Partito di Alternativa Comunista

"CI SARÀ UN'ALTERNATIVA SOCIALISTA DEI LAVORATORI ALLE ELEZIONI" Intervista a Zé Maria
 
La stessa origine, due storie. Due traiettorie che hanno avuto inizio nello stesso scenario: l'esplosiva ondata di scioperi operai nell'Abc sul finire degli anni '70. Da un lato, il gruppo di sindacalisti che guadagnò visibilità nazionale e la cui figura chiave è l'attuale presidente Lula. Dall'altro, attivisti socialisti come Josè Maria de Almeida (Zé Maria), presentato come precandidato a presidente dal Pstu.
Se il destino di gran parte dei sindacalisti di quel periodo è stato il palazzo o gli incarichi statali, quello di Zé Maria continua ad essere la lotta della classe operaia. La sua vita e la sua militanza esprimono così, molto semplicemente, la coerenza. È la scelta di un lato della barricata: quello dei lavoratori.  
 
L'inizio
 Il giovane metalmeccanico Josè Maria de Almeida iniziò la sua militanza fra il 1976 e il 1977 a Santo Andrè (SP). In un periodo di assenza di mobilitazioni, il suo attivismo si limitava all'azione nel sindacato dei metalmeccanici della città. Finché, il 1° Maggio del 1977, venne arrestato per la prima volta dalla dittatura militare durante un volantinaggio: fu allora che conobbe la corrente Lega Operaia, che più tardi avrebbe dato origine a Convergenza Socialista (1).Nel 1978, lavorando nella Cofap, partecipò attivamente alle mobilitazioni che, partendo dalla Scania, si estesero in tutto l'Abc. L'anno successivo vide la maggiore ascesa della classe operaia dal golpe. Oltre a far parte della commissione di sciopero e di negoziato durante le lotte che segnarono il risorgere del movimento operaio, Zé Maria fu parte della fondazione di Convergenza Socialista e presentò la prima proposta di fondazione di un partito dei lavoratori, durante un congresso dei metalmeccanici nella città di Lins (SP), nel 1979. Dopo essere stato uno dei fondatori del Pt (2) nel 1980, contribuì tre anni dopo a fondare la Cut (3).  
 
Dirigente operaio
 Licenziato e perseguitato dalle direzioni delle imprese nell'Abc, Zé Maria parte per il Minas Gerais. Entra nella dirigenza del sindacato dei metalmeccanici di Belo Horizonte e Contagem nel 1987, fondando la Federazione Democratica dei Metalmeccanici del Minas Gerais nel 1989, federazione che ruppe con la burocrazia della vecchia federazione statale.Con un rilevante ruolo nella direzione delle grandi mobilitazioni e dello sciopero con l'occupazione della Mannesman nel 1989, Zé Maria è già un dirigente di rilievo nazionale. Fa parte dell'Esecutivo della Cut dal 1991 fino 2004, quando ruppe con il sindacato per il suo adattamento alle strutture statali.Nel 1992 viene espulso dal Pt insieme alla sua corrente Convergenza Socialista. Fonda, nel 1994, il Pstu, a partire dall'unificazione di varie tendenze e correnti.
Oggi, Zé Maria è uno dei dirigenti del Pstu e fa parte della Segreteria Esecutiva Nazionale di Conlutas, di cui costituisce uno dei principali sostenitori e dirigenti che agiscono per l'unificazione della sinistra in un solo sindacato.
Se Zé Maria ha diviso le origini con Lula durante la dittatura militare, oggi i percorsi sono opposti. Abbiamo intervistato Zé Maria sulla sua traiettoria politica, sul governo Lula e sulla precandidatura lanciata dal Pstu.  
 
Perché, nonostante la comune origine, la tua traiettoria è stata così diversa da quella di Lula e di altri sindacalisti dell'epoca?
 Le nostre differenze erano molto grandi già in quel periodo. Lula già faceva parte della burocrazia sindacale che veniva dalla dittatura e decise di cavalcare le mobilitazioni che nascevano. Ma, diversamente da noi, non ha mai avuto una prospettiva socialista.Nel Pt, sin dalla sua fondazione, ci fu una lotta politica molto dura in ordine al programma e alla strategia che bisognava abbracciare. E ad ogni iniziativa del Pt si percepiva un progressivo abbandono di tutto ciò che c'era di più radicale ed anticapitalista nelle definizioni programmatiche e nello statuto del partito.  
 
Qual è il senso della tua candidatura alla presidenza?
 Già c'è uno sforzo enorme di tutta la borghesia per presentare alternative per la prossima competizione elettorale. Progetti per il paese che non rappresentano altro se non gli interessi della stessa borghesia, ma che sono venduti ai lavoratori come progetti per migliori condizioni di vita per tutti. Ciò perché l'appoggio o perlomeno la passività delle masse è la condizione fondamentale affinché la borghesia possa continuare a sfruttare la classe lavoratrice e mantenere il proprio livello di profitti.D'altro canto, assistiamo a una ripresa delle lotte e degli scioperi. Quantunque siano molto a macchia di leopardo, c'è un processo di lotte in cui i lavoratori partono dalle rivendicazioni più concrete e si scontrano, benché in forma parziale, con gli effetti della crisi economica. Rappresenta una necessità dei lavoratori il fatto che queste lotte vengano rappresentate attraverso un progetto che tenga insieme la disputa politica ed elettorale nel 2010. Questa è la sfida della sinistra comunista.  
 
Come analizzi il governo Lula?
 Nessuno ovviamente si attendeva da Lula una rivoluzione, ma che almeno venisse invertita una priorità storica che ha sempre caratterizzato le politiche dei governi: la precedenza alle banche e alle grandi imprese. Ciò che abbiamo visto in questi sette anni di governo, tuttavia, è che non solo non è cambiata questa priorità, quanto c'è stata un'intensificazione nella salvaguardia degli interessi padronali.Quando è arrivata la crisi, il governo ha adottato centinaia di provvedimenti per proteggere i banchieri e le imprese. Il giornale Globo ha pubblicato, nel dicembre 2008, un'inchiesta evidenziando che, nel solo periodo da settembre a dicembre, i provvedimenti del governo hanno trasferito a banche ed imprese l'equivalente di 375 miliardi di real. Da allora ad oggi abbiamo avuto ancora una serie di provvedimenti, come l'esenzione di imposte per le fabbriche di assemblaggio delle auto e di elettrodomestici. Ma non c'è stata nessuna misura per proteggere i lavoratori. Questa crisi ha mostrato senza alcun dubbio la scelta fatta dal governo.  
 
E la politica estera del governo?
 Il Brasile ha un peso molto importante in America Latina. Potrebbe, ad esempio, dinanzi allo stato di crisi che vive il continente, fare appello ai paesi sudamericani per sospendere il pagamento dei debiti, ripudiando le politiche neoliberali. Invece, quest'influenza è esercitata in sintonia con gli interessi dell'imperialismo nella regione. Il governo agisce per stabilizzare situazioni come quelle di Bolivia, Ecuador, oppure Honduras.Con la crisi è andata ancora peggio poiché Lula utilizza il suo prestigio nel tentativo di salvare istituzioni come il Fmi, in un contesto in cui il mondo sta precipitando proprio per le direttive di quest'istituzione. Lo sforzo del paese per inserirsi nello scenario politico internazionale è lo sforzo di essere parte di quest'ordine stabilito e dominato dall'imperialismo. Haiti ne costituisce la più importante espressione. Sono le forze armate del Brasile ad essere utilizzate direttamente per garantire gli interessi delle multinazionali insediate ad Haiti. Non esiste ruolo più vergognoso di questo. È il ruolo internazionale che Lula vuole per il Brasile.  
 
Quale sarà ora il ruolo della destra nelle elezioni?
 Questo è il grande problema della destra in Brasile. Essa non ha un programma alternativo da presentare. Perché? Perché il programma di Lula è quello della destra. Lula ha semplicemente preso il programma di Cardoso e continua ad applicarlo. Alcune volte addirittura con più competenza. Anche perché Lula ha più appoggi e dunque più possibilità di azioni. Ora, ovviamente, la destra tradizionale benché sia d'accordo con la politica applicata da Lula, non accantona la possibilità di contendere e controllare essa stessa l'apparato dello Stato. Oggi la borghesia governa tramite Lula e il Pt. Le piacerebbe controllare, tuttavia, tramite il Psdb e Josè Serra.  
 
E la candidatura di Marina Silva?
L'articolazione della candidatura Marina, nonostante tenti di differenziarsi da Lula, non differisce in nulla da ciò che sono stati i sette anni del governo Lula fino ad oggi. Anche perché Marina Silva è del tutto complice dei crimini più gravi che sono stati commessi contro l'ambiente nel nostro paese negli ultimi decenni. Lula ha liberalizzato i transgenici in Brasile quando Marina era ministro dell'ambiente. Il governo Lula è responsabile della deviazione del corso del fiume São Francisco. Quando don Cappio (4) era sul punto di morire per la sua forma di protesta contro la deviazione, non si sentì una sola parola del ministro Marina Silva. Quando il governo Lula ha approvato la legge di lottizzazione dell'Amazzonia a vantaggio dei commercianti di legno del mondo intero, non c'è stato nessun provvedimento del ministro per impedirlo, Dunque non c'è nessuna differenzia sostanziale fra Marina Silva, Dilma Roussef o Ciro Gomes: sono tutti e tre uguali.  
 
La tua precandidatura ha sostituito l'appello per il Fronte di Sinistra, oppure esso resta valido?
Ciò che accade, è che, per l'evoluzione politica soprattutto all'interno del Psol, è sempre più difficile la costruzione di questo fronte. Noi vorremmo una candidatura di Heloísa Helena con un vice del nostro partito, poiché riteniamo che il suo patrimonio politico sia molto importante e potrebbe potenziare questa lotta. Heloísa ha apparentemente deciso che non sarà candidata alla presidenza preferendo correre al Senato. Il Psol vive una crisi molto profonda, le decisioni prese nel suo congresso fissano un contenuto programmatico della campagna con cui non c'è la minima possibilità per il Pstu di coincidere.
Ma noi continuiamo con l'appello sperando nell'evoluzione politica nei prossimi mesi. Vogliamo evidenziare che, mentre resta valido l'appello per il Fronte, la precandidatura esprime anche un'altra caratteristica. Che ci sarà un'alternativa dei lavoratori alle elezioni: con un Fronte di Sinistra o attraverso una candidatura del Pstu.  
 
Heloísa Helena ha già dichiarato pubblicamente il suo appoggio a Marina Silva. Che lettura ne dai?
Questa è un'altra ragione per cui ci sentiamo sempre più distanti da un'alleanza con il Psol. Non c'è nessuna possibilità di un'alleanza che coinvolga il Pstu in una candidatura di Marina Silva, che sarà la candidatura di un settore della borghesia brasiliana mascherata. Ma, d'altro canto, quest'appoggio è l'espressione di un arretramento politico della direzione del Psol. In altri termini, sarebbe un passo tragico per un partito che si dice socialista. Dobbiamo ancora attendere gli eventi. la cosa migliore sarebbe fare il Fronte. Possiamo tranquillamente ritirare la nostra precandidatura ove sorgano le condizioni per il fronte di sinistra.  
 
Nel caso si concretizzi, quale sarà il profilo della candidatura del Pstu?
Il nostro programma esprimerà le lotte dei lavoratori nei sindacati e nei movimenti popolari e le rivendicazioni degli studenti. Ma, a partire da ciò, bisogna ancora avanzare in due questioni fondamentali. In primo luogo, fare un collegamento di queste lotte con la struttura di fondo della società capitalista e nella ricerca di una società diversa, una società socialista. Dunque, il programma deve essere anticapitalista, deve puntare sulla necessità non solo della nazionalizzazione in generale del sistema finanziario e delle grandi imprese che sono state privatizzate, ma anche sulla questione della proprietà privata, che costituisce la base del sistema capitalista ed è il meccanismo fondamentale per la concentrazione della ricchezza prodotta dal popolo nelle mani di pochi banchieri ed imprenditori.
Bisogna puntare, dunque, sulla rottura col capitalismo e la dominazione dell'imperialismo che, da un punto di vista politico, viene esercitata attraverso gli organismi multilaterali ed i monopoli economici. Il programma deve anche mettere in questione i meccanismi che consentono la perpetuazione di questo sistema. Non saranno le elezioni a cambiare la vita dei lavoratori, bensì le loro lotte e la loro organizzazione. Allora, la nostra candidatura esprimerà le lotte, denuncerà il regime di governo e proporrà una soluzione socialista.  
 
La borghesia e il governo dicono che non è possibile realizzare cambiamenti profondi come, ad esempio, aumentare significativamente i salari. Le impresse dicono che ciò significherebbe pregiudicare la loro competitività, poiché il governo non ha soldi. Com'è possibile migliorare la vita dei lavoratori?
Voglio fare un esempio. Il governo ha scoperto giacimenti che aumentano di molto le riserve di petrolio del paese. Al tempo stesso, il prezzo del petrolio di recente è caduto parecchio. Tuttavia, la Petrobras non ha diminuito il prezzo della benzina e del gas. Una caduta del prezzo della benzina avrebbe potuto ridurre di molto il costo dei trasporti pubblici. Tutto ciò avrebbe favorito la popolazione. Sappiamo che il prezzo della benzina costituisce un indice per il prezzo di molte altre cose. Riso, lattuga, fagioli, tutto è trasportato da camion in questo paese. Ma non è stato diminuito il prezzo della benzina o del gas. Ciò perché la logica di Petrobras, nonostante sia statale, è una logica capitalistica. Lo stesso capita con tutte le imprese. I capitalisti dicono che, con la crisi, non è possibile mantenere i posti di lavoro. Vogliamo discutere esattamente questo. Se abolissimo la proprietà privata e utilizzassimo la capacità delle grandi industrie per produrre in funzione delle necessità del popolo e non in funzione delle necessità del profitto, potremmo garantire la produzione dei beni di consumo necessari alla popolazione brasiliana, assicurare salari e condizioni di vita molto migliori ai dipendenti di queste imprese, così come forti miglioramenti per il paese e la grande maggioranza della popolazione.
La produzione è organizzata in funzione del profitto e chi beneficia della ricchezza è il proprietario della fabbrica, o della miniera o della banca. Dunque, è questa la discussione che vogliamo affrontare. Questa società non è frutto della natura né dell'azione divina. È stata costruita dall'umanità e gli uomini possono cambiarla. Possiamo costruire una società diversa.
 
(1) Corrente che poi diede vita al Pstu.
(2) Partido dos Trabalhadores (Partito dei Lavoratori), il partito di Lula.
(3) Central Única dos Trabalhadores, il più grande sindacato brasiliano.
(4) Vescovo brasiliano che ha attuato un durissimo sciopero della fame per protestare contro la deviazione del corso del fiume, con tanto di deforestazione amazzonica, a difesa degli interessi delle popolazioni locali.  
Pensiamo che la sinistra comunista brasiliana abbia l'obbligo di presentare una candidatura che sia l'espressione della lotta dei lavoratori nelle fabbriche, nelle scuole, nei quartieri. E crediamo che la miglior forma di farlo sia attraverso l'unità dei tre partiti socialisti brasiliani collocati nel campo dell'opposizione dl governo Lula: il Psol, il Pstu e il Pcb.

 
 

Newsletter

Compila questo modulo per ricevere la newsletter del Pdac

Questa domanda è un test per verificare che tu sia un visitatore umano e per impedire inserimenti di spam automatici.

Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale

NEWS Progetto Comunista n 90

NEWS Trotskismo Oggi n15

troskismo_15

Ultimi Video

tv del pdac

Menu principale