Partito di Alternativa Comunista

La rivoluzione in Nepal di fronte ad un bivio

LA RIVOLUZIONE IN NEPAL DI FRONTE AD UN BIVIO:
GOVERNO DI COLLABORAZIONE DI CLASSE O GOVERNO OPERAIO E CONTADINO

di Antonino Marceca

Quello che doveva essere uno sciopero di quattro giorni (dal 6 aprile al 9 aprile), proclamato dall'opposizione contro il potere monarchico assoluto e per il ripristino della democrazia in Nepal -uno Stato dipendente disposto ai confini tra l'India e la Cina- ha trasceso le direzioni dei partiti d'opposizione assumendo i caratteri di uno sciopero a oltranza per la cacciata della monarchia. Uno sciopero sostenuto dai sindacati, da associazioni studentesche, partecipato da milioni di operai, disoccupati, contadini e giovani studenti che si sono riversati nella capitale Kathmandu e nelle principali città del Paese in un clima pre-insurrezionale, affrontando con coraggio e determinazione la brutale repressione che il re Gyanendra aveva ingiunto all'esercito e alla polizia di attuare.

Il regime è stato paralizzato, le forze di repressione non erano in grado di esercitare tutto il loro potenziale di fuoco per il malcontento tra gli ufficiali dell'esercito e la disillusione tra le forze di polizia. La catena di comando nell'esercito si è inceppata, con soldati demotivati e la polizia incapace di reagire. L'esercito e la polizia, che costituiscono il fulcro di uno stato militarizzato, nel corso della rivolta si sono ritirati a protezione del governo e del palazzo del re nella capitale Kathmandu. In queste settimane di aprile, insomma, il Nepal ha raggiunto una situazione in cui il vecchio potere non riesce più ad esercitare il suo dominio mentre il nuovo, basato sull'alleanza tra operai e contadini poveri, non ha una direzione marxista rivoluzionaria adeguata.
In questo punto critico, grazie ai consigli e alle pressioni di Usa, Gran Bretagna, Ue, India e Cina, il re Gyanendra, nel tentativo di salvare la monarchia, ha annunciato la riapertura del vecchio Parlamento, che lui stesso aveva dissolto il 22 maggio 2002, e affidato l'incarico di formare il nuovo governo a Girija Prasad Koirala, presidente del Partito del Congresso del Nepal, un vecchio arnese della borghesia liberale nepalese, sempre vicino al palazzo.
 
Il governo è sostenuto da altri sei partiti presenti in parlamento (Partito del Congresso Democratico, Partito Comunista del Nepal (m-l unito), Partito dei lavoratori e dei contadini, Sadbhavana Nepali Party, Rastriya Iana Morchia e Sanyunkta Janamorcha Nepal). Il Partito Comunista del Nepal (maoista) ha annunciato una tregua e revocato il blocco della capitale e delle principali città, dichiarando che continuerà la lotta per l'assemblea costituente e la repubblica.
 
Dopo la stretta repressiva del 1 febbraio 2005, in cui la repressione si era estesa a settori liberali, tra i sette partiti sopra menzionati e i maoisti, a novembre dello scorso anno, si pervenne a una alleanza basata su dodici punti tra cui un governo ad interim per indire le elezioni di un'assemblea costituente e, per essa, determinare il destino della monarchia. Un programma che esprime gli interessi della borghesia liberale finalizzata a ingabbiare le forti potenzialità di lotta e rivoluzionarie presenti nel paese himalayano.
 
Tra le forze staliniste presenti nel paese la maggiore responsabilità per questa subordinazione alle forze liberali e al loro programma ricade sul Partito Comunista del Nepal (m-l unito). Questo partito nelle elezioni politiche del 1999 ha raggiunto il 31,6 % dei consensi elettorali ed è maggiormente radicamento tra i lavoratori delle città. Nel corso della lotta non ha dato nessuna indicazione indipendente alla classe operaia mantenendo soltanto la richiesta, comune ai partiti liberali, di una "democrazia plurale". Una richiesta che mira semplicemente a riprendere il lento cammino della primavera del 1990 quando un forte movimento popolare, e il blocco commerciale portato avanti dall'India, costrinse la monarchia a rinunciare al potere assoluto e introdurre un sistema politico parlamentare multipartito.
 
Il Partito Comunista del Nepal (maoista) costituisce un movimento armato contadino in un Paese caratterizzato da una struttura economica prevalentemente agraria in cui predomina il latifondo e la stessa famiglia regnante è tra i più grandi latifondisti.
Sulla base della parola d'ordine "la terra a chi lavora" il PCN (maoista) ha condotto una guerriglia ("guerra del popolo") basata sulle campagne a partire dal febbraio 1996. L'oppressione, la povertà, la resistenza dei contadini alla espulsione dalle loro terre, la fame di terra dei contadini poveri ha permesso un notevole radicamento della guerriglia in vaste parti del Paese in cui si è realizzato un blocco tra "forze patriottiche, democratiche e di sinistra", comprendenti strati di piccola e media borghesia e contadini poveri, sulla base di un programma "antifeudale e antimperialista". Il partito maoista e l'organizzazione militare "esercito del popolo" sono strettamente intrecciati e diretti dal presidente del partito Pushpa Kamal Dahal (Prachanda). La linea politica, approvata nella II Conferenza Nazionale del partito, è indicata con il nome di "Cammino Prachanda", evidente segno di culto della personalità del capo. Una politica basata sulla strategia, tipica del maoismo, delle "campagne che accerchiano le città", mentre la classe operaia delle città viene relegata ad un ruolo puramente passivo e di attesa dell'esercito contadino liberatore. Questa concezione del processo rivoluzionario in caso di vittoria dell'esercito contadino porterà ad uno stato burocraticamente deformato fin dall'inizio, come successe in Cina e in Cambogia, premessa alla restaurazione capitalistica.
L'adesione del PCN (maoista) alla teoria stalinista della rivoluzione a tappe, in cui la classe operaia nei Oaesi dipendenti deve limitare i propri obiettivi alla formazione di una repubblica democratica borghese, lo porta ad adattarsi alle forze del blocco liberale e di fatto a sostenere il governo.
 
Il governo di Girija Prasad Koirala non risolverà nessuno dei problemi che interessano la classe operaia e i contadini poveri del Paese: la borghesia nepalese è troppo debole per risolvere persino le questioni democratiche. Sotto la sua direzione l'assemblea costituente sarà svuotata di quei contenuti immediati che interessano le masse oppresse, masse che hanno pagato con il sangue la lotta per le libertà democratiche.
Il sostegno accordato al governo da parte delle forze staliniste, non solo permette alla aristocrazia e alla borghesia di sopravvivere ma ingabbia le forze rivoluzionarie: la classe operaia e i contadini poveri.
Per questo noi pensiamo che il proletariato nepalese e i contadini poveri non debbano accordare nessuna fiducia al governo di collaborazione di classe di Girija Prasad Koirala. Solo il loro armamento, la costituzione di Consigli (soviet) degli operai, dei contadini e dei soldati, la lotta per un governo operaio e contadino sono la migliore garanzia contro la monarchia, il governo borghese e l'imperialismo. La costituzione di un governo operaio e contadino che inizi a risolvere la questione agraria ed avvii il controllo operaio e pianificato della produzione, può rappresentare un potente fattore di sviluppo della rivoluzione in Asia, in Cina e in India, verso una Federazione Socialista dell'Asia del Sud.
 
Ancora una volta, in questa epoca di guerra e rivoluzione, rimane indispensabile l'insegnamento di Lenin e di Trotsky sulla centralità della direzione della classe operaia nella sua fase democratico borghese dei processi rivoluzionari nei Paesi dipendenti (coloniali e semicoloniali) e, con essa, l'indipendenza del Partito Comunista dai liberali. Anche se in Nepal la classe operaia è una minoranza della popolazione solo la sua direzione, la sua egemonia, può garantire uno sbocco socialista al processo rivoluzionario. Una prospettiva di rivoluzione permanente che, ne siamo certi, investirà le grandi masse asiatiche.

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