Partito di Alternativa Comunista

I sindacati francesi a sostegno della Resistenza ucraina

I sindacati francesi a sostegno della Resistenza ucraina

 

 

 

La Rete Sindacale Internazionale di Solidarietà e di Lotta (Rsisl) ha organizzato una serie di iniziative in vari Paesi europei (Polonia, Francia, Portogallo, Italia, Spagna) per parlare delle condizioni delle masse lavoratrici ucraine e spiegare cosa è necessario che facciano i lavoratori europei per sostenerli attivamente. Ospite principale è stato il compagno Yuri Samoilov, un dirigente sindacale ucraino, che ha portato la sua testimonianza e la richiesta di sostegno attivo e militante per la Resistenza dei lavoratori e lavoratrici ucraine che stanno combattendo in prima linea contro l’invasore russo. Tra le varie città toccate da queste iniziative c’è stata anche la tappa italiana, con un’assemblea organizzata il 6 marzo a Milano da Adl Cobas (col sostegno del Fronte di Lotta No Austerity).
Qui pubblichiamo la traduzione del report, a cura di Florence Oppen, di un’iniziativa francese, che è stata promossa dai sindacati che stanno proclamando le grandi giornate di sciopero in Francia (Intersindacale). Un’iniziativa organizzata nel pieno delle lotte contro la «riforma» delle pensioni.
Per noi del Partito di Alternativa comunista e della Lit-Quarta Internazionale è molto importante dare voce a queste testimonianze e ribadire l’importanza per la classe lavoratrice mondiale di sostenere attivamente la classe operaia ucraina che sta combattendo sia contro l’invasore russo, sia contro le leggi anti-operaie del governo Zelensky. Solo la vittoria dei lavoratori e delle lavoratrici ucraine potrà garantire la pace e un futuro di speranza a tutto il proletariato europeo [Nota della redazione di Progetto comunista]

 

Report dalla Francia di Florence Oppen

Il 23 febbraio 2023 Resu, la Rete europea di solidarietà con l'Ucraina, ha organizzato in Francia un evento pubblico a sostegno della resistenza ucraina con un chiaro carattere di classe. Tra i relatori il compagno Yuri Samoilov, presidente del Sindacato Minerario Indipendente di Kryvyi Rih, nel sud-est dell'Ucraina, che rappresenta più di duemila lavoratori, soprattutto metalmeccanici, che è stato il primo a prendere la parola.
La prima cosa che Yuri ha sottolineato è la radicale differenza tra il vivere e lavorare in Ucraina oggi e il vivere e lavorare in qualsiasi altro Paese europeo: «Ho lasciato l'Ucraina una settimana fa e da quando sono partito ho trovato tre grandi sorprese: primo, qui non c'è l'allarme aereo, secondo, c'è la luce e l'elettricità dappertutto e, terzo, quando partecipo a incontri di questo tipo in Europa non ho paura che presto scatti il coprifuoco e di dover tornare di corsa a casa. Oggi in Ucraina tutto è in bianco e nero, non ci sono sfumature di grigio».

 

Internazionalismo operaio

Nel suo discorso, il leader dei minatori ha sottolineato il coinvolgimento dei lavoratori, in particolare di quelli dell'industria, nella resistenza ucraina, poiché proviene da uno dei centri operai del Paese, Kryvyi Rih, dove vivono 250.000 lavoratori dell'industria. Dei 2.500 lavoratori del loro sindacato, 300 sono stati mobilitati al fronte e oggi partecipano alla resistenza all'invasione russa. Mentre sono al fronte, rimangono membri del sindacato che organizza il sostegno materiale e l'aiuto al fronte. Yuri ha spiegato che il governo di Zelensky ha lanciato attacchi alle condizioni di lavoro e ai diritti dei lavoratori nel bel mezzo della guerra, ma che il suo sindacato, come molti altri, si è mobilitato per impedire che questi attacchi venissero messi in pratica dai padroni.
Gli effetti dell'invasione e dell'occupazione russa dell'Ucraina hanno un chiaro carattere di classe: i lavoratori hanno dovuto emigrare, andare al fronte, subire bombardamenti, interruzioni di corrente, privazioni e soprattutto rischiare la vita; molti oligarchi russi e aziende straniere presenti oggi in Ucraina rimangono lì; diversi oligarchi ucraini vivono protetti fuori dal Paese e continuano a fare affari con la Russia nel bel mezzo della guerra.
Infine, nel suo discorso ha insistito sull'importanza del sostegno materiale diretto ai sindacati e alla resistenza dei lavoratori, quel sostegno che è arrivato dalla Resu e dalla Rete Sindacale Internazionale di Solidarietà e Lotta: «Vi siamo molto grati per tutto l'aiuto che ci avete dato, ci avete inviato generatori che ci aiutano a combattere sui fronti di Bakhmut e Soledar, ci avete inviato sacchi a pelo che aiutano i soldati ucraini a dormire al caldo. Abbiamo membri del nostro sindacato attivi in due battaglioni dell'esercito ucraino e uno dei convogli di aiuti materiali è stato consegnato direttamente a mano a un battaglione al fronte. Per me è molto importante che questi aiuti da lavoratore a lavoratore siano diretti, che si consegnino le cose a mano senza passare attraverso degli intermediari».
All'evento è intervenuto anche Vitaliy Dudin, rappresentante del Sotsіalniy Rukh (Movimento socialista) ucraino, che ha denunciato «l'aggressione imperialista di Putin» e ha sottolineato «la necessità di continuare ad aiutare economicamente e militarmente la resistenza, così come l'importanza di cancellare il debito estero dell'Ucraina» e l'importanza di rafforzare le organizzazioni di classe in Ucraina per essere in grado, dopo la vittoria, di riconquistare i diritti sociali perduti e di realizzare una «trasformazione sociale radicale» che attui «politiche socialiste».

Jean-Pierre Pasternak, portavoce di Ucraini di Francia, un'organizzazione fondata nel 1949 dai sopravvissuti ai campi di concentramento nazisti giunti in Francia, che raggruppa gran parte della comunità ucraina del Paese, ha detto chiaramente che non può accettare «alcun tipo di pace con annessioni» e che la resistenza ucraina e i suoi alleati (la diaspora ucraina e i popoli solidali con la loro causa) «devono impartire una sconfitta categorica all'imperialismo russo, che oggi minaccia anche la Moldavia, gli Stati baltici e la Polonia».
Huayra Llanque, del collettivo femminista Resu e attivista di Attac, ha sottolineato l'importanza di rendere visibile la prospettiva e il ruolo delle donne nella resistenza ucraina, citando un manifesto femminista che ha lanciato un appello internazionale alla solidarietà. Ha sottolineato come le donne abbiano affrontato aggressioni e stupri da parte dell'esercito invasore, ma che allo stesso tempo sono molto attive nella resistenza e nella difesa dei loro diritti, sia nella lotta per la realizzazione del diritto all'aborto - legale in Ucraina ma privo di risorse mediche e materiali durante la guerra - sia nel sostegno alle donne polacche che hanno lottato per i diritti riproduttivi negli ultimi anni, come molte attiviste ucraine ora in Polonia.
L'evento si è concluso con gli interventi di tre rappresentanti (Solidaires, Fsu e Cgt) dell'intersindacale francese che sostiene i sindacati ucraini e della Rsisl, che hanno illustrato le varie iniziative di aiuto materiale e i convogli internazionali a cui hanno aderito. Cybèle David della federazione Solidaires ha invitato a continuare a «sostenere la resistenza sindacale e popolare in Ucraina, nonché la popolazione bielorussa e quella russa che si oppone all'invasione» e a venire a manifestare a Parigi e in altre città.
Hanno inoltre sottolineato la necessità di organizzare la classe operaia per lottare per i propri diritti sociali e politici sia in Francia che in Ucraina, collegando le lotte e sviluppando la solidarietà internazionale.

 

Subordinazione all’imperialismo europeo e Usa

All'evento del 23, tuttavia, mancava una chiara delimitazione del governo imperialista francese, dell'imperialismo europeo dell'Ue e della Nato. Non c'è stata quindi alcuna critica alla politica di Macron in Ucraina, che continua, come gli altri governi dell'UE, a inviare col contagocce armi vecchie all'Ucraina, mentre approfitta della guerra per aumentare drammaticamente la spesa militare francese, per rafforzare il suo esercito imperialista, che sta reprimendo le proteste in Africa e in altri Paesi, e per lanciarsi in una corsa agli armamenti che avvantaggia i grandi gruppi industriali francesi (Airbus Group, Dassault Aviation, Thales, Nexter, ecc.).
Né sono stati messi in discussione i piani dell'UE per «ricostruire l'Ucraina» attraverso prestiti pesanti e un indebitamento che comprometterebbe qualsiasi reale indipendenza economica una volta vinta la guerra nel tentativo di colonizzare l'Ucraina. Ecco perché in ogni visita a Kiev i leader europei sono accompagnati da grandi uomini d'affari dei loro Paesi che si contendono il bottino della ricostruzione.
Non si tratta di questioni secondarie. La capitolazione di ampi settori pro-Ucraini alla leadership atlantista e borghese è emersa chiaramente nel corteo di sabato 25 febbraio a Parigi, dove uno degli oratori è stato Alain Madelin, ex ministro del governo Chirac e figura pubblica del neoliberismo pro-Nato, insieme con Bernard Guetta, europarlamentare di Lrm, il partito di Macron.
Va notato che il nuovo bilancio militare del governo Macron per il periodo 2024-2030 sarà di 413 miliardi di euro e aumenterà la spesa per l'intelligence militare del 60%. In totale, la spesa militare per i prossimi sette anni raddoppierà rispetto al settennato precedente e porterà la spesa militare totale al 2,5% del Pil, superando il «minimo» del 2% fissato dalla Nato. Tutto questo mentre milioni di lavoratori francesi subiscono gli effetti di un'inflazione record, la fine dei vari aiuti governativi per affrontare la crisi sociale e, naturalmente, l'assalto brutale della riforma pensionistica di Macron. La grande giustificazione per la detestata riforma che ha portato milioni di persone in piazza (e che probabilmente paralizzerà il Paese il 7 marzo) è che secondo il governo il sistema pensionistico ha un deficit annuale tra i 10 e i 12 miliardi di euro. Tuttavia, la riforma delle pensioni nel bel mezzo di una guerra e di una corsa agli armamenti mette a nudo le contraddizioni e le priorità del governo di Macron, dal momento che il bilancio militare dello Stato francese nel 2022 è stato di 41 miliardi per difendere gli interessi delle grandi multinazionali francesi nelle loro aree di influenza. È chiaro che l'imperialismo francese ha risorse sufficienti per mantenere e persino abbassare l'età pensionabile, aumentare l’assegno pensionistico e i salari e sostenere con decisione la resistenza ucraina.
I lavoratori francesi potranno soddisfare le rivendicazioni immediate della classe operaia in Francia, in Europa e in Ucraina solo se metteranno radicalmente in discussione i profitti record delle loro multinazionali, la partecipazione alla Nato e il ruolo delle loro forze armate in Africa e nel resto del mondo, e se faranno dei passi in avanti nella costruzione di un movimento operaio indipendente che miri a un governo per e dei lavoratori.
Pertanto, pur continuando a dare sostegno materiale alla resistenza ucraina per la sconfitta dell'invasione russa, rafforzando in particolare la resistenza operaia e popolare, dobbiamo costituire un'ala indipendente e di classe, che si differenzi nettamente dai piani di Biden, Macron e Scholz, che non mirano all'indipendenza politica ed economica del popolo ucraino.

Dobbiamo costruire un movimento di solidarietà che unisca un numero sempre maggiore di settori operai e popolari, sviluppare iniziative di mobilitazione indipendente dei lavoratori francesi ed europei, con campagne di aiuto diretto, come hanno iniziato a fare l'intersindacale in Francia e la Rsisl.

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