venga pagata l'energia elettrica consumata, una possibilità di azzeramento completo dei costi che l'impresa dovrebbe invece sostenere per i propri consumi di energia elettrica.

 

La politica energetica del movimento operaio e delle masse popolari

 

Contro il governo Prodi che vuole completare la privatizzazione e la liberalizzazione dei servizi pubblici locali e del mercato della produzione dell'energia, il movimento operaio e le masse popolari debbono rivendicare la ripubblicizzazione, sotto il controllo dei lavoratori del settore e dei cittadini-utenti, dei servizi pubblici di distribuzione dell'energia che sono stati privatizzati e la nazionalizzazione, senza indennizzo e sotto il controllo operaio e delle masse popolari, degli impianti di produzione dell'energia, la collettività deciderà le caratteristiche tecniche e le modalità di funzionamento degli impianti applicando il solo criterio della loro compatibilità con la salubrità dell'ambiente e la salute umana. Solo queste misure potranno rendere possibile la pianificazione dell'uso razionale e sostenibile delle risorse, finalizzato al reale soddisfacimento dei bisogni sociali.

 

"Bologna la rossa" non c'è più

Brevi note su tre anni di governo Cofferati

 

Daniele Patelli

 

Parlare della giunta Cofferati, dell'operato del Sindaco di Bologna e della posizione dei partiti della "sinistra radicale" ricorda i cahiers des doleances della rivoluzione francese: non si può ricordare tutto, troppe sono le malefatte ormai divenute quotidiane; ormai chi è di Bologna o abita a Bologna si interroga solo su "cosa tirerà fuori ancora dal cilindro?". Lo ammetto: io ero, sono e sarò sempre prevenuto; sarà che ho visto la controriforma delle pensioni quando furono indotti a votare sì dei pensionati terrorizzati; sarà che ricordo i Patti del '93 con la distruzione dei diritti sindacali; insomma, forse mi è anche antipatico quel suo eterno sorrisetto che sembra dire che "qui comando io"...

Tutto cominciava con i 700 comitati prelettorali: "io non farò niente senza consultazione", "io ascolterò tutti", "non prenderò nessuna decisione verticista" ecc. ecc., questo diceva il Sergio Gaetano e moltissimi, dopo i cinque anni fatali della giunta di destra, gli diedero fiducia, un po' incoscientemente forse, senza considerare il passato e le azioni. Poi... poi appena insediato attaccava quella miseria dell'incentivo dei lavoratori del Comune per diminuirlo del 30% arrivando a dire che "i soldi non ci sono ora e non ci saranno mai!": cataclisma politico! Un timido e imbarazzato Giordano viene mandato a contrastarlo, ma fallisce; sarà una lunga, defaticante trattativa sindacale a sciogliere il nodo. Poi troppe cose: la diminuzione dei posti agli asili nido, l'aumento dei precari, la bocciatura della "metropolitana di destra" che aveva già i finanziamenti e poi il dirigismo. Quando si pensa alla giunta di Bologna si pensa solo a Cofferati, gli altri non esistono, scompaiono e soprattutto tacciono. Il Consiglio è blindato e parla solo chi è d'accordo con il Sindaco nella maggioranza; hai voglia ad attaccarlo: lui è sereno, immutabile, raramente si innervosisce, sa di avere tutto il potere e lo esercita, ma se qualcuno mette in dubbio quanto dice si innervosisce. Poche settimane fa il sindaco ha avviato le consultazioni di metà mandato con i cittadini partecipando alle sedute dei quartieri: inutile dire che la claque degli ultrasettantenni diessini "fedeliallalinea" era entusiasta e assordante. Purtroppo c'è sempre qualche scocciatore, infatti è capitato che alcuni appartenenti al MeetUp degli amici di Beppe Grillo siano intervenuti sia al Quartiere Arno che al San vitale, ponendo domande sull'inquinamento, sull'inceneritore e (orrore orrore) osando filmare il Sindaco: si sono presi delle velate minacce di denuncia ("ci sono ancora delle leggi....!"), non hanno avuto risposta e stranamente sono stati messi infondo alla lista delle domande del pubblico. Forse non è importante questo, ma non è significativo?

Chiedo ai lettori di scusarmi, ma ora farò un piccolo elenco delle ultime decisioni: la più bella è l'avere cercato di cacciare i privati dalla Biblioteca della ex Sala Borsa e, quando questi se ne sono andati lasciando 40 disoccupati, non riassorbiti dall'ente pubblico, a costoro non è rimasto che andare da Santoro a Annozero, sono tuttora a spasso. Ma l'ultima è clamorosa: poche settimane fa si è svolta anche a Bologna una manifestazione contro i Cpt cui hanno aderito qualche migliaio di cittadini; la manifestazione è terminata tranquillamente tranne sporadici scontri di una minoranza del corteo che volevano oltrepassare la linea rossa davanti al Cpt in via Mattei, ma poca roba. Stavolta il Sergio Gaetano è stato geniale: ha chiesto ai manifestanti di pagare i danni all'asfalto procurati durante la manifestazione e successivi scontri. Tutto si può dire di Cofferati, ma non che non sia creativo, ha immaginazione, è veramente l'immaginazione al potere. Poi, last but not least, a Bologna il problema non è il centro storico intasato ed inquinato, i gioiellieri con le Bmw davanti al negozio nel centro storico, l'Ici a livelli faraonci come l'Irpef, l'estromissione delle fasce più povere dal centro verso l'estrema periferia... No, assolutamente! Il problema è la legalità, l'ordine, la sicurezza, anzi il vero problema è la zona universitaria in cui si beve, ci si droga e ci sono (udite, udite!) i punk-a-bestia (che se non altro adottano i cani abbandonati del canile municipale...), questa è la vera orda dei barbari, il "degrado" del centro storico; per cui via ai carri armati, alle ordinanze, ai poliziotti di quartiere, fino alla chiusura dei luoghi di ritrovo del centro per fare posto ai locali dell'Happy Hours, tipo Milano insomma.

Sapete una cosa? Quando penso al Sindaco di Bologna lo associa subito alla Signora Sindaco di Milano ed ai suoi cortei per la sicurezza. A questo punto non rimane molto da dire, l'essenziale è stato portato alla vostra attenzione, ma una cosa è importante: ormai da molto tempo non esiste più "Bologna la Rossa".

Lotte e mobilitazioni

a cura di Michele Rizzi

Milano

Qualche settimana fa all’Alfa Romeo di Arese, un vigilante della società americana Aig Lincoln, a guardia della portineria Est dell’Alfa Romeo, ha aggredito alcuni compagni dello Slai Cobas di Milano, tra cui il coordinatore provinciale, Vincenzo Lilliu. In base agli accordi sindacali del 18/2/2003, l’Aig Lincoln avrebbe dovuto assumere circa 550 cassintegrati. In questi 4 anni, però, la società americana non ha rispettato l’accordo sottoscritto, limitandosi solo all’assunzione di 75 lavoratori nella società Rina, nonostante le tantissime manifestazioni e i blocchi delle portinerie. Nell’ultimo mese si è raggiunto un altro accordo verbale sulle assunzioni, accordo siglato da Aig Lincoln, Slai Cobas e quasi tutti i sindacati di Arese. Però, dopo qualche giorno, gli americani ci hanno ripensato ed hanno rifiutato l’accordo, giungendo fino alle intimidazioni ed ai pestaggi. Il PdAC lombardo esprime una forte solidarietà ai lavoratori di Arese ed ai compagni sindacalisti dello Slai Cobas aggrediti.

Gualdo Tadino (Pg)

I compagni del PdAC presenti nel Comitato nazionale per la ripubblicizzazione dell’acqua ci segnalano l’appello del Comitato tutela del fiume Rio Fergia che, con il Comitato Umbro per la promozione della legge d’iniziativa popolare sulla ripubblicizzazione dell’acqua, si sta battendo contro la privatizzazione dell’acqua in Umbria ed i particolare a Boschetto, frazione vicina al fiume Rio Fergia, che segna il confine tra i comuni di Gualdo Tadino e Nocera Umbra. La battaglia iniziò nel 1990 quando arrivò la multinazionale Rocchetta e ottenne la concessione al prelievo delle sorgenti del fiume Feo, oggi ormai quasi completamente prosciugate. Il bisogno d’acqua spinse poi gli stessi comuni della zona a prelevarla dal Rio Fergia. Nel 2003 la battaglia riprese, quando una mattina gli abitanti di Boschetto si accorsero che l’acqua del fiume era diventata marrone schiumosa. La Regione Umbria aveva concesso alla Rocchetta il permesso di ricerca per acque minerali, con lo scavo di tre pozzi, uno dei quali interferiva con la sorgente del Rio Fergia e le sostanze chimiche utilizzate nella perforazione arrivavano alla sorgente del fiume. La Regione Umbria ha continuato a dare autorizzazioni alla Rocchetta per l’acqua minerale, nonostante le proteste dei comitati locali che chiedono la chiusura dei pozzi di ricerca e che l’acqua sia ripubblicizzata e non lasciata in mano alle multinazionali. Per questo, grande successo di partecipazione ha avuto la manifestazione di fine marzo a Boschetto-Gaifana, località tra Nocera Umbra e Gualdo Tadino.

Copenaghen (Danimarca)

Dopo una quasi interminabile battaglia politica e legale, lo storico centro sociale autogestito politico-culturale Ungdomshuset, occupato da ben 25 anni, è stato sgomberato con la forza dalle squadre antisommossa e antiterrorismo della polizia danese, causando una rivolta con scontri, diffusisi per diversi giorni, tra manifestanti e la polizia scandinava. Il Comune di Copenaghen ha deciso di vendere lo stabile alla setta fondamentalista cristiana Faderhuset, la quale ha sollecitato lo sgombero violento della polizia. La storica casa, che ha anche ospitato Lenin e Rosa Luxemburg, forniva alloggio a stranieri e giovani senza lavoro e casa.

 

Barletta

Continua la mobilitazione della locale sezione del PdAC e di varie realtà di movimento contro il bilancio della Giunta comunale di centrosinistra che prevede l'aumento dell'addizionale Irpef dello 0,2% e la vendita del patrimonio immobiliare. Dopo una manifestazione presso l'assessorato ai lavori pubblici, la protesta si svilupperà con un'assemblea pubblica e con varie iniziative presso gli immobili che l'amministrazione vuole vendere alla lobby del mattone.

 

Mesagne (Br)

I compagni di Brindisi ci segnalano la nascita a Mesagne dell'associazione 12 Giugno per le vittime dell'Ilva di Taranto, costituitasi per dare voce ai parenti delle vittime dell'azienda tarantina del padron Riva. L'ultimo convegno dell'associazione ha avuto come asse il ricordo dell'operaio Antonino Mingolla della stessa cittadina brindisina, morto per esalazione di gas cosiddetto "afo", una miscela mortifera a base di ossido di carbonio. L'associazione ha nelle insegne la data di morte di un altro operaio-soldato dell'Ilva, il ventenne Paolo Franco, morto nel 2003, unito a tutti gli altri lavoratori dell'Ilva da una sorte tragica: disoccupazione disgraziata o occupazione assassina.

 

Lampedusa (Ag)

Rifondazione comunista, prima delle elezioni politiche, parlava di chiusura dei Cpt e di governo di "alternativa". Adesso, messa in soffitta l'alternativa e la chiusura dei Cpt, Giordano e Bertinotti hanno lanciato la nascita del partito della sinistra europea, di impronta socialdemocratica, interlocutore privilegiato dei Ds e del futuro Partito democratico. Cosa rispondono i rifondaroli al movimento che lotta per la chiusura dei Cpt? Che bisogna renderli più "umani", magari dando l'appalto per la loro gestione alle cooperative diessine, poco rosse e sempre più affariste. È il caso di Lampedusa, dove due cooperative legate alla Legacoop hanno ottenuto l'appalto della gestione del Cpt, che il Prc, a caccia di voti alle elezioni politiche, voleva chiudere. Come dire: una bella alleanza di governo e di interessi sulla pelle degli immigrati!

Bari: contestazioni a Putin e Prodi

Il capitalismo italiano a braccetto con il dispotismo russo

 

Pasquale Gorgoglione

 

Il 14 marzo a Bari, si è svolta la seconda parte del vertice intergovernativo italo-russo a cui hanno preso parte i due premier, Prodi e Putin, e una folta delegazione di ministri e imprenditori. Ad accogliere l’allegra comitiva e a stringere la mano alla romantica figura del pistolero venuto da lontano c’era anche il presidente-poeta della regione Puglia, Nichi Vendola.

 

Prima gli affari...

 

Mentre le cronache davano grande enfasi alla ritrovata armonia tra due popoli amici, all’importanza del ponte tra oriente e occidente, al comune impegno dei popoli per la pace e per il rispetto dei diritti umani nel mondo ed altre simili grottesche costruzioni retoriche, i due leader e le relative delegazioni padronali provvedevano a concretare, esclusivamente sulla base del profitto, una decina di importanti accordi economici.
Con questo vertice il capitalismo italiano, grazie all’impegno del governo e ai sacrifici dei lavoratori, ha intrapreso una forte azione di penetrazione in Russia. I più grossi benefici li avranno Eni ed Enel, per lo sfruttamento delle enormi riserve energetiche russe, anche in campo nucleare; le banche Intesa-Sanpaolo e Mediobanca, che apriranno lì nuove catene di credito; Alenia e Finmeccanica, per la fornitura di treni e aerei. Probabilmente da questo vertice Unicredit trova l’alleato forte per l’assalto all’Alitalia: la compagnia di bandiera russa Aeroflot.
Entusiasta per il ricco banchetto di affari offerto alla borghesia italiana, il premier Romano Prodi, rivolgendosi a Vendola e agli altri amministratori locali, ha sollecitato: “Svegliatevi, svegliatevi, svegliatevi!”.

 

...poi il volto compassionevole

 

Prodi aveva dato rassicurazioni all’opinione pubblica che, in agenda di discussione col suo amico assassino russo, c’era anche il tema del rispetto dei diritti umani e una base comune di intenti per la farsa della conferenza di pace in Afghanistan.
Quando però qualcuno in conferenza stampa gli ha chiesto dell’ex ministro della sanità russo Umar Khanbiev, in cerca di asilo politico in Italia perchè testimone del genocidio della popolazione cecena, Prodi non è sembrato altrettanto sveglio come negli affari: “Con il presidente russo non abbiamo parlato, ne vengo a conoscenza in questo momento”.
E chissà se gli avessero chiesto dell’Afghanistan e dei particolari della farsa della conferenza di pace? Non credo che anche questo argomento abbia avuto tanto rilievo tra le decine di tavoli di discussione del vertice.

 

La contestazione

 

Ma non tutti a Bari hanno steso il tappeto rosso a Prodi e al suo amico Putin.
Una manifestazione di protesta alla quale hanno partecipato circa duecento persone ha avuto luogo ai margini della zona rossa. L’obiettivo era contestare il presidente russo Putin per la repressione delle voci libere in Russia e per l’operato in Cecenia, regione in cui le forze di sicurezza moscovite stanno operando da anni un vero e proprio massacro di massa, nel silenzio internazionale favorito dal peso che la Russia mantiene per la sua presenza nel consiglio di sicurezza dell’Onu.
Il PdAC era in piazza anche per denunciare la politica imperialista del governo Prodi, politica di guerra e rapina, perfettamente rispondente agli interessi di Confindustria e dei banchieri: guerra e occupazione in Afghanistan, i tagli all’istruzione e alla sanità, l’aumento delle spese militari, la rapina ai danni dei lavoratori in misure come la privatizzazione di grandi imprese di Stato (Alitalia, Fincantieri), lo scippo del Tfr.
Purtroppo, anche questa volta bisogna registrare che la manifestazione di protesta è stata deliberatamente limitata nei contenuti e nelle dimensioni dal Prc. Ancora una volta Rifondazione e la sinistra di governo si distinguono in ipocrisia e ambiguità: da un lato Vendola ad accogliere il carnefice Putin; dall’altro i baby-burocrati del Prc che stanno in piazza per cercare di frenare e limitare i contenuti antigovernativi della protesta.

 

 

 

 

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Turbogas: una scelta sbagliata

Continua in queste settimane la lotta contro tutti gli scempi ambientali

 

Nicola Cantucci*

 

Da alcuni mesi gli abitanti di Modugno sono impegnati in una difficile vertenza contro la scelta di realizzare in un territorio densamente urbanizzato e a forte vocazione agricola una centrale per la produzione di energia elettrica a ciclo combinato turbogas da 760 Megawatt.

 

I motivi della protesta

 

Le decisione di localizzare una centrale di queste dimensioni in un'area dove vivono oltre 150.000 persone, gravata da seri problemi d'inquinamento atmosferico e con la presenza di industrie ad elevato rischio ambientale, è figlia di un'altra scelta sbagliata: il cosiddetto decreto "Sblocca-centrali," varato dal governo Berlusconi nel lontano 2002, sull'onda del black-out nazionale come misura di emergenza nazionale, che ha azzerato qualsiasi logica di programmazione.

Ma la scelta di costruire nella provincia di Bari una nuova centrale termoelettrica è sbagliata per ragioni di carattere ancora più generale: continuare ad inseguire il trend della crescita del consumo energetico senza pianificare dove e come risparmiare, quali e quante energie pulite e rinnovabili realizzare nel nostro paese, aumentando così la nostra dipendenza dalle importazioni di combustibili, ci condanna ad inseguire un modello di sviluppo senza futuro. Appare fuori da ogni ragionevolezza la scelta di continuare a peggiorare la nostra dipendenza energetica continuando ad ignorare i limiti alle emissioni di gas serra. Già oggi l'Italia è abbondantemente oltre i limiti di emissione che si era impegnata a rispettare (le produzioni di Co2 sono addirittura aumentate negli ultimi anni del 13%).

Ci opponiamo a questo progetto anche per ragioni di carattere locale: l'impianto è stato autorizzato pur avendo collocazione attigua ad una area popolata da ben 48.000 abitanti ed essendo distante solo 2,3 Km dal centro di Modugno. Nel giro di 15 chilometri sono presenti almeno 110.000 abitanti residenti nei comuni di Bari, Bitritto, Bitonto, Palo del Colle e Bitetto, e nel raggio di 40 km almeno altre 250.000. 

Non viene neppure presa in considerazione la presenza di autorevoli studi sulle polveri sottili emesse da centrali termoelettriche della grandezza prevista per quella di Modugno e le crescenti preoccupazioni per quanto riguarda gli effetti sulla salute.

Il “nostro” territorio avrebbe bisogno di ben altri interventi: andrebbero sviluppati, seri programmi di risanamento ambientale, di riqualificazione urbana, di realizzazione di servizi sociali, creando vere opportunità di lavoro.

Il coraggio, la determinazione di migliaia di persone ha consentito di far valere queste ragioni, richiamando l'attenzione della stampa locale e nazionale. E' nato un movimento che attraverso le sue azioni ha riacceso le speranze di chi contesta la scelta sbagliata della localizzazione in questo territorio di una centrale termoelettrica.

Il decreto "Sblocca-centrali" e tutta la legislazione conseguente ed analoga non accenna ad essere modificata, ed anche il centro sinistra che tanto ne contrastò l'approvazione oggi non è intenzionato a modificarlo.

 

La lotta continua…

 

A Modugno, come in altri comuni italiani viene portata avanti una battaglia in cui si chiede semplicemente il rispetto e l'ascolto delle ragioni della gente comune. Ed è per queste ragioni che intendiamo promuovere una iniziativa aperta alla presenza e alla collaborazione di tutte le forze sociali, le associazioni ed i movimenti impegnati in altre vertenze importanti nel nostro Paese. Una grande manifestazione unitaria, che tenga insieme i momenti del confronto, della discussione su una scelta che riteniamo sbagliata e quelli della mobilitazione per chiedere coerenza tra gli impegni per la riduzione dell'effetto serra e le scelte concrete in materia di energia, pretendere il pieno rispetto dell'ambiente e l'effettiva tutela della salute.

Non lasciateci soli. A Modugno, stavolta, si gioca il futuro di tutti.

 

*Comitato ProAmbiente di Modugno

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