Partito di Alternativa Comunista

DIFENDERE LA DONNA, ABBATTERE IL CAPITALISMO

 

volantino del PdAC per la manifestazione delle donne del 24 novembre

 

Negli ultimi tempi la cronaca si è occupata di episodi di inaudita violenza contro le donne che rappresentano solo la punta dell'iceberg di un problema ben più ampio.

GAY PRIDE 2007

 UNIFICHIAMO LE LOTTE

CONTRO TUTTE LE OPPRESSIONI E LE DISCRIMINAZIONI

DI GAY, LESBICHE, TRANS, DONNE, IMMIGRATI, LAVORATORI

 

Oggi manifestiamo nella stessa piazza che il 12 maggio ha ospitato il Family day. Lì si è materializzata l'offensiva politica e ideologica delle gerarchie vaticane, già scatenata con il boicottaggio del referendum sulla legge 40, con la messa in discussione quotidiana della legge 194 e con i diktat ai politici sulla timida legge dei Dico.

Basta violenza contro le donne!

 

Susanna Sedusi

 

Le pagine di cronaca di quotidiani, giornali radio e telegiornali degli ultimi mesi hanno avuto come argomento costante eventi di inaudita violenza contro le donne. Stupri e omicidi i cui autori sono stati facilmente individuati dopo indagini durate qualche settimana. Episodi di estrema gravità che rappresentano la punta di un iceberg: la quotidiana violenza contro le donne.

 

Definita ginocidio dal movimento femminista degli anni '70 e da un recente saggio (D. Danna Genocidio. La violenza contro le donne nell'era globale, Ed. Eleuthera, 2007) di cui consiglio la lettura, la violenza contro le donne è stata anche oggetto di un'indagine effettuata dall'Istat e finanziata dal Ministero per i diritti e le Pari Opportunità nel 2006. La ricerca si è basata su interviste telefoniche ad un campione di 25 mila donne di età tra i 17 e i 70 anni residenti in tutto il territorio nazionale effettuate da gennaio ad ottobre del 2006. I risultati dell'indagine sono eclatanti, essi mostrano attraverso numeri e percentuali una condizione femminile di sopraffazione e paura.

 

I risultati delle ricerche

 

Ecco alcuni dati: sono stimate in 6 milioni 743 mila le donne fra i 17 e i 70 anni che hanno subito violenza fisica o sessuale nel corso della vita (il 31,9% della classe di età considerata); negli ultimi 12 mesi il numero delle donne vittime di violenza ammonta a 1 milione 150 mila (5,4%); nel 96% dei casi le violenze non sono denunciate; i partner sono responsabili della maggioranza degli stupri; le violenze domestiche sono in maggioranza gravi; negli ultimi 12 mesi il 2,4% delle donne ha subito violenza in famiglia; solo il 18,2% delle donne che hanno subito violenza fisica o sessuale in famiglia considera la violenza subita un reato. La violenza fisica e sessuale è spesso associata alla violenza psicologica.

 

Alcune considerazioni

 

È innegabile che le donne nella nostra società contemporanea, in regime capitalista, siano oppresse e deboli, ragione che le espone ad atti di violenza gratuita. Il loro ingresso massiccio nel mondo del lavoro negli anni '70 portò con sé l'illusione che l'emancipazione delle donne potesse passare attraverso l'acquisizione di un'autonomia economica, attraverso l'apertura alla società e al superamento dell'isolamento dentro l'ambito familiare, attraverso la partecipazione alle lotte sindacali e politiche. Fu un'illusione perchè molte donne, pur prendendo coscienza di sé come individui portatori di diritti, come persone in grado di decidere per sé senza tutele, si ritrovarono a subire ingiustizie e sopraffazioni anche nel mondo del lavoro. Inoltre, come ognuna sa bene, finirono per subire un supersfruttamento dovuto al fatto di vedere raddoppiato il proprio carico di lavoro (la collaborazione dei partner maschili al lavoro domestico è purtroppo ancora una rarità).

 

L'ambito familiare

 

Ma è in famiglia che la violenza contro le donne si esprime nelle sue forme più violente. Il carattere nucleare della famiglia attuale, la forma "privata" che assumono le relazioni tra i suoi componenti, l'insufficiente rete di solidarietà sociale attorno ad essa rendono possibile lo sviluppo di comportamenti violenti e nascosti all'esterno. I soggetti deboli, donne e minori, subiscono maltrattamenti spesso ignorati da parenti e vicini di casa in omaggio alla sacralità dell'istituzione "famiglia", nucleo fondamentale su cui la società capitalistica è costruita e che, con la complicità dell'ideologia oppressiva delle varie religioni, esercita il controllo degli individui e in particolare delle donne, della loro sessualità e del loro ruolo riproduttivo. Le violenze subite non vengono considerate reato dalle stesse donne, la loro incapacità a reagire proviene direttamente dalla loro condizione di ricattabilità economica, esiste il divorzio nella legislazione borghese ma esso non viene spesso praticato per le condizioni materiali concrete in cui le donne si vengono a trovare: ancora una volta la condizione di classe determina il destino personale.

 

Un futuro di liberazione

 

La liberazione delle donne dall'oppressione e dalla violenza potrà fare passi in avanti con un miglioramento della legislazione e con le riforme sociali per le quali è necessario battersi quotidianamente; sappiamo però che le conquiste raggiunte nelle società borghesi possono, nelle fasi di riflusso delle lotte come l'attuale, essere rimesse in discussione e costringere i movimenti ad arretrare. Solo un cambiamento radicale della società, il superamento dell'attuale regime di produzione capitalista basato sullo sfruttamento della forza lavoro e sulla proprietà privata dei mezzi di produzione potrà produrre radicali trasformazioni nei rapporti tra i sessi e nelle relazioni familiari. Una effettiva uguaglianza tra uomo e donna potrà realizzarsi solamente quando l'unione matrimoniale (in senso largo) non sarà frutto di convenienze di classe o economiche ma si baserà esclusivamente sull'amore sessuale, quindi sulla libera scelta; ed essa continuerà ad essere tale se entrambi potranno contare sul fatto di potersi anche separare liberi dalla preoccupazione per la propria condizione materiale e per quella dei propri figli. Solo nella società socialista potremo realizzare una simile condizione.

Vendola e la pillola
L’ingloriosa fine della laicità pugliese
 
 
di Valeria Bianchino
 

In Puglia si sta operando l’ennesimo attacco ai diritti delle fasce sociali più deboli, in particolar modo delle donne.
Ormai due anni sono passati dalla cosiddetta “primavera pugliese”, ma al di là del clima primaverile, Vendola ed il Prc (e la sua Giunta “infausta”) di primavera di cambiamento sociale non vogliono proprio saperne, continuando a dimostrare una perfetta continuità con la politica economica e sociale della precedente giunta di centrodestra guidata da Raffaele Fitto.

Dico
La famiglia “consacrata” non si tocca
 
 
di Pia Gigli
 
Approvato dal Consiglio dei ministri l’8 febbraio scorso, il disegno di legge sui “Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi” (Di.co.) qualche giorno fa è approdato in commissione giustizia del Senato.
Il ddl sui Di.co. sta rappresentando in questi giorni il pretesto per ristabilire equilibri e rapporti di forza in tutto il quadro politico, con un ruolo pesante svolto dalle gerarchie vaticane.

UN 8 MARZO DI LOTTA
 
Basta con gli “8 marzo” istituzionalizzati e fatti di mimose, convegni sulle “Pari opportunità” (non c’è istituzione che non si prodighi a confezionare eventi sulle donne) e iniziative costruite per nascondere la realtà di un sistema che continua ad essere discriminatorio nei confronti delle donne.
Torniamo in piazza come le donne di Vicenza che nella lotta di resistenza alla ulteriore servitù militare, danno corpo all’opposizione alla guerra ed ai governi imperialisti che colpiscono popolazioni civili, in primo luogo donne e bambini.
 

di Michele Scarlino
 
Il 6 febbraio è stato approvato dal consiglio regionale pugliese un "pacchetto welfare" dal titolo "Disciplina del sistema integrato dei servizi sociali per la dignità ed il benessere delle donne e degli uomini di Puglia".
Il titolo è pomposo e promettente, degno del Vendola poeta, purtroppo il contenuto è degno del Vendola seminarista che abbiamo imparato a (ri)conoscere.
La legge da poco approvata avrebbe (il condizionale è d'obbligo) l'obiettivo di estendere il welfare esistente ad oggi in Puglia (quantificabile nei termini di uno zero spaccato) non solo ai coniugi regolarmente sposati ma anche ad altri tipi di unioni ed ai cittadini immigrati.

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