Partito di Alternativa Comunista

Alitalia: la lotta riprende il volo!

Alitalia: la lotta riprende il volo!

 

 

Intervista a cura della redazione web

 

 

 

La lotta in Alitalia sta riprendendo il volo. Nelle ultime settimane i lavoratori e le lavoratrici della compagnia sono scesi in piazza numerosi per far sentire la loro voce contro un piano di smembramento e svendita che rischia di tramutarsi in un licenziamento di massa. Ne parliamo con Daniele Cofani, operaio Alitalia di Alternativa comunista, in prima linea in questa lotta.

 

Daniele, raccontaci brevemente qual è lo stato delle cose in relazione alla vertenza Alitalia. Quali sono ad oggi le prospettive più probabili per voi lavoratori?

Mi sembra chiaro che stanno virando Alitalia verso una rotta tortuosa, agendo sul fattore emergenziale e del ricatto. Come spiegato in un recente articolo (1), la crisi di Alitalia non è direttamente collegata all'emergenza sanitaria, ma è figlia di un progetto che si vuole portare a compimento in piena pandemia. Alitalia arriva da 4 anni di amministrazione straordinaria: l’unico obiettivo degli ultimi tre governi (Pd, Conte 1 e 2), è stato ridimensionare la compagnia in funzione dei diretti concorrenti, disposti a rilevare gli asset senza debiti e con il minor numero di lavoratori possibile. La cassa vuota, oltre a mettere a rischio il pagamento degli stipendi, viene brandita come elemento di ricatto nella proposizione dei possibili scenari: la chiusura della compagnia con conseguente disastro sociale; la falsa nazionalizzazione presentata da Ita (NewCo pubblica con in dote 3 miliardi), che prevedrebbe 5000 licenziamenti e lo smembramento di Alitalia (con la possibilità del passaggio diretto del solo ramo aviation, escludendo i servizi di terra e la manutenzione); infine, la riformulazione del bando di vendita come richiesto dal Mise dimissionario, che metterebbe da subito a rischio l'integrità della compagnia e la sua nazionalizzazione. In questo contesto la Comunità europea sta ponendo dei veti ai ristori previsti per affrontare la crisi da Covid-19 e, nel chiedere la discontinuità di Alitalia con il passato (nei fatti lo spezzatino), sta ipotecando nelle mani di Lufthansa il suo futuro e quello dei suoi 11 mila lavoratori. Tutto ciò sta avvenendo in una situazione di crisi sanitaria ed economica in cui migliaia di lavoratori sono in cassa integrazione e centinaia di precari sono da mesi senza reddito, anche a causa di accordi capestro che li hanno condannati a un eterno precariato all’interno di un perverso sistema clientelare.

 

I lavoratori Alitalia sono stati protagonisti di una delle lotte più radicali e importanti degli ultimi anni, dimostrando che con gli scioperi e l’azione unitaria e radicale è possibile respingere l’attacco congiunto di governo, aziende private e burocrati sindacali (ricordiamo la vicenda emblematica della vittoria del no al referendum). L’impressione è che la lotta in Alitalia stia riprendendo, giusto?

Oltre a quanto detto, va evidenziata la difficoltà per noi lavoratori di cambiare gli attuali rapporti di forza, per tentare di respingere l’enorme attacco che stiamo subendo. Cassa integrazione, voli ridotti al minimo e leggi antisciopero non ci stanno permettendo di organizzare mobilitazioni che blocchino realmente il settore. Nonostante tutto, da dicembre i lavoratori Alitalia hanno iniziato a reagire esprimendo il loro dissenso nelle piazze contro i vari scenari che vengono loro proposti, rivendicando ben altre soluzioni a difesa dell’occupazione, a partire da una reale compagnia pubblica.
La prima iniziativa si è svolta durante il periodo natalizio con una grande assemblea sotto Montecitorio, ma il vero cambio di passo è avvenuto quando le stesse organizzazioni che nel 2017 erano giunte unite al referendum si sono messe intorno ad un tavolo nel tentativo di trovare delle parole d’ordine condivise per aprire un percorso unitario di lotta. Stiamo parlando di Cub trasporti, Usb, AirCrewcommittee e Assolovolo (anche con il contributo di Navaid che rappresenta piloti e comandanti).
Il primo bilancio è positivo. Tale percorso sta raccogliendo intorno a sé un ampio consenso su posizioni chiare e coerenti: compagnia unica, pubblica e senza licenziamenti mediante il conferimento diretto degli asset allo Stato con tutti i lavoratori al seguito. Con questa posizione sono state sfidate anche le direzioni dei sindacati confederali, nel tentativo di condividere e allargare tale percorso unitario, ma al momento sono orientate verso altri percorsi opportunistici e pericolosi. Importanti le giornate di mobilitazione organizzate da questo fronte sindacale che ha visto la partecipazione di centinaia di lavoratori: il 25 gennaio sotto il Parlamento e il 5 febbraio a piazza Barberini nei pressi del Mise. Altrettanto importante è stata l’assemblea unitaria del 19 febbraio a Fiumicino, in cui è stata proclamata una nuova manifestazione il 3 marzo a Porta Pia nei pressi dei ministeri dei trasporti e dell’economia. Possiamo affermare che la lotta dei lavoratori Alitalia stia riprendendo forma e potrebbe, nelle prossime settimane, intensificarsi se il nuovo governo non cambia rotta rispetto al piano di smembramento ereditato dai precedenti esecutivi.

 

Pensi che il cambio di governo comporterà cambiamenti sostanziali per la vertenza in corso?

Al momento gli scenari non cambiano e il clima di “unità nazionale” che ha accompagnato la nascita del nuovo governo non fa presagire nulla di buono: un governo con un così ampio sostegno parlamentare è una garanzia solo per padroni e speculatori. Se guardiamo al passato, oggi ritroviamo insieme in un unico governo tutti quei partiti che, dalla sinistra riformista (oggi rappresentata in Parlamento da un settore di Leu) alla Lega, hanno fatto sì che Alitalia fosse privatizzata, svilita e depauperata con oltre 12 mila licenziamenti. Questo per dire che il nuovo governo Draghi - rappresentazione diretta di determinati poteri - tenterà di portare avanti il progetto di ridimensionamento e vendita di Alitalia, facendosi scudo delle illusioni riformiste perpetrate dalla peggiore sinistra parlamentare che ci ricordi la storia.

 

Per concludere: considerata la situazione, cosa ti sentiresti di dire ai lavoratori Alitalia?

Direi di non porre nessuna fiducia nelle istituzioni e nel Parlamento, costituiti da partiti e burocrazie al servizio di una cricca di padroni e speculatori con interessi totalmente contrapposti alle esigenze della maggioranza della popolazione composta da lavoratori, precari e disoccupati. La fiducia va riposta in noi stessi, nel nostro protagonismo: dalla nostra parte c’è la forza delle nostre rivendicazioni che si contrappongono agli interessi di chi vuole affossare la compagnia di bandiera e i suoi lavoratori. Non sarà negli scranni parlamentari e nell’illusione del riformismo che si scriverà il rilancio di Alitalia; il ritiro dell’emendamento presentato da Fassina e convertito in ordine del giorno come primo atto verso il nuovo governo rende l’idea di come nel sistema capitalista il Parlamento sia funzionale ai desiderata delle multinazionali e dei poteri finanziari.
Allo stesso tempo il rilancio di Alitalia non si otterrà attraverso tavoli di confronto rivendicati come unico obiettivo da alcune organizzazioni sindacali: oggi una compagnia spolpata, priva di 12 mila lavoratori e con migliaia di precari senza futuro, è il frutto di decisioni politiche e accordi sindacali. La mobilitazione e la vittoria del referendum nel 2017 ce l’hanno insegnato: una lotta costruita intorno alla condivisione e alla chiarezza delle rivendicazioni è l’unica strada vincente. La strada intrapresa è quella giusta ed è indicata dalle parole d’ordine “compagnia unica, pubblica e senza licenziamenti”. Aggiungo che dovrà essere posta sotto il controllo dei lavoratori, gli unici in grado di gestirla rispondendo ai propri interessi come a quelli delle masse popolari. Questo potrà avvenire attraverso un nuovo modello di rappresentanza che veda coinvolti tutti i lavoratori con votazioni libere e aperte senza nessuna norma coercitiva e con comitati di confronto che rappresentino tutte le realtà in lotta.

 https://www.partitodialternativacomunista.org/articoli/sindacato/alitalia-bando-alle-chiacchere-solo-il-protagonismo-dei-lavoratori-la-puo-salvare

 

 

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