Partito di Alternativa Comunista

Stati Uniti Combattiamo Trump, non votiamo per Biden

Stati Uniti


Combattiamo Trump,


non votiamo per Biden

 

 

di Alejandro Iturbe

 

 

Stiamo entrando nella fase finale del percorso delle elezioni presidenziali nel Paese, con il repubblicano Donald Trump e il democratico Joe Biden come principali candidati. Quale deve essere la posizione dei socialisti rivoluzionari?
Numerose correnti della sinistra americana, in particolare la cosiddetta «sinistra democratica» guidata da Bernie Sanders e organizzazioni che si trovano al di fuori della struttura di questo partito, come i DSA (socialdemocratici americani) e altri, chiamano a votare per Joe Biden, presentando le elezioni come una lotta «per la difesa della democrazia» contro la minaccia ultrareazionaria e/o fascista che Trump rappresenterebbe.
Non siamo d'accordo con questa posizione o con le sue basi, e crediamo che porti i lavoratori e le masse a ricadere nella trappola borghese rappresentata dal Partito Democratico. Sostenere il candidato neoliberista del Partito Democratico non fermerà l'ascesa dell'estrema destra. Ma prima di entrare in questo dibattito, riteniamo sia necessario analizzare più approfonditamente il quadro in cui si svolgono queste elezioni.

Il «sogno americano» è morto
Il «sogno americano» era l'ideologia secondo cui gli Stati Uniti erano la «terra delle mille opportunità». Qualunque fosse l'origine sociale di una persona o di una famiglia, con il duro lavoro e una certa capacità avrebbe potuto avere successo e ascendere socialmente. In vari articoli pubblicati in questa pagina, abbiamo detto che questo sogno oggi è morto e che per milioni di abitanti di quel Paese è diventato un incubo [1]. Questa «morte» è evidenziata dalla combinazione di quattro crisi che hanno colpito i lavoratori, tutte bisognose di una soluzione urgente.
La prima è la crisi sanitaria prodotta dalla pandemia di coronavirus, in cui gli Stati Uniti (pur essendo il Paese con più risorse al mondo) hanno il triste privilegio di essere in testa alla lista mondiale di contagiati e morti. Questo impatto è stato aggravato dalla politica criminale del governo Trump, che ha messo in luce la fragilità del sistema sanitario pubblico e il chiaro carattere di classe, poiché i lavoratori e i settori oppressi sono stati i più colpiti dalla pandemia. Ora il governo e la borghesia sono in piena offensiva, propagandando l’idea di una «nuova normalità» per riprendere gli usuali livelli di sfruttamento. Biden non offre alcuna via d'uscita da questa crisi sanitaria poiché è contrario al piano di assicurazione sanitaria universale (Medicare for all), e non ha spiegato se e come saranno garantiti test, cure e vaccini per tutti i contagiati. Entrambi i partiti, democratico e repubblicano, considerano la salute un affare e non un diritto sociale della classe operaia.
La seconda è la crisi economica e sociale che ha causato decine di milioni di disoccupati, un brutale aumento della povertà, della miseria e della fame, con molte famiglie che hanno dovuto fare la fila in cucine comunitarie per accedere a un piatto di cibo. Il piano di un [eventuale, ndt] governo Biden contiene solo vaghe promesse di grandi investimenti pubblici per rinnovare le infrastrutture decadenti del Paese e passare a un'economia verde. Non garantisce il diritto al lavoro o al reddito fisso, né propone il divieto di licenziamenti e sfratti come propongono le organizzazioni socialiste.
La terza è la crisi ecologica con un record di enormi incendi, uragani e tornado. Nel 2020 c'è stato un cambiamento qualitativo dell'emergenza ecologica e della distruzione dell'ambiente: nella sola California si stima che siano già stati distrutti 800.000 ettari di foreste [2]. Nell'unico dibattito tra Trump e Biden è risultato molto chiaro che sebbene Biden rivendichi la [importanza della, ndt] «scienza», tiene conto solo di una piccola parte dei risultati delle ricerche degli scienziati, che sostengono che stiamo andando verso una distruzione sicura. Biden ha difeso apertamente il fracking e la continuazione di una politica energetica estrattivista. La sua unica «soluzione» alla crisi ambientale è una lenta transizione alle energie rinnovabili per mano delle grandi aziende e non, come richiedono gli specialisti, un cambiamento totale del modello di produzione.
La quarta è la crisi causata dalla violenza dello Stato e dalla sua natura repressiva. Soprattutto la violenza razzista della polizia contro la popolazione nera, che produce vittime in continuazione. È un riflesso estremo del razzismo istituzionalizzato nella società e nello Stato. È qui che i partiti, democratico e repubblicano, convergono nell'ignorare le esigenze fondamentali della storica ondata di mobilitazioni che ha sconvolto il Paese: quando dalle strade si è levata la richiesta di ridurre le risorse pubbliche per la polizia e per le carceri e aumentare quelle verso l'istruzione e i servizi sociali, così come la richiesta di porre fine alle tutele legali per le forze di polizia che garantiscono loro il diritto di uccidere, Biden ha risposto proponendo di aumentare lo stipendio della polizia, di assumere più polizia e di investire più risorse in formazione e «protezione». Entrambi i candidati aspirano a essere i candidati della «legge e dell'ordine».

Una crisi del regime politico
Tutto questo quadro ha generato una risposta crescente da parte del movimento di massa. Le manifestazioni più note sono state le ribellioni antirazziste in risposta a casi di omicidio e/o di feriti causati dalla polizia. Mobilitazioni che si sono diffuse in tutto il Paese e in cui si sono verificati forti scontri con le forze repressive. Il loro impatto è stato così grande che riteniamo che abbiano causato una crisi nel regime politico e aperto una nuova situazione nel paese [3]. È stato un salto a partire dagli elementi della crisi preesistente, nel quadro del costante deterioramento del tenore di vita e del crescente scetticismo delle masse verso il «sistema».
Non sono gli unici processi di lotta: dall'inizio della pandemia si è registrato un record di scontri e scioperi nel Paese, soprattutto nei settori dell'istruzione, dei servizi e del commercio. Lotte che nascono dal basso e riflettono la stanchezza dei lavoratori nei confronti della situazione attuale. «Frustrazione per i bassi salari nel settore dei servizi e debole protezione dei dipendenti ... in mezzo all'aumento dei morti per coronavirus» [...] «In questa ondata di scioperi, lo slancio arriva dalla base. I lavoratori hanno deciso che ne hanno abbastanza e sono pronti a spingere per il cambiamento», ha detto Dean Baker, un economista presso il Center for Economic and Policy Research [4].

Trump non è un fascista
In questo contesto, le elezioni rappresentano un tentativo della borghesia americana di chiudere il processo rivoluzionario e rafforzare il regime. Per svolgere questo compito, avanza due proposte distinte.
Trump e i repubblicani presentano la proposta di realizzarlo attraverso «la legge e l'ordine», la repressione istituzionale e la difesa degli agenti di polizia repressivi considerati come «eroi». Ma è necessario essere molto chiari: il governo Trump è ultrareazionario e attacca duramente i lavoratori e le masse, ma non è né fascista né ha il progetto di diventare tale.
Ciò implicherebbe un cambiamento qualitativo nel regime democratico borghese americano. Ma, attualmente, né i settori centrali della borghesia statunitense né la direzione delle forze armate sono favorevoli a un cambiamento di questa portata. La prova oggettiva e indiscutibile che Trump non è nelle condizioni e non ha il supporto sufficiente per cambiare il regime è la rottura pubblica che il Dipartimento della Difesa ha inscenato a giugno, il giorno dopo che Trump ha dichiarato la possibilità di mobilitare l'esercito per reprimere le proteste. Gli alti comandanti militari hanno costretto il segretario alla Difesa, Mark Esper, ad uscire pubblicamente il giorno successivo per assicurare il contrario e non hanno partecipato ad alcuna operazione di repressione.
In ogni caso, se il governo Trump fosse davvero fascista o avesse il progetto di trasformarsi in questo senso, potrebbe essere sconfitto solo nelle strade, con l'organizzazione e la lotta dei lavoratori e la loro autodifesa. Il fascismo non si è mai fermato attraverso le elezioni borghesi.
Siamo dunque sul classico terreno elettorale borghese e lo spettro del fascismo (o la ragione per combatterlo) serve solo a coprire la trappola elettorale dell'altro partito borghese imperialista: il Partito democratico.

Minacce al diritto di voto
Questa analisi di fondo non significa che sottovalutiamo l'aumento dei membri e dell'attività delle milizie e dei gruppi fascisti bianchi, come i Proud Boys, che attaccano apertamente le proteste dei militanti di sinistra. È una realtà preoccupante: questi gruppi non devono solo essere denunciati: devono essere combattuti essenzialmente con l'autodifesa delle lotte, le mobilitazioni e gli scioperi.
Né sottovalutiamo la minaccia di questi gruppi di andare ai seggi elettorali per «verificare la presenza di frodi». Cioè, in altre parole, per intimidire gli elettori. Chiediamo di partecipare alle mobilitazioni che vengono portate avanti per difendere il diritto di voto, in unità di azione con i democratici e la sinistra riformista.
Inoltre, dato il gran numero di votanti per corrispondenza in queste elezioni, il conteggio finale dei voti e la definizione della composizione del collegio elettorale richiederanno alcuni giorni. In questo periodo di «terra di nessuno» è molto probabile che ci saranno mobilitazioni di sostegno a Trump e anche a chi vuole rimuoverlo. Chiediamo anche di partecipare all'unità di azione alle mobilitazioni che potrebbero verificarsi se Trump e i suoi sostenitori tentassero di ignorare una vittoria elettorale per Joe Biden.

Le nostre bandiere
Chiediamo di partecipare a queste mobilitazioni in unità di azione ma non ci dissolviamo in esse. Parteciperemo con le nostre bandiere, la nostra proposta e la nostra organizzazione.
In primo luogo, denunciando la natura antidemocratica dell'attuale sistema elettorale statunitense e la sua natura restrittiva per i lavoratori e le masse, sistema difeso anche dal Partito Democratico. Ci riferiamo, ad esempio, all'esclusione di oltre 40 milioni di immigrati senza cittadinanza e dei milioni di persone che hanno avuto condanne (con un'alta percentuale di neri e latini); alla natura antidemocratica dell'elezione indiretta tramite il collegio elettorale; al fatto che i lavoratori debbano perdere ore di lavoro e salario per registrarsi e votare; o ai grandi ostacoli alla registrazione dei candidati indipendenti rispetto ai due grandi partiti borghesi.
Chiediamo la costruzione di una vera democrazia per i lavoratori e le masse popolari americane e per l'organizzazione sul posto di lavoro e nelle comunità di quartiere per combattere i numerosi attacchi che subiscono oggi. Dobbiamo fare affidamento sul fatto che «i lavoratori hanno deciso che ne hanno abbastanza e sono pronti a spingere per il cambiamento». Lungo questo percorso, chiediamo di avanzare nella prospettiva della lotta per un cambiamento fondamentale rispetto a questa società capitalista, cioè di una rivoluzione per costruire gli Stati Uniti socialisti.

Alcune considerazioni finali
Per tutti questi motivi, chiediamo di non votare per nessuno dei due candidati borghesi. Combattiamo Trump ma non votiamo per Joe Biden o per il «richiamo delle sirene» del Partito Democratico che, come tutta l'esperienza storica mostra, non ha eliminato razzismo e violenza poliziesca né risolto i gravissimi problemi che colpiscono i lavoratori e le masse. Chi si dichiara socialista non può cedere alla pressione di chiamare a votare il «male minore» che sarebbe rappresentato dal «democratico» imperialista borghese Joe Biden, per sconfiggere il «Trump fascista» imperialista borghese.
Negli Stati dove vi sono candidature indipendenti della classe operaia, come Dan Piper del Socialist Resurgence nel Connecticut; o Belden Baptiste (Noonie Man), in Louisiana, sosteniamo queste candidature.
Infine, chiediamo un voto favorevole su alcune proposte che vengono presentate parallelamente alle elezioni presidenziali e legislative. Ad esempio, in California sosteniamo l'aumento delle tasse sulle grandi proprietà commerciali per finanziare l'istruzione; sosteniamo il ripristino dell'«azione affermativa» (una legge finalizzata a correggere gli effetti di specifiche forme di discriminazione); e appoggiamo i diritti del lavoro dei lavoratori nelle società della «nuova economia» come Uber e Lyft.

Note
[1] https://litci.org/es/sueno-americano-ha-muerto/
[2] https://www.istoedinheiro.com.br/incendios-no-oeste-dos-eua-devastam-mais-de-800-000-hectares-2/
[3] https://litci.org/es/menu/mundo/norteamerica/estados-unidos/un-proceso-revolucionario-sacude-estados-unidos/
[4] https://www.smh.com.au/world/north-america/wave-of-1000-strikes-ripples-across-the-us-as-crisis-bites-20200929-p5606t.html?fbclid=IwAR18IEkXZYTySoMSe09REwoKMrokXws-tEgqdPyF7ap4yA8sHkHLDb5GUEM


[dal sito della Lit-Quarta Internazionale www.litci.org - traduzione dallo spagnolo a cura di Salvatore de Lorenzo]

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